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Accademia Carrara-Museo

localita

piazza G. Carrara 82/A 24121 Bergamo (BG)
Telefono: 035234396
Fondata nel 1795 da Giacomo Carrara, ha sede nel neoclassico palazzo dell’Accademia ed è per qualità e articolazione culturale una delle più ricche d’Italia. Comprende oltre 1500 dipinti in particolare di scuola veneta e lombarda, soprattutto dal XV al XVIII secolo, raccolte di disegni e stampe e collezioni minori (bronzetti, porcellane, medaglie, sculture). Prossima la sua riapertura dopo lunghi lavori di restauro e complessivo riallestimento. Di seguito si indicano alcuni dei molti capolavori in successione storico-cronologica. In pieno Quattrocento, la raffinata atmosfera del gotico internazionale resta viva nelle carte da tarocco miniate da Bonifacio Bembo per Filippo Maria Visconti, mentre nel Martirio di S. Lucia e in S. Apollonia di Antonio Vivarini affiorano le prime aperture umanistiche padovane. Analogamente tra i toscani si confrontano il ritratto di Lionello d’Este del Pisanello e il celebre ritratto di Giuliano de’ Medici di Sandro Botticelli. La pittura veneta è protagonista con i dipinti di Giovanni Bellini. Spiccano un’altra Madonna col Bambino di Andrea Mantegna e inoltre la Natività di Maria di Vittore Carpaccio, il S. Sebastiano attribuito ad Antonello da Messina e una Madonna col Bambino di Carlo Crivelli. Importante il nucleo di opere di scuola lombarda, in particolare I tre crocifissi di Vincenzo Foppa (1456) e, del Bergognone, Incontro di S. Ambrogio e Teodosio e Madonna del Latte. Tra le opere del Cinquecento italiano particolare significato assumono quelle di Lorenzo Lotto nel suo periodo bergamasco. Ai dipinti veneziani - Orfeo ed Euridice del giovane Tiziano, Gerolamo Venier di Tintoretto, S. Francesco stimmatizzato di El Greco - si affianca un nucleo di dipinti di Raffaello, Pinturicchio, Perugino. Tra i pittori lombardi leonardeschi spicca Giovanni Antonio Boltraffio (Madonna del Latte), tra le tavolette di scuola bresciana un Cristo e la Samaritana del Moretto; ampia e intensa la rassegna dei ritratti del pittore bergamasco Giovanni Battista Moroni. Il rinascimento europeo è rappresentato da opere di scuola tedesca (Salita al Calvario di Albrecht Dürer, 1527), francese (ritratto di Louis de Clève di Jean Clouet), fiamminga (Cristo e l’adultera di Pieter Bruegel il Vecchio, 1565). Nel Seicento italiano prevalgono gli artisti di area bergamasca e milanese (tra gli altri, Carlo Ceresa, Cerano, Morazzone, Giulio Cesare Procaccini). Speciale risalto hanno i generi della natura morta, con la serie di strumenti musicali del bergamasco Evaristo Baschenis, e - a cavallo col secolo seguente - la ritrattistica con l’occhio impietoso del bergamasco fra Galgario che si posa sui nobili della provincia. La grande maniera barocca fiamminga e olandese ha in Peter Paul Rubens (S. Domitilla) e Antonie Van Dyck (Piramo e Tisbe) i suoi ‘campioni’. Dipinti di figura (Il ridotto di Pietro Longhi) e di ritratto (Fanciulla con ventaglio del Pitocchetto) rappresentano con la paesaggistica il Settecento italiano, che culmina nei capolavori del vedutismo veneziano: Porto di mare di Luca Carlevarijs, Piazza S. Marco, Atrio di villa con scala e Il Rio dei Mendicanti di Francesco Guardi, Canal Grande del Canaletto, l’Arco di Tito di Bernardo Bellotto.
Informazioni
 Apertura: 10-19; ogni venerdì da maggio a settembre 10-24 con biglietto ridotto dalle 20

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