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CHIESA DI SANTA MARIA IN ORGANO - visita guidata del 19 novembre 2011

Piero Mai
Venerdì, 14 Ottobre, 2016

Le origini della Chiesa di Santa Maria in Organo si perdono nel tempo e risalgono sino all'età longobarda, tra il VI ed il VII secolo d.C. Distrutta e celermente riedificata dopo il terremoto del 1117, venne nuovamente ricostruita a cavallo del '500 dai monaci benedettini a cui era stata affidata nel 1444 dal papa Eugenio IV. Divenuta una delle abbazie più ricche della città ERA AFFACCIATA SU UN CANALE LATERALE DEL FIUME ADIGE (che corrisponde all'odierna via Interrato dell'Acqua Morta) che dopo una disastrosa piena venne chiuso negli ultimi decenni dell'ottocento, decretando purtroppo la fine di alcuni degli angoli più caratteristici della vecchia veronetta. La maestosa facciata è incompiuta e si presenta con uno stile composito, divisa in due parti nettamente distinte. La parte inferiore in marmo bianco (opera del famoso architetto veronese Michele Sanmicheli) è rinascimentale e più recente, con tre imponenti arcate separate da paraste e semicolonne corinzie; la parte superiore è gotico-romanica e mantiene l'originario rivestimento che alternava filari di mattoni in cotto e tufo, terminante nel sottotetto con una delicata decorazione ad archetti pensili. Rinascimentali sono anche le forme del cinquecentesco campanile, presente sul fianco destro della chiesa, che esce dagli schemi tipici veronesi: ordini sovrapposti di finestre bifore, cieche nei livelli inferiori e aperte nella cella campanaria, sormontati da una balaustra che circonda un tamburo ottagonale su cui si erge una slanciata cupola.

L'interno a tre navate ha la forma di una croce latina, con presbiterio e transetto (navata trasversale) leggermente rialzati rispetto alla chiesa plebana. Sin dal primo sguardo il visitatore percepisce d'essere entrato in un tempio importante, che conserva una ricchissima decorazione pittorica: affreschi di Francesco Caroto e Nicolò Giolfino sui frontoni della navata centrale; pale di Antonio Balestra, Paolo Farinati, Francesco Torbido e del Guercino nelle cappelle laterali; affreschi di Francesco Morone, dipinti di Domenico Brusasorci e una pala di Alessandro Turchi detto l'Orbetto nella sagrestia. Sotto il presbiterio si trova la chiesa inferiore, costruzione preromanica a tre navate con volte a crociera, colonne e capitelli del VIII secolo. Visitabile su richiesta contiene una famosa pala marmorea trecentesca attribuita a Giovanni di Rigino. Tra i gioielli conservati a Santa Maria in Organo meritano una PARTICOLARE ATTENZIONE LE INCREDIBILI TARSIE PRESENTI NEL CORO LIGNEO e sugli armadi della sagrestia. Realizzate tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo dal Frate Giovanni da Verona, raffigurano con certosina maestria paesaggi urbani (di Verona e della città ideale), allegorie, nature morte, oggetti comuni e d'uso liturgico. Superbo anche il candelabro del cero pasquale, opera in noce dello stesso autore ed alto quasi quattro metri, in cui sono intarsiati delfini, sfingi e immagini di santi. Nella chiesa è presente anche una preziosa scultura lignea policroma del XIII secolo, detta La Muletta, raffigurante un Cristo Benedicente che entra a Gerusalemme a cavallo d'una mula. Oggetto di varie leggende popolari, usciva dalla chiesa la Domenica delle Palme e in processione veniva portata lungo le vie cittadine.