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Il Castello di Duino: ecco com’è andata la visita del 30 maggio

Antonio Fumarola
Giovedì, 4 Giugno, 2015

Si è svolta sabato 30 maggio in una bellissima mattinata di sole la visita al Castello di Duino, alla quale hanno partecipato quasi 60 soci e amici del Touring Club Italiano. Sono arrivati soci e amici oltre che di Trieste, da Gorizia, Cervignano, Udine, Gemona, Pordenone e Treviso. Erano presenti oltre a me, l’altra console di Trieste Maria Mirca Negrini e il Viceconsole di Pordenone Ario D’Andrea.

Avuto la possibilità di incontrare la principessa Veronique della Torre e Tasso per un cordiale saluto. Ho donato alla principessa il libro edito dal Touring Club Italiano sui 29 itinerari del Consiglio d’Europa dal titolo “Alla scoperta delle radici europee”, per sottolineare l’importanza e il ruolo della famiglia Turn und Taxis nella storia dell’Europa.

Poi la guida turistica signora Natalia Schiberna ha iniziato il percorso della visita al Castello con le vetrine del pianterreno, che ospitano documenti e fotografie della famiglia, oltre all’albero genealogico, che testimonia quanto sia antica la famiglia e come si sia imparentata attraverso i matrimoni con numerose famiglie reali d’Europa. Parte degli oggetti, documenti e fotografie delle vetrine illustra l’attività del servizio postale, che i Turn und Taxis hanno svolto in regime di monopolio per più di quattro secoli nell’Impero absurgico: servizio efficientissimo, garantito da più di 20 mila cavalli e con carrozze dipinte di giallo per poterle distinguere subito da lontano e avere la precedenza nelle stazioni di posta. Naturalmente per poter essere efficienti i Turn und Taxisis avevano stipulato accordi con i servizi postali degli altri Stati Europei per migliorare e rendere il più veloce l’attraversamento di altri paesi. Inoltre l’archivio della famiglia custodisce registri e listini dei costi, delle penali in caso di mancato o ritardato recapito della posta: documenti interessantissimi per ricostruire la storia del servizio postale attraverso tanti secoli secoli.

Salendo la scala elicoidale progettata da Andrea Palladio, siamo arrivati al primo piano nella galleria del Castello, che al momento ospita una mostra di strumenti musicali di epoca barocca. Siamo passati poi alla sala dei Cavalieri, chiamata così per i ritratti ospitati, sala, che avendo un’ottima acustica, viene utilizzata anche per concerti. Su richiesta viene affittata per banchetti e manifestazioni private. Abbiamo attraversato poi varie stanze: salotti, una stanza da letto di una giovane donna arredata come si usava nel Settecento, la ricca biblioteca, il salotto dove fu firmato l’importante documento alla fine della seconda Guerra mondiale, con il quale Trieste fu amministrata da un Governo Alleato, che rimase in carica fino al 26 ottobre 1954. Le sale sono ricche di arredi originali, dipinti, lampadari, stucchi, arazzi, carte da parati in seta e molte vetrine conservano ricordi familiari di straordinaria fattura. Vi è anche un  fortepiano del 1810 suonato da Listz. La sala da pranzo presenta una tavola apparecchiata con suppellettili di argento, cristalli e porcellana sempre appartenuti alla famiglia. Splendidi sono gli affacci da terrazze, balconi e finestre dai quali si gode un panorama unico sull’alto Adriatico: da Grado a Trieste e nella vicina Slovenia fino a Pirano. Tra gli  illustri ospiti del Castello vi fu il poeta Rainer Maria Rilke, che si ispirò a questi luoghi per le sue “Elegie duinesi”: in una vetrina sono custodite fotografie, che lo ritraggono e sue lettere autografe.  All’uscita dalla visita al castello, ci si ritrova in un cortile interno dove si erge una torre detta “romana” (70 metri sul mare).

Molto interessante e di grande effetto è stata la visita del parco: spettacolare è percorrere la stretta strada che  circonda il castello, da cui si scorgono panorami marini di grande suggestione. La vegetazione del parco è curatissima e in questa stagione è veramente un trionfo di colori e profumi. Abbiamo avuto l’occasione di poter visitare eccezionalmente anche il parco privato, utilizzato di norma esclusivamente dalla famiglia e raramente aperto al pubblico. Anche qui scorci di grande bellezza e molti nostri soci e amici del TCI si sono scatenati a scattare fotografie.

Abbiamo visitato anche il bunker, costruito nel 1943 per la Kriegsmarine tedesca a difesa della baia di Sistiana contro un eventuale sbarco alleato nell’ambito del progetto “Zona d’Operazioni Litorale Adriatico”  Adriatisches Küstenland.  Fu anche utilizzato come rifugio antiaereo. Finita la guerra gli Inglesi (1945 – 1954) lo trasformarono in un deposito di carburante. Grazie a pazienti e delicati lavori di recupero e di restauro conservativo, è stato trasformato in un suggestivo piccolo museo con cimeli d'epoca che sono esposti in una grande sala di ben 400 metri quadrati, scavata a 18 metri di profondità.

Abbiamo concluso la visita andando al …Castello più antico, arroccato su un bastione di scogli, in posizione assai impervia. Di esso rimangono le rovine che si stagliano piene di fascino, nell’azzurro intenso del mare: era stato la prima sede dei signori duinati, feudatari del patriarca di Aquileia fino ad Ugone VI (1344 – 1391) che, messosi sotto la protezione del Duca d’Austria, riuscì ad ampliare notevolmente i confini del proprio feudo fino al Quarnaro, alla Carniola, alla Stiria” (da Laura Ruaro Loseri, Guida di Trieste, ed. Lint 1985).

La guida nel congedarsi ci ha ricordato la leggenda della Dama bianca: la sfortunata e infelice moglie (originaria di Portole, bella cittadina istriana dell’alto buiese) di un signore di Duino, molto crudele, che la gettò o forse lei si lanciò (le versioni sono discordi) in mare. Nel volo la castellana volse lo sguardo al cielo, domandandogli aiuto, ma il grido fu interrotto: nel suo grande dolore rimase pietrificata. La leggenda vuole che di notte diventi un fantasma alla ricerca della stanza del castello dove dormiva il suo figlioletto; e che all’alba ritorni alla sua roccia, dove il dolore la trasforma nuovamente in pietra.

Un grazie di cuore alla socia e Volontaria per il Patrimonio Culturale del TCI Gabriella Di Landro, che ha dato un grande aiuto nell’organizzazione di questa visita.

Gabriella Cucchini

Console TCI in Trieste