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S. Michele

localita

piazza S. Michele 27100 Pavia (PV)
Telefono: 038226063
Capolavoro del romanico lombardo, venne eretta tra il 1118 e il 1130 sulle fondamenta di una precedente basilica, già esistente nel VII secolo e citata da Paolo Diacono. Era la chiesa palatina, ovvero quella in cui venivano incoronati i sovrani longobardi, e vi ricevettero la corona ferrea i re che si susseguirono dalla fine del diretto dominio dei franchi all’epoca dei Comuni. Pochi anni dopo la sua ricostruzione, nel 1155, vi si fece incoronare anche Federico Barbarossa. Un’atmosfera magicamente sospesa coglie il visitatore allorché, nella piazzetta raccolta, si trova al cospetto della facciata. A differenza delle altre chiese pavesi, in cui prevale l’impiego del cotto, S. Michele è rivestita di pietra arenaria che assorbe la luce del giorno e dell’ora restituendola in toni diversi: grigi a riflettere cieli coperti, caldi nel sole pomeridiano dei giorni sereni, accesi alle lame del tramonto. La deperibilità della pietra, d’altra parte, fa sì che un velo d’appannamento, come una superficie acquosa, si frapponga oggi tra il dettaglio dei bassorilievi e lo sguardo di chi osserva. Dall’angolo sud-occidentale della piazza si coglie al meglio l’imponenza e il maestoso equilibrio di volumi: il grande tiburio e l’abside, entrambi coronati da una fascia di loggette cieche; l’espansione del transetto; il sinfonico movimento del prospetto principale. La facciata, a capanna, tripartita da fasci di lesene rilevate, è aperta da tre grandi portali strombati con angeli nelle lunette. Quello centrale è sovrastato dalla figura di S. Michele, l’arcangelo guerriero venerato dai longobardi, che reca un globo e un fior di loto mentre calpesta il drago dell’Apocalisse. È scolpito in pietra più dura e più chiara dell’arenaria, come i capitelli negli strombi dei portali. Sul portale di sinistra, S. Ennodio, vescovo di Pavia; su quello di destra, S. Eleucadio, vescovo di Ravenna. Le cordonature dei portali e le fasce orizzontali che corrono lungo la facciata costituiscono un bestiario medievale scolpito. Tre bifore, tre monofore a tutto sesto e due oculi con al centro una croce aperta si sovrappongono nella sezione mediana; una loggetta cieca con andamento saliente dà slancio verticale al prospetto. Una trentina di ‘crateri’ indicano la presenza, un tempo, di altrettanti bacini di maiolica policroma. Lungo il fianco destro della cattedrale si apre il portale meridionale, forse il più ricco, sicuramente il più leggibile anche per i restauri ottocenteschi: nell’architrave Cristo dona le chiavi a Pietro e i Vangeli a Paolo. Il transetto è concepito quasi come struttura autonoma, con una facciata e un ingresso monumentale a nord; all’interno, spettacolare volta a botte e abside entro lo spessore del muro. Nella testata esterna del transetto a sud, sono scolpite ad altorilievo una preziosa Annunciazione e una Madonna col Bambino. L’interno, ampio e solenne, è a tre navate, quella centrale con volta ribassata alla fine del XV secolo, con matronei che corrono sopra le navatelle laterali. Straordinari i capitelli scolpiti dei pilastri e della cripta. Nel presbiterio si ammira un frammento di mosaico pavimentale che raffigura i due temi, classici per l’iconografia romanica, dei mesi e del labirinto. Tra le altre opere d’arte spiccano un gruppo ligneo policromo della Natività di Baldino di Surso (1473) all’angolo del transetto; un crocifisso in lamina d’argento sbalzata nella cappella a destra del presbiterio; nel presbiterio, l’altare trecentesco in marmo scolpito; nella cripta, il monumento al beato Martino Salimbene (1491) di scuola dell’Amadeo.
Informazioni
 Apertura: lunedì 8-12, 14.30-19; martedì 8-12, 14.30-19; mercoledì 8-12, 14.30-19; giovedì 8-12, 14.30-19; venerdì 8-12, 14.30-19; sabato 8-12, 15-19; domenica 8-12, 15-20. Apertura/Chiusura annuale: sempre aperto
Condizioni di visita: ingresso gratuito

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