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Tra le colline dell'Umbria

Sabato, 5 Giugno, 2010

L’Umbria è la terra verde per antonomasia, con le sue cittadine antiche immerse nelle colline. Viaggiando, dall’autostrada o dalle strade provinciali si distinguono nettamente i nuclei di Assisi (di cui si nota la Basilica Superiore di S. Francesco), Santa Maria degli Angeli (località sotto Assisi che prende il nome dall’omonima chiesa, sulla cui cima c’è una splendida Madonna dorata), Spello (caratteristica per il suo colore rosa) e Orvieto (di cui svetta il Duomo dall’alto della rupe di tufo).

Perugia è dislocata su più livelli, il nucleo antico che costituisce il centro della città si trova nella parte alta della collina. Per salirci ci sono diverse scale mobili dislocate all’imbocco dei maggiori parcheggi, una di queste percorre l’interno della Rocca Paolina (spesso adibita ad esposizioni di vario genere). Tutta la città è dominata dai resti etruschi (l’Arco, il pozzo) e medievali, le strade sono fatte di vicoli infiniti che salgono e scendono e in cui è facile perdersi. Bellissimi gli interni del Palazzo dei Priori (con i suoi soffitti tutti decorati) e la Fontana. Perugia è una città un po’ “fighetta”, la gente nel Corso Vannucci (la via del centro dominata dai negozi delle grandi firme e dai bar con i tavolini all’aperto) è rigorosamente vestita di tendenza, turisti o no che siano. Per vedere persone normali bisogna spostarsi nella zona universitaria o verso S. Francesco al Prato.

Assisi è uno dei posti più turistici e graziosi della regione: tutto sembra essersi fermato al Medioevo, dalle finestre delle case lungo i vicoli pendono bandiere con i simboli dei vari quartieri, i negozi vendono souvenir e le strade sono popolate da folle di persone arrivate da ogni parte del mondo. Importantissime le Basiliche di S. Francesco, quella superiore famosa nel mondo e quella inferiore ricca di arte e religiosità, con le spoglie del Santo conservate all’interno.

A Gualdo Tadino non ci si arriva per caso e, a volte, si fa fatica ad arrivarci anche quando lo si desidera: lì non ci sono turisti, la stazione ferroviaria è in mezzo al nulla, non ci passa anima viva, solo qualche minibus a orari precisi che fa il giro della zona e raccoglie gente che si conosce tutta e si dà del tu, indipendentemente dall’età. Visto dal basso, Gualdo Tadino è un ammasso di case, una attaccata all’altra, arrampicate sulla roccia; dall’interno invece è un insieme di salite e discese (a volte con gradini interminabili). Moltissimi sono i cantieri aperti: ci sono lavori in corso ovunque, non saprei dire se si sta continuando la ricostruzione dei danni terremoto del ’97 o se è ordinaria manutenzione di edifici antichissimi che cominciano a sentire il peso del tempo. A Gualdo Tadino c’è il Museo dell’Emigrazione che nei giorni scorsi ha premiato i vincitori di un concorso di video sul tema dell’emigrazione per ragazzi delle scuole. Per l’occasione sono intervenuti personaggi famosi della politica, del giornalismo, della tv e del cinema. Personalmente sono rimasta colpita dalle considerazioni del regista Roberto Faenza (che di solito non mi piace per niente, ma che invece ho saputo si tratta di un bravo professionista, impegnato anche ad insegnare all’università) sul fatto che il cinema hollywoodiano non è capace di raccontare il nostro mondo e quindi se ne inventa degli altri, mentre gli europei sono più bravi a rappresentare la realtà. Nel corso della mattinata sono stati proiettati i video dei vincitori: alcuni erano interviste a persone emigrate e poi tornate a casa, altri erano racconti di personaggi diventati famosi, altri ancora sembravano dei film; alcuni erano banali, fatti artigianalmente, mentre per altri si vedeva l’uso di tecnica e professionisti del mestiere. Bellissimo il video di una scuola di Firenze che ha raccontato il dramma di Marcinelle, mettendo in scena un mini-film interpretato dai ragazzi stessi, seguito dalla testimonianza di un sopravvissuto. Particolare anche quello fatto da dei ragazzini – mi pare piemontesi – travestiti in costumi del primo ‘900 che recitavano il ruolo degli emigranti.

Ma Gualdo Tadino, per me, è anche altro che non so se racconterò, comunque, il foglietto lasciato in stazione (se qualcuno passasse di là o se qualcuno l’ha trovato) l’ho scritto io.

Foligno è uno dei pochi centri dell’Umbria che si trova in pianura, è meno caratteristica delle altre cittadine: più moderna, dinamica, trafficata.

Spoleto è il cuore pulsante dell’Umbria, piena di turisti attratti dalla bellezza del suo Duomo, da una delle rocche di Albornoz (che, in tempi recenti, è stata un carcere di massima sicurezza), dall’antico ponte acquedotto romano (i romani hanno lasciato anche un teatro, un anfiteatro, la casa della moglie dell’imperatore Vespasiano), dalle viette in salita e traboccanti di negozi e di gente di ogni tipo. E’ famosa per il Festival dei Due Mondi, ma la serate animate non mancano neanche negli altri periodi. E’ un posto bellissimo, incantato e vitale, dove storia e modernità si incontrano armoniosamente.

Chi va in Umbria non deve assolutamente perdersi lo spettacolo delle Cascate delle Marmore: il salto più alto d’Europa, immerse in un parco verdissimo, visitabili da diversi itinerari, anche a ridosso dell’acqua. Qui, però, è bene munirsi di cappellini o impermeabili, perché le goccioline dell’acqua vengono sparse ovunque e in qualsiasi punto del parco ci si trovi (quello migliore per ammirare lo spettacolo è il balcone di Byron, nel prato sottostante) ci si bagna completamente e in alcuni punti sembra proprio che piova!

La cascata si trova vicina alla città industriale di Terni: moderna, attraversata dal fiume Nera, piena di negozi e di gente.

Orvieto è un altro mondo: il tempo si è fermato sulla città edificata su una rupe di tufo, a cui si arriva con ascensori o con la funicolare. Tutte le vie sono di sampietrini, le case in tufo come la roccia. Di giorno è popolata di turisti che arrivano per ammirare il maestoso Duomo la cui facciata è famosa nel mondo; ma di sera (in concomitanza con la chiusura degli impianti di salita e discesa) la città si svuota e resta il silenzio per le vie lunghe e antiche. Da visitare, per chi non soffre di claustrofobia, anche il pozzo di San Patrizio (248 scalini per 62 metri di profondità) che serviva a garantire acqua alla città nei lunghi periodi assedio, e il percorso sotterraneo in cui si vedono i resti del nucleo antico. Di Orvieto e del suo incanto Medievale mi sono innamorata: è un posto unico, un gioiello troppo prezioso per ammirarlo di sfuggita in una giornata (anche se la città non è grande, la si domina dall’alto della Torre del Moro). I negozi, le strade e le case hanno mantenuto la loro conformazione antica, eppure la vita vibra forte dai locali, dai punti di ritrovo, dalle persone che si muovono dall’alba al tramonto. Mi sono anche persa per un ragazzo molto carino che suonava ieri sera insieme ad altri due a La Tana del Lupo (ristorante e bed and breakfast), non so dire se lo strumento che suonava così bene fosse una chitarra elettrica o un basso!

 

Ci sono delle cose, però, che chi va in Umbria deve sapere:

1)      Mai fare affidamento sui treni locali: i ritardi sono la regola, a volte minimi, altre volte purtroppo no; inoltre le stazioni non sono affatto vicine al centro dei paesi in quanto i treni viaggiano in pianura, mentre le cittadine sono tutte in collina e non sempre sono disponibili taxi o autobus di collegamento.

2)      Tutto quello che volete visitare è a pagamento: salite sulle torri, discese nei pozzi, cappelle dentro le chiese principali, musei, il parco delle cascate, rocche albornoziane, resti di teatri romani, toilette… i prezzi vanno dalle 3 alle 6 €.

3)      La maggior parte delle cittadine dell’Umbria si trova sparsa sulle colline e quindi tira sempre un vento molto forte. Le strade, poi, sono medievali, fatte di vicoli, arcate, case a ridosso l’una dell’altra e spesso è tutto molto buio e freddo perché il sole entra raramente.