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Rovigo

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Rovigo (RO)
Capoluogo del Polesine, si presenta come «città delle rose», ispirandosi alla miracolosa immagine della Beata Vergine del Soccorso che viene venerata nella chiesa della Rotonda. La carta geografica fa risaltare l'incrocio di strade e corsi d'acqua che danno un senso alla fondazione di Rovigo: nonostante preesistenze romane, se ne parla nell'anno 920, quando il vescovo di Adria ordinò la costruzione di un castello lungo uno dei tanti rami in quel dedalo di acque che era l'antico Polesine. Nel Medioevo al centro dell'abitato prende forma lo slargo che sarebbe diventato il cuore pulsante della comunità: piazza Maggiore, dedicata poi a Vittorio Emanuele II. Nei secoli successivi, nonostante molte risorse fossero destinate alla difesa idraulica del territorio, Rovigo ha saputo sviluppare una vivace realtà culturale, che aveva le sue più alte espressioni nell'attività dell'Accademia dei Concordi e del Teatro Sociale, ma anche nel collezionismo d'arte da parte delle famiglie più in vista. Sei e Settecento sono stati i secoli in cui si è formato lo straordinario patrimonio artistico, soprattutto pittorico, che fa di Rovigo una realtà sorprendente; se ne ha dimostrazione immediata visitando la Pinacoteca di palazzo Zabarella, promotrice negli ultimi anni di mostre di grande seguito. Negli ultimi secoli la città ha perso in gran parte quella componente fluviale che ancora caratterizza gli altri centri polesani. Le rimane quella gradevole atmosfera di provincia delle sue piazze. Gian Antonio Cibotto, scrittore, giornalista e uomo di teatro, ha titolato «Rovigo, città di campagna» un suo libro di impressioni cittadine in chiave d'attualità. Una definizione che è immediato condividere, vuoi per il rapido passaggio dall'uno all'altro scenario, vuoi per la tranquillità che regna sovrana non appena ci si allontana dal corso e dalle piazze.

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