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Favignana

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Favignana (TP)
Capoluogo delle Ègadi, è l'isola più grande, più vicina alla costa, meno selvaggia e più popolata del gruppo. Al primo impatto Favignana appare brulla e arida. In realtà offre una grande varietà di specie vegetali. Le pareti del monte S. Caterina sono coperte da macchia mediterranea e, tra le rocce, è possibile trovare capperi, timo, ruta. Interessanti le diverse varietà di fiori, in particolare le numerose specie di orchidee. La fauna comprende una grande varietà ittica; sulla costa vi nidificano inoltre i gabbiani reali. L'isola possiede numerosi edifici di rilevanza storica e architettonica, tra cui spicca il villino Florio, sorta di massiccio castelletto costruito in stile liberty nel 1876 da Giuseppe Damiani Almeyda per la famiglia proprietaria dell’isola, oggi sede del Municipio. Al centro del paese, e della sua animazione, è piazza Matrice, su un angolo della quale sorge la settecentesca Chiesa Madre: così decentrata per una clausola imposta da re Filippo III ai Pallavicino - allora proprietari di Favignana - che vietava di chiudere la prospettiva sul mare dal più alto castello di S. Giacomo (normanno e ampliato nel ’400). Ma il vero spettacolo a Favignana è costituito dalle molte cave di tufo conchigliare quaternario, quasi tutte dismesse. Tra le cale più belle, tutte con acque turchesi, la cala Rossa, scavata nel tufo e disseminata di scogli; la cala del Bue marino, nel paesaggio di tufo e di grotte di una cava abbandonata; la cala Azzurra, tra punta Marsala e punta Fanfalo, con una falce di sabbia oltre la roccia. Sul lungomare a sud-ovest è l'ex stabilimento ‘Florio delle tonnare di Favignana e Formica‘ (questo il suo nome per esteso), che alla fine dell’800 era uno dei più grandi complessi industriali d’Europa, in grado di impiegare fino a 350 operai negli impianti a terra e 150 tonnaroti nella pesca. Oggi è uno straordinario monumento di archeologia industriale e insieme un luogo di memoria e produzione di cultura. Vi si ricrea, in vasti spazi a grandi archi e altissimi soffitti, l’intero mondo della tonnara intorno a cui tutto ruotava. Il primo aspetto, o piano, è quello della pesca, al tempo in cui Favignana, assieme all’isolotto di Formica e allo scoglio Maraone, fungeva da enorme boa di virata per le rotte dei tonni che alla fine della primavera si avvicinavano alle coste per riprodursi dando inizio alla mattanza. Altro piano è quello della storia di un’industria e di imprenditoria personale dei Florio, proprietari dello stabilimento fino al 1937. A un terzo aspetto, culturale, sono dedicati specifici spazi museali ricavati nei vecchi reparti dello stabilimento: negli ex magazzini della Trizzana, una mostra permanente di fotografie d’autore documenta la campagna di mattanza del 1951; nell’ex reparto Torino, installazioni audiovideo restituiscono la memoria dei tonnaroti; nella death room (ex magazzini del carbone), scene subacquee vengono proiettate su grandi schermi di tulle. Nell’Antiquarium (ex magazzini confezionamento) è esposta l’importante collezione di archeologia delle Egadi: tra ceppi di ancore e anfore di età greco-romana e punica, spicca il rostro in bronzo rinvenuto sul luogo della battaglia finale della prima guerra punica (241 a.C.), nelle acque di Levanzo.

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