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Il Salento del griko

di 
Piero Carlesi
7 Novembre 2013
Nella campagna pugliese di Calimera, siamo nella cosiddetta Grecìa salentina, un territorio a sud di Lecce dove permane una minoranza linguistica greca (si parla il griko) si estendono gli uliveti a perdita d'occhio. Qui, isolata, all'interno delle coltivazioni, sorge la chiesetta rurale dedicata a S. Vito. Entriamo. Al centro della chiesetta, dal pavimento si erge un masso di roccia calcarea forato. Il masso è ben precedente alla costruzione della chiesa ed è il fulcro di un rito pagano poi inglobato dal Cristanesimo. I fedeli, al suono di canti popolari e in una cornice festosa di balli devono attraversare carponi la roccia attraverso il foro. Non è facile, e occorre muovere il bacino con abilità, ma se non si riesce al primo tentativo si riprova al secondo.
 
È un rito per la rinascita e per la fertilità e si effettua ancor oggi il lunedì di Pasqua. Alcuni decenni fa era l'unica giornata di festa del paese e tutti gli abitanti si trasferivano per l'intero giorno nell'uliveto. Prima si sostava nella chiesetta dove a turno tutti, dai bambini agli anziani, attraversavano il masso, poi con l'ora di pranzo si pranzava all'aperto sui prati all'ombra delle fresche degli ulivi. Pane con le olive, pane con il pomodoro, olive, noci, salumi, dolci, uova e patate zuccherine erano il cibo della festa. Oggi alla chiesetta di S. Vito non si reca più l'intero paese, ma gli anziani e i giovani attaccati alle tradizioni. Una bella e concreta alleanza che abbiamo visto de visu con la partecipazione del novantenne calimerese Cici Cafaro con giovanissima cantante Francesca Della Monaca.
 
La Grecìa salentina affascina e sorprende non solo per questo episodio. Il Salento conosciuto prevalentemente per il suo mare, da Otranto a Gallipoli, presenta al suo interno valenze inaspettate. Come per esempio alla masseria L'Astore dove l'anziano proprietario ci accompagna, orgoglioso, nella visita del monumentale, grandioso, seicentesco frantoio ipogeo oggi collegato a una moderna cantina in cui sono alloggiate centinaia di botti a barrique per l'invecchiamento del loro vino. Qui tocchiamo con mano un altro "rito" di questa terra, a tavola; assaggiamo le frise salentine, sorta di pane biscottato molto croccante che si consuma dopo averlo immerso per qualche secondo in una bacinella d'acqua per poi cospargerlo di di pomodoro fresco, olio e sale. O ancora a Castrignano dei Greci (il toponimo la dice lunga sull'origine della popolazione...) dove si trova il curiosissimo parco delle pozzelle con un centinaio di piccole vere da pozzo da cui fino a cent'anni fa, prima dell'avvento dell'acquedotto pugliese, si prelevava l'acqua.
 
Che dire poi del fascino di Galatina, dai cento palazzi nobiliari affacciati sulla via principale, patria della festa della Tarantola? Il borgo, davvero prezioso, custodisce anche la magnifica chiesa romanica di S. Caterina d'Alessandria, ma per i golosi è da citare pure la storica pasticceria Ascalone che presenta in una vetrina dal sapore ottocentesco i dolci tradizionali del paese. Ci ha sorpreso anche il magico bosco di lecci (una varietà di quercia sempreverde) presso la masseria S. Biagio e l'arte e il buon gusto con cui molti imprenditori locali hanno saputo riconvertire antiche masserie di famiglia in splendidi resort per un turismo raffinato e colto.
 
Anche Sternatìa, al termine del nostro pur breve viaggio nella Grecìa ci ha affascinato: anche qui presso la porta Filia (da dove entravano le spose e uscivano solo i funerali) un affascinante frantoio ipogeo del Cinquecento, con le casette del centro storico che contornano strette ma linde viuzze cui si affacciano ancora tradizionali ricamatrici, un grandioso palazzo marchesale detto il Castello a dominare una larga piazza. Nei dintorni, nella masseria Chicco Rizzo ci accoglie il proprietario, Donato Carcagnì, medico convertito all'ospitalità di charme "qui era tutto in abbandono fino a 20-30 anni fa" e c'erano solo piantagioni di tabacco. Poi è arrivato il turismo e abbiamo investito bonificando e ristrutturando le vecchie strutture rurali, circondandole di uliveti. Il richiamo però alla tradizione è forte e il turista, specie straniero, lo apprezza molto, tornando anno dopo anno."
 
La scoperta di questo territorio salentino va fatta senza fretta, cercando di toccare i punti salienti dove tradizione, storia, gastronomia, civiltà rurale offrono un generoso connubio. Il progetto turistico Agrifeudi, per esempio, è una ottima opportunità per immergersi anche da protagonisti in questo mondo rurale caratterizzato dal griko, l'antica lingua, la pietra (con i cuti, le rocce che emergono dalla campagna) e la tradizione.

DORMIRE E MANGIARE
Borgoterra, dimora storica, via Chiesa 13, Martano (Le), tel. 0836 571801; www.borgoterra.com.
Masseria Appidè, Corigliano d'Otranto (Le), tel. 0836 427969; www.appide.it. Doppia da 68 euro.
Masseria Chicco Rizzo, Contrada Chicco Rizzo, Sternatìa (Le), tel. 328.6224916; www.masseriachiccorizzo.it. Doppia da 110 euro con prima colazione.
Masseria L'Astore, Località L'Astore, Cutrofiano (Le) tel. 0836.542020; www.lastoremasseria.it.
Masseria S. Angelo, Corigliano d'Otranto, tel. 0836.320575; www.masseriasantangelo.it. Masseria didattica. Alloggi in numerosi piccoli edifici rurali a schiera sparsi nella campagna. Cucina tipica del territorio salentino.
Grikò country hotel, Contrada Chicco Rizzo, Sternatia (Le), tel. 0832.821829;  www.hotelgriko.it. Doppia da 35 euro.
Agrifeudi, servizi per lo sviluppo territoriale, piazza Luigi di Savoia 19, Bari, tel. 333.1638494; www.agrifeudi.it. Programmi esclusivi che permettono al viaggiatore di vivere intensamente l'intero territorio.