Scopri il mondo Touring

Il Club di Territorio di Belluno a Conegliano

Mario Petrillo
Mercoledì, 24 Giugno, 2015

Scoprire un inaspettato De Min passando da Scarpazo. Quest’ultimo, meglio noto come Carpaccio, italianizzazione del Carpathius o Carpatio con cui si firmava, è protagonista a Palazzo Sarcinelli di Conegliano, di una mostra che ne mette in evidenza l’opera dell’ultimo periodo (dal 1515 al 1525 ca.). Considerato il più grande narratore, ‘teatralizzatore’ e vedutista ante-litteram della pittura veneziana, Vittore Carpaccio fu, infatti, uno dei protagonisti della produzione di teleri a Venezia a cavallo tra il XV e il XVI secolo, divenendo forse il miglior testimone della vita, dei costumi e dell'aspetto straordinario della Serenissima in quegli anni. Come altri grandi maestri italiani della sua generazione, dal Perugino a Luca Signorelli, e allo stesso Andrea Mantegna, dopo un periodo di fastosi successi visse una crisi poco dopo lo scoccare del XVI secolo per le difficoltà ad assimilare gli apporti rivoluzionari e moderni dei nuovi "grandi": Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Giorgione e Tiziano. Da qui parte appunto l’indagine voluta dai curatori della mostra per far luce sugli ultimi anni del pittore che, pur relegato in provincia, trovava ancora numerosi ammiratori. La mostra presenta una cinquantina di opere, capolavori di grandissima qualità e originalità. Dipinti celebri come il San Giorgio che lotta con il drago di San Giorgio Maggiore, la Pala di Pirano, il Polittico da Pozzale del Cadore, o la particolarissima Entrata del podestà Contarini a Capodistria che, nella prospettiva adottata, consente allo spettatore un insolito e realistico sguardo sulla città; opere da riscoprire come le clamorose Portelle d’organo dal Duomo di Capodistria o il bellissimo Trittico di Santa Fosca ricomposto per la prima volta dopo cinquant’anni, perché smembrato fra Zagabria, Venezia e Bergamo; e ancora dipinti da scoprire, di fatto mai visti, come la novità assoluta del Padre eterno tra i cherubini giunto da Sirtori in provincia di Lecco. Quello che caratterizza lo skyline di Conegliano, forse ancor più della torre del castello, è Villa Gera – Sinopoli. L’edificio, voluto nel 1827 da Bartolomeo Gera, membro dell'omonima nobile famiglia, e progettata dall'architetto Giuseppe Jappelli (fra i suoi lavori più noti, quello del Caffè Pedrocchi di Padova), ha modificato fortemente lo sguardo sul colle, divenendo uno degli edifici più caratteristici di Conegliano. Infatti, ergendosi sulla parte alta del colle di Giano, oltre a dominare tutta la città e la pianura coneglianese, si frappone tra il Castello e la parte alta del centro storico, dove sorge il Convento di San Francesco. Visitarla non è facile ma il gruppo Touring guidato dal console TCI Eldo Candeago, ha avuto il privilegio di una visita al giardino ed al  camminamento sulle mura medioevali, agli esterni in stile neoclassico, con l'imponente facciata caratterizzata da un ampio portico con dieci colonne ioniche che sostengono il grande frontone con in rilievo il gruppo scultoreo L'architettura accoglie le arti sorelle, opera dello scultore canoviano Marco Casagrande. Bellissimo il paesaggio che si gode dal pronao ma di certo ciò che più desta meraviglia nel visitatore sono senz’altro gli interni affrescati nel 1837 dal bellunese Giovanni De Min. Sia le pareti che il soffitto del grande salone sono interessati da episodi della vita di Giulio Cesare, sui quali spicca la grande pittura del soffitto, in sequenze quasi fosse un film ante litteram, sul soggetto Vittoria di Cesare sugli Elvezi. E’ forse il miglior De Min.