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Siena

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Siena (SI)
È una città affascinante ma difficile, suadente come le sue architetture e spigolosa come il carattere schietto della gente, imprigionata tra l’oleografia cara al turismo di massa e le sue tradizioni più profonde, a cominciare dal Palio.
Il Palio di Siena, in realtà, si esprime non soltanto nella ‘carriera’ disputata in piazza del Campo il 2 luglio e il 16 agosto di ogni anno. Il Palio permea per intero la vita dei senesi. Le diciassette contrade – diciassette rioni, diciassette popoli rigidamente divisi da confini invisibili – vivono in perenne rivalità. La contrada è una vera e propria ‘parrocchia laica’, una scuola di civismo e una perpetuatrice della tradizione, la cellula di base della società locale.
Prima ancora che per ceto, per censo o per idea politica, a Siena ci si riconosce – e si danno anche le indicazioni stradali – a seconda della contrada cui si appartiene.
Nel visitare Siena da turisti, insomma, conviene forse rinunciare a comprenderla, e accontentarsi invece di godere della ricchezza di un patrimonio storico, artistico e culturale che ha pochi paragoni al mondo.
Siena è di fondazione etrusca, e poi fu colonia romana, ma furono il medioevo e l’epopea della Via Francigena a vedere la città affermarsi tra le più importanti d’Europa. Nonostante il colpo mortale inferto dalla peste nera del 1348, questa fase di gloria si prolungò fino al 1555, l’anno fatale in cui dopo un epico assedio cadde – ultima tra le città toscane – sotto la dominazione dei Medici di Firenze.
Ancora oggi, alla base della senesità sta una sindrome dell’assedio, una sensazione della ‘città murata’, una consapevolezza della scansione tra l’urbe (cioè il centro difeso dalle mura) e la ‘campagna’ (nell’accezione senese, tutto ciò che sta al di fuori): una distinzione tra amici e nemici.
In realtà, l’eterna rivale Firenze – anche se sconfitta nel 1260 nella battaglia di Monteaperti – già nel 1269 aveva costretto Siena a rinunciare a ogni mira espansionistica e a un forte ridimensionamento politico.
Già alla fine del ’200 l’aristocrazia locale aveva dovuto cominciare a cedere il passo alla ‘gente mezzana’, cioè ai mercanti guelfi appoggiati da Firenze. A partire dal 1287, i consoli lasciarono il potere al governo dei Nove, che avrebbe retto la città fino al 1355.
Proprio sotto i Nove si ebbe l’eccezionale sviluppo delle arti che ha dato fama straordinaria a Siena. Sorsero il Palazzo Pubblico, la torre del Mangia e il palazzo Tolomei. Fu ripresa la costruzione del Duomo (interrotta però nel 1339 per il progetto troppo ambizioso del Duomo Nuovo). E in pittura si vide il fiorire di maestri e opere di livelli non più superati in seguito: Duccio di Buoninsegna dipinse la Maestà per l’altare maggiore del Duomo (1308-1311), Simone Martini affrescò nel 1315 la Maestà di Palazzo Pubblico, e tra 1338 e 1340 Ambrogio Lorenzetti dipinse l’Allegoria del buono e del cattivo Governo.
Anche se di recente è dilagata in una periferia disordinata e anonima, Siena mantiene intatto un centro storico che l’Unesco considera in blocco Patrimonio dell’Umanità.
Il centro di Siena è la più vasta area pedonale d’Europa in rapporto al numero degli abitanti.

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