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Il perché dei nostri no

Tremiti, spiagge: il punto di vista del Tci

di 
Renato Scialpi
11 Maggio 2011

“A un anno dall’incidente del Golfo del Messico è impensabile mettere a rischio altre aree marine di interesse ambientale internazionale, come le isole Tremiti, oggetto dell’interesse di compagnie petrolifere nazionali e multinazionali.” È una presa di posizione molto netta quella che emerge dalla nota congiunta sulle trivellazioni petrolifere alle isole Tremiti con la quale le associazioni ambientaliste CTS, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano, Vas-Verdi Ambiente e Società e WWF Italia hanno annunciato di aderire alle manifestazioni di protesta svoltesi lo scorso 7 maggio a Termoli, in Molise.


 


“Anche se il Ministro Prestigiacomo ha fornito tutte le rassicurazioni del caso - commentano le associazioni -, il provvedimento apre la strada all’estrazione di petrolio nel Basso Adriatico, con tutti i rischi che comporta non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico. Quanti e quali turisti sceglierebbero di passare le vacanze sulle isole Tremiti sapendo di passare l’estate in un mare costellato di trivelle?”.


 


Il turismo è un’importante leva economica per l’Adriatico e tutto il Mediterraneo in genere. E il rischio più grande è, non solo quello di danneggiare un’area marina protetta di valore inestimabile, ma anche quello di vedere drasticamente ridotti gli arrivi di turisti in tutte le zone limitrofe. Arrivi che potrebbero essere compromessi anche dal mutamento di contesto per ciò che riguarda le concessioni demaniali per le spiagge che rischiano di passare – in seguito al recente decreto Tremonti – dall’attuale situazione caotica a un quadro ancora più preoccupante.


 


“È necessario – sottolinea il presidente del Tci Franco Iseppi – che di fronte a provvedimenti di questa portata lo Stato consulti preventivamente e formalmente quelle che si usa definire “società civile” (in questo caso le Associazioni ambientaliste) per una più utile riflessione sulle conseguenze non solo economiche. Perché sono tanti in merito i temi che il Governo non ha chiarito. Primo fra tutti quello dei canoni: a fronte, infatti, di un diritto di superficie acquisito è fondamentale che questi vengano realmente fissati a prezzi di mercato e che ci sia rigore nell’effettiva riscossione, al fine di non generare squilibri o posizioni di vantaggio ingiustificate e per poterne investire gli introiti in attività di tutela e salvaguardia del territorio, ovvero a vantaggio della collettività”.


 


“Altri temi importanti – continua Iseppi - sono quelli di garantire a tutti l’accesso alle concessioni, senza “corsie preferenziali” per gli operatori già concessionari, e la revisione al rialzo delle percentuali di spiaggia libera, con adeguata gestione e minima attrezzatura perché non continuino a essere scorci di territori degradati e mortificati come è oggi in molti casi.” Senza dimenticare ill controllo ambientale: le istituzioni, a fronte di questo nuovo diritto che gli operatori potranno acquisire, dovranno essere in grado di vigilare correttamente perché non si verifichino abusi, scempi e ulteriore degrado del bene pubblico.


 


Le reazioni dei consoli e dei soci TCI pugliesi: qui.


 


Il comunicato stampa del Tci: qui.