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Teatro di Corte della Reggia di Caserta

localita

Viale Douhet 81100 Caserta

Il Teatro di Corte voluto da Re Carlo a uso esclusivo della corte si sviluppa nel lato ovest, a sinistra per chi entra, nel braccio mediano al di sotto della Cappella Palatina.
Fu il monarca infatti a variare l’originale programma di Luigi Vanvitelli, che prevedeva la realizzazione di un edificio per gli spettacoli isolato dal resto del Palazzo. Il sommo architetto, quindi, collocò il Teatro in posizione baricentrica consentendo l’ingresso centrale per la corte e nei due cortili laterali per il pubblico. La collocazione permetteva altresì un’apertura verso il Parco Reale, in modo da fondere il palcoscenico con la natura retrostante, intuizione scenografica di grande effetto suggestivo. Il Teatro fu completato nel 1768 dopo dieci anni di lavoro, completo di foyer e di fumoir, l’impianto a ferro di cavallo ricalca la modalità costruttiva di quegli anni. La corte faceva il suo ingresso accedendo direttamente al Palco Reale, sormontato da un ricco baldacchino coperto da una corona in foglia d’oro. Ai lati della platea si alternano cinque ordini di palchetti decorati con putti, festoni, maschere e trofei da Gaetano Magri, artista regnicolo pittore modesto e fine artigiano. L’impostazione architettonica è basata sulla scansione delle colonne in alabastro abbinate a pilastri di breccia rossa sormontati da capitelli dorati. Al centro della volta campeggia il dipinto di Crescenzo La Gamba, rappresentante “Apollo Pizio coronato di alloro che calpesta il pitone”. La divinità con la mano destra porge la corona di alloro, con la sinistra si poggia sull’Aura lira. L’intento celebrativo è chiaro: Apollo rappresenta Ferdinando I che schiaccia il pitone simbolo del vizio. La decorazione della volta a spicchi fu affidati allo stesso Magri alternando ai quattro elementi le nove Muse. Ai lati del palco le statue in cartapesta di Anfione, Re di Tebe che costruisce con il suono della sua magica lira le mura della città, ed Orfeo personificazione del canto. Il palcoscenico reca ancora intatte le assi originali, l’unica scenografia rimasta è una grande tela attribuita ad Antonio Joli, restaurata grazie al contributo di Tom Cruise in occasione delle riprese del film “Mission Impossible III” girato nel complesso vanvitelliano nel 2013, recante la figura di Ercole, divinità cara alla dinastia borbonica personificazione del capostipite che domina la scena immerso in una piazza immaginaria con scalone e colonnato sullo sfondo. Nel 1768 Antonio Pittarelli, cartapestaro e indoratore di corte, realizza sul Palco Reale la Corona sostenuta dalla Fama che suona la tromba. Molte le analogie col Teatro San Carlo di Napoli, basti pensare che entrambe le costruzioni sono nate per esplicita volontà di Re Carlo.
I lavori di decorazione del prezioso gioiello di corte iniziarono sotto la direzione dello stesso Luigi Vanvitelli nel 1757 e si conclusero nel 1769 in occasione delle celebrazioni del Carnevale che videro la messa in scena de “L’Olimpiade” su libretto di Pietro Metastasio con le musiche composte da Pasquale Cafaro. Nel 1772 viene inscenata un’altra opera su libretto del Metastasio “La Didone abbandonata” e per dar maggior effetto realistico all’incendio di Cartagine si aprì il grande portone di fondo per permettere al Parco Reale di diventare scenografia naturale. L’effetto realistico dell’incendio fu tale da causare panico tra gli spettatori che scapparono impauriti.


http://www.reggiadicaserta.beniculturali.it/

I Volontari del Touring Club Italiano per il Patrimonio Culturale accolgono i visitatori il venerdì, il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 13.

La prima domenica del mese i Volontari per il Patrimonio Culturale non saranno presenti all'interno della Reggia di Caserta.

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