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Bolzano/Bozen

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Bolzano/Bozen (BZ)
Reinhold Messner la descrive come «una montagna travestita da città; come ti sposti cambia aspetto, ti allontani e il profilo è un altro, ci torni e la scopri di nuovo diversa; parla lingue diverse; è un'attrice, proprio come la montagna, affascinante e contraddittoria, altera e comunicativa, disponibile e fredda».
Non si hanno notizie precise sull'ubicazione del nucleo più antico della città. Nel 15 a.C. nella conca alla confluenza di tre fiumi si stabilì una piccola stazione romana. Il nome Bauzanum compare nell'VIII secolo ed è probabile che nel primo medioevo sorgesse un abitato intorno alla primitiva parrocchiale del V secolo. Nell'XI secolo, quando il territorio divenne proprietà dei vescovi di Trento, il nucleo urbano si spostò lungo l'asse dell'attuale via dei Portici e dal XII-XIII secolo fu circondato da mura. Il borgo si andò arricchendo di costruzioni gotiche, come il duomo e le chiese dei Francescani e dei Domenicani; nei secoli seguenti la struttura gotica dell'abitato non subì cambiamenti significativi, tanto che è ancora riconoscibile nella centrale via dei portici, strada-mercato con case porticate strette e profonde che uniscono funzioni abitative e commerciali.
La ricchezza mercantile favoriva il mecenatismo e dunque l'abbellimento della città. Confermando la sua vocazione di ponte fra culture, Bolzano si arricchì cosi di opere di scuola giottesca, specialmente nel convento dei Domenicani, come di capolavori di arte gotica d'oltralpe: lo splendido altare di Michael Pacher per la parrocchiale di Gries, la cuspide filigranata del campanile e il pulpito in pietra arenaria realizzati dallo svevo Hans Lutz per il duomo. Nell'Ottocento la costruzione delle ferrovie e la crescente fama climatica innescarono un vero e proprio boom economico, e il piccolo centro d'aspetto medievale prese a trasformarsi velocemente rifacendosi a modelli sperimentati o in via di sperimentazione nell'Europa asburgica. La presenza di architetti civici (Stodtbaumeister) già attivi oltre Brennero portò Bolzano a partecipare della cultura urbanistica più avanzata. Si pianificarono il quartiere della stazione ferroviaria e la Neustadt, nell'angolo formato da Tàlvera e Isarco, ponendo così piazza Walther e il duomo al vero centro della città. Ambiziose espressioni della crescita economica furono gli alberghi monumentali e già all'inizio del Novecento, sedi istituzionali come il Palazzo municipale, il Museo civico e gli scenografici palazzi di via Cassa di Risparmio. Le infrastrutture turistiche si affermavano tra le più moderne d'Europa. Bolzano ebbe impianti di risalita che erano all'avanguardia nella tecnologia dei trasporti: la cremagliera elettrica del Renon (1906), la funicolare al Vìrgolo (1907), del Gùncina (1912) e la funivia di Colle (1908). Durante il fascismo e il processo d'italianizzazione forzata, la città subì una visibile rottura con la tradizione: i nuovi quartieri d'impronta razionalista, resi necessari oltre il Tàlvera dalla crescita demografica connessa all'accelerata industrializzazione, crebbero secondo le linee di sviluppo imposte da un concorso bandito nel 1929 sotto il controllo diretto del regime. Quei tempi hanno lasciato il ricordo di una profonda ferita, sanata solo col trascorrere dei decenni e il consolidarsi dell'autonomia sulla base del 'pacchetto' approvato nel 1972. Alla città rimangono perlomeno alcuni interessanti esempi d'architettura razionalista: piazza Vittoria, piazza Tribunale, il Corpo d'Armata, il lido di Bolzano, l'Eurac (ex GIL). La vocazione al 'moderno' di Bolzano è oggi rappresentata al meglio dal cubo di vetro del Museion (2008), trasparente contenitore di arte contemporanea progettato da architetti di Berlino.

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