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Un viaggio a piedi e in solitaria, tra eremi e boschi per scoprire la bellezza dell'Appennino

Il bello di camminare sulla Majella: in Abruzzo con un roadbook in mano

di 
Tino Mantarro
17 Luglio 2015
Poco dopo l’ultima salita inizia a piovere. Ma pazienza. Anzi, meglio. Si rinfresca l’aria e poi è acqua benedetta. Per la campagna, per la temperatura, per ravvivare i colori di queste montagne abruzzesi già pieni di colori. Verrebbe quasi da mettersi fuori e rinfrescarsi, come probabilmente facevano un tempo gli eremiti che vivevano quassù, a Sant’Onofrio, a Serramonacesca. All'eremo ci arrivi dopo una salita ripida e faticosa, sembra quasi una scalinata sospesa tra i boschi e il cielo, ed è un bel modo per finire un weekend di camminate sulla orme di Celestino V intorno alla Majella. Sant'Onofrio è isolato e remoto, come è giusto che sia un eremo. Chiuso in una piccola gola, seminascosto da un taglio nella roccia, protetto dalla vegetazione, rinfrescato da una fonte poco distante. All'interno una piccola chiesetta spoglia dove riposare nel silenzio guardando una statua del Santo Eremita che ricorda quelle barocche delle passioni spagnole e ripensare a tutto quello che si è visto e fatto in questo giorni di cammino senza guida, e pure solitario.
 
CAMMINATE AUTOGUIDATE
Già, perché questi tre giorni nel parco nazionale della Majella sono state la prova di una vacanza autoguidata organizzata da Maiella Walking. Si tratta di un cammino non difficile per sentieri non troppo battuti dove l’orientamento non è affidato alle stelle o all’osservazione dei muschi sotto i tronchi, ma a un comodo roadbook che richiede un minimo di capacità di leggere le carte e di attenzione mentre si cammina.
 

La prima sera si dorme a Guardiagrele, in provincia di Chieti, che è un bel paese di impianto medievale dove fare tappa per ammirare la chiesa di Santa Maria maggiore e fare due passi nel centro, tra le botteghe dei fabbri e un paio di pasticcerie in cui far scorta delle “sise dell monac”, una specie di bombolone ripieno di crema pasticciera tanto buono quanto energetico che potrebbe tornare utile in caso di calo di zuccheri durante cammino.
 
DA GAURDIAGRELE A PRETORO
Cammino che il primo giorno inizia a Piana delle Mele, a mille metri d’altezza, nello spiazzo dove da qualche tempo hanno costruito un parco avventura e probabilmente prima era meta delle scampagnate domenicale in cerca di fresco e carne grigliata. In realtà si poteva iniziare anche ben più in basso, a Bocca di Valle e risalire di 500 metri, tutto dipende da quanto si è allenati, che la salita non è banale. Dalla Piane delle Mele ci si addentra per un bosco fitto e ben tenuto, con qualche scoiattolo che saltella tra i rami, e una traccia facile da seguire perché alla fine qualche cartello segnavia nel parco c’è. E poi il roadbook segue passo passo il percorso con dettaglio per cui perdersi dovrebbe essere una scelta deliberata più che un caso fortuito. Non solo, se uno fosse un camminatore tecnologico potrebbe anche disporre di una comoda traccia Gps da seguire come un segugio e allora addio strade sbagliate. Che poi, volendo vedere, anche sbagliare strade alle volte è una risorsa per chi viaggia, anche se qui proprio non pare possibile.

La discesa nel bosco è ripida e vien da pensare che al contrario sarebbe stato molto peggio. Anche perché la prima fontana (fonte Ornielli) è in basso e l’acqua per rinfrescarsi sarebbe servita più in cima. Ma poco male, non fa troppo caldo oggi e si cammina con piacere. Lo stesso piacere che si avrebbe se si fosse in grado di riconoscere gli alberi e sapergli dare un nome, cosa che invece ormai in pochi sappiamo fare ed è un vero peccato non sapere a chi devi tanta verde bellezza. Non certo all’uomo, visto che qui per chilometri cammini senza vedere case, stalle e qualsivoglia segno di presenza umana (sentiero a parte). Il che costituisce una delle sensazioni più piacevoli di una passeggiata in queste zone: essere in marcia con i propri pensieri, osservare il bosco, ascoltare i rumori tra le foglie, sentire qualche uccello (quale chissà? mannaggia all’ignoranza) che disturbato dall’intruso su due piedi fugge via.
 
A Fonte Pretoro, dopo 5 chilometri, ci si ferma per scoprire cosa c’è nel cestino da viaggio che la mattina hanno preparato in albergo. Perché già, lungo questo sentieri non ci sono rifugi e posti di ristoro. Solo fonti un tempo usate dai pastori e radure dove fermarsi al fresco. Nel cestino questa volta c’è pane casereccio (di quello grosso, dalla crosta spessa e l’interno soffice) e pecorino non troppo stagionato, e poi prosciutto crudo tagliato spesso, come deve essere il prosciutto, e frutta di stagione. L’acqua, per quella c’è la fonte. Dopo la sosta si continua a scendere senza incontrare nessuno, giusto qualche traccia di terra smossa dai cinghiali e alberi spezzati per via della neve abbondante della tarda primavera. Senza problemi di orientamento si arriva facile a Pretoro, il paese di pietra che fa arrivo per la prima tappa. Qui si può continuare a camminare addentrandosi nelle viuzze strette del paese, tra le case ammassate una sopra l’altra come si usava un tempo, perché l’unione faceva la forza e il concetto di vicinato era ben diverso da quello di oggi. Oppure ci si può sedere su una panchina e guardare verso il mare, leggendo il paesaggio delle colline abruzzesi. O girarsi dall’altro lato e guardare la Majella.
 

DA PRETORO A SERRAMONACESCA
Il secondo giorno, riposati e ben pasciuti da una colazione abbondante, si riparte verso l’abbazia romanica di San Liberatore a Majella, nel comune di Serramonacesca. Dopo un primo tratto che costeggia una provinciale trafficata più da pedoni che auto si inizia a camminare su facili sterrate in un paesaggio che cambia e si fa più agreste. Camminando tra campi fioriti l’ipotesi di perdersi non è contemplata, oramai dopo un giorno si maneggia con destrezza il road book e si prosegue senza intoppi, quasi fidandosi del proprio senso dell’orientamento. Si ha come la sensazione di essere come sospesi, tra le nuvole e la schiena di queste colline dolci che scemano verso il mare. Così la seconda giornata diventa pura evasione, disponibilità di tempo e di spazio per se stessi.

La strada per San Liberatore non è lunga, la giornata è bella e vien voglia di sdraiarsi a guardare come le nuvole si addensano sulla Majella, quasi che fossero fermate cime e non volessero guastare il momento. Alla torre di Polegra, un mozzicone di torre di avvistamento medievale ci si ferma per guardarsi intorno in cerca della prossima torre con cui comunicare. Fallita la ricerca si ridiscende in una ripida vallata attraversando un bosco fitto e umido. Il sentiero è facile e ben segnalato, sembra di camminare in un epoca diversa, con il rumore delle acque del Alento in sottofondo e un fitto tetto di rami sopra il capo. Sarà la suggestione dovuta al fatto che si sta arrivando all’abbazia di San Liberatore a Majella, o la leggerezza data dall’andare. Fatto è che prima di arrivare al cospetto delle mura bianche e imponenti dell’abbazia ci si imbatte anche in un capriolo, che ritto e fermo osserva il viandante per capire se è un potenziale pericolo o solo l’ennesimo discreto scocciatore che prosegue per la sua strada. Propende per la seconda e se ne va.
 
E dimostra di saperla lunga, perché all’abbazia è in corso un matrimonio affollato e pomposo. È il primo incontro dopo due giorni di sentieri solitari. Un poco stona con l’ambiente pacifico tutto intorno. Rossi, viola, neri: i colori degli abiti degli invitati spicca contro la pietra chiara del romanico semplice e pulito dell’abbazia. Le campane che suonano a feste, gli applausi per gli sposi mettono voglia di riprendere a camminare e salire fino a Sant’Onofrio, altre eremo tra i monti. Altra camminata gratuita che non porta a niente, perché salire e poi scendere per lo stesso irto sentiero, se non al piacere di continuare a camminare senza perdersi lungo i sentieri della Majella.
 
INFO PRATICHE
Il cammino raccontato in questo reportage si chiama Maiella Easy ed è solo uno dei cammini mappati realizzati dall'equipe di Maiella Walking. Sono percorsi in totale autonomia; vengono dati un roadbook e l’ospitalità nelle strutture del circuito in base alle tappe. Ogni giorno viene fornito anche un “sacco merenda” per il pranzo visto che lungo i sentieri non esistono strutture di ristoro. Volendo per un piccolo sovrapprezzo è possibile farsi portare gli zaini da una tappa all’altra.
Sito web di riferimento: www.maiellawalking.it