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Castelvecchio di Rocca Barbena

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Castelvecchio di Rocca Barbena (SV)
Su un panoramico sperone di roccia sorge in posizione strategica il più antico centro feudale della val Neva, insignito dal Touring Club Italiano del marchio di qualità di Bandiera Arancione. Il castello, edificato intorno al secolo XII e modificato nelle epoche successive, fu dapprima roccaforte dei Clavesana e in seguito appartenne ai Del Carretto (a Ilaria è dedicata la via del Roso). Attualmente di proprietà privata, fu nel Settecento anche fortezza militare. Su due lati del roccione castellato si raccoglie il borgo a struttura circolare, cinto da mura e attraversato da strette e tortuose vie; percorrendole si può notare la tipica architettura ligure delle case, caratterizzata dalla presenza di tetti a terrazzo con muretti di raccolta per le acque piovane, unita a elementi già montani come coperture a falda, essiccatoi e finestre decorate a intonaco bianco che sono tipici delle valli del Neva e Pennavàira. Ai margini meridionali del borgo sorge la parrocchiale dell’Assunta, ricostruita in epoca barocca, con un bel campanile cuspidato.
Nel percorso a semicerchio, che passa dalla val Neva alla valle Arroscia transitando per quella del Tànaro, presentano qualche interesse turistico: Garessio, che nel primo dei tre nuclei di cui è composto, Borgo Maggiore attraversato dall’antica via Cavour, possiede belle case tra cui alcune medievali; Ormea, borgo di antico impianto – oggi villeggiatura estiva – sviluppato ai lati di via Roma, al cui inizio è la chiesa di S. Martino (affreschi del 1397 nell’abside); il colle di Nava, ampia conca prativa nota per il miele e la coltivazione di lavanda, oltre che ottima base per passeggiate ed escursioni. Una deviazione da non tralasciare è quella che dalla statale (tra il colle di Nava e Pornassio) conduce in 3 km a Cosio di Arroscia.
Pornassio, sparso sul versante sinistro dell’alta valle Arroscia, conserva un castello di struttura cinquecentesca e la chiesa di S. Dalmazzo, con slanciato campanile romanico e facciata quattrocentesca: nella lunetta del portale, affreschi attribuiti a Giovanni Canavesio; all’interno, polittico di S. Biagio (secolo XV) e affreschi di Giorgio Guidi da Ranzo (1559).

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