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Le acque limpide di Scillato e i suggestivi serbatoi di San Ciro a Palermo

Guido Fiorito
Mercoledì, 30 Novembre, 2016

 

Le acque limpide di Scillato nello scrigno di un capolavoro dell'ingegneria. Un gruppo della sezione palermitana del Touring Club Italia, guidato dal responsabile Fabio Rocca,  ha effettuato il 30 novembre una visita guidata ai serbatoi di San Ciro dell'Amap. Superata l'omonima chiesa sconsacrata, infilato un cancello celeste, si raggiunge l'edificio che contiene uno dei serbatoi attraverso una strada ripida in un paesaggio suggestivo, tra i pini marittimi e la sovrastante roccia della montagna. Michelangelo Gullo e Oreste Consoli dell'Amap hanno aperto i cancelli alla delegazione del Tci e  illustrato ai visitatori la storia di questo affascinante acquedotto, il primo costruito a Palermo alla fine dell'Ottocento. 

L'idea di portare le acque salubri di Scillato e di distribuirle ai cittadini  nacque dopo l'epidemia di colera che colpì la città nel 1884-85. La costruzione fu affidata nel 1893 ai fratelli piemontesi Biglia e ad Alessandro Vanni che la realizzarono in tempi ristretti, pur dovendo superare problemi non facili.  L'acquedotto è lungo circa 70 chilometri e l'acqua arriva per caduta sfruttando la pendenza. L'acqua giunge in località San Ciro, sotto il monte Grifone, in due serbatoi capaci  di contenere 35.000 litri. La visita ha mostrato la suggestiva bellezza architettonica dei serbatoi con botte a volte sostenute da archi e pilastri. Questo acquedotto ha soddisfatto i bisogni di Palermo fino al primo Dopoguerra, distribuendo nelle case l'acqua di Scillato "proveniente dal "fresco seno delle Madonie".

Oggi il serbatoio alto continua ad essere adoperato anche se vi giunge altra acqua oltre quella di Scillato. In mostra anche una barca che veniva usata per navigare nei serbatoi, in modo da poter pulire e controllare le strutture. All'uscita spettacolare vista sulla città fino al mare, anche se la zona di Maredolce, al tempo degli arabi coperta di giardini e fontane, è oggi in gran parte occupata da distese di palazzi di cemento. Restano, a testimonianza dell'antico nome numerosi pozzi che l'Amap utilizza per il fabbisogno idrico, pompando in superficie il prezioso liquido anche da oltre i cento metri di profondità.