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Successo della replica dell'itinerario armeno, tenutasi a Trieste sabato 9 aprile

Antonio Fumarola
Lunedì, 11 Aprile, 2016

Si è svolta sabato 9 aprile la replica dell“itinerario armeno”, guidato anche questa volta dalla dott.ssa Adriana Hovhannessian e a cui hanno partecipato 31 soci e amici del Touring Club Italiano, tra i quali un bimbo di soli 14 ... mesi, bravissimo e attentissimo. Averlo con noi è stata un'autentica gioia.

Il tempo nuvoloso e un po' di pioggia a tratti ci ha accompagnato lungo tutta questa passeggia, iniziata a San Giusto, davanti alla cattedrale. Qui la nostra guida ci ha raccontato del rinnovato interesse in Italia per gli Armeni, cui ha molto contribuito Antonia Arslan con il suo libro “La masseria delle allodole”. Poi abbiamo ascoltato la storia dell'arrivo dei primi Armeni a Trieste e di come la piccola comunità si sia insediata già nel 1700. All'interno della cattedrale ci siamo fermati a vedere la lapide che indica il luogo di sepoltura di un vescovo armeno, che risale alla metà del 1700. Poi ci siamo spostati verso via Tigor, dove ho mostrato ai partecipanti villa Lazarovich, l'abitazione triestina di Massimiliano d'Asburgo, che andava a Messa nella vicina chiesa armena. All'incrocio con via Giacomo Ciamician, la dott.ssa Hovhannessian ci ha raccontato la storia dello scienziato triestino, grande studioso prestato per un periodo anche alla politica, docente universitario, inventore e lungimirante studioso di energie alternative.

Da lì siamo passati a via Giustinelli dove è l'ingresso della chiesa dei padri Mechitaristi in cui purtroppo non si può entrare per ragioni di sicurezza. La facciata si vede dal basso, mentre su via Giustinelli si apre la facciata postica. Purtroppo l'assetto urbanistico della zona ha sacrificato molto la visibilità della chiesa.

La successiva tappa sempre in via Giustinelli è stata il giardino di casa Aidinyan, grazie alla disponibilità e presenza a Trieste della signora Aidinyan, ultima discendente della famiglia, che ora vive in Toscana. Così, in esclusiva per noi del Club del Territorio di Trieste del Touring Club Italiano, il cancello del giardino è stato aperto e abbiamo potuto ammirare e fermarci in un angolo assolutamente unico e incantevole del quartiere armeno della città. Siamo scesi lungo via Tigor e risaliti in via Benedetto Marcello per vedere da vicino le facciate di altre due case Aidinyan, opera dell'architetto Berlam, ora disabitate, ma che conservano intatto il fascino di un'architettura ricca di citazioni e di rimandi. Per la posizione, la bellezza delle facciate e la ricchezza dei decori, sarebbe davvero auspicabile che esse fossero oggetto di recupero e restauro.

Le successive tappe hanno toccato il Corso Italia, con sosta davanti all'ex Banco di Sicilia per leggere la lapide sul palazzo di fronte, che ricorda Giorgio Ananian, e via Muratti, dove ancora esiste il negozio di ottica Zingirian, fondato nel 1925 da Vahé Zingirian, (nato a Istanbul nel 1888) la cui vita fu segnata fin dall’infanzia dalle persecuzioni turche. E' stato con noi il dott. Roberto Zingirian, che ha testimoniato brevemente la storia della sua famiglia.

L'itinerario si è concluso nello studio dell’artista Mario Sillani Djerrahian, che ha raccontato che cosa significa per lui essere e sentirsi armeno, come vive questa sua appartenenza e come essa ha caratterizzato anche la sua produzione artistica. Ancora una volta una testimonianza personale ci ha fatto capire molto della diaspora armena.

A concludere la mattinata abbiamo brindato con vino e succo di melograno e gustato delizie armene, grazie alla generosa disponibilità e abilità della mamma della nostra guida prof.ssa Hovhannessian e della signora Federica Sillani.

Un grazie di cuore alla comunità armena triestina che attraverso i suoi rappresentanti ci ha fatto conoscere un aspetto poco noto e conosciuto di Trieste. Il racconto è stato particolarmente prezioso per tutti noi perché intessuto di ricordi, memorie famigliari, emozioni.

testo del console di Trieste Gabriella Cucchini Zanini