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VISITA ALLE FORNACI E AL CIMITERO ACATTOLICO

Fabio Rocca
Sabato, 12 Gennaio, 2019

Visita alle Antiche Fornaci Maiorana e al Cimitero Acattolico

di Bonanno Mirella

Le foto della Fornace di Fasciana Rosa

Le foto del cimitero di Leto Laura

 

Sabato 12 gennaio 2019 il Club del Territorio di Palermo, ha organizzato un'interessante visita a due pezzi di storia poco conosciuti della città: le Antiche Fornaci Maiorana e il Cimitero Acattolico.

Entrambe le realtà si trovano vicino alla borgata dell'Acquasanta, alle falde del Monte Pellegrino (il più bel promontorio del mondo, come lo definì Goethe) in via Cardinale Rampolla, le Fornaci e in via Simone Gulì, il Cimitero Acattolico.

Dopo una notte di temporali, il generoso capoluogo siciliano ha regalato una mattinata di cielo terso ai soci e ai simpatizzanti che, in folto numero, hanno partecipato alle due visite, incuranti della bassa temperatura che aveva permesso alla neve di incipriare le montagne che lo circondano.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi che si sono alternati nelle visite, rendendole, così, più fruibili.

Il mio gruppo ha iniziato con la visita alle Fornaci la cui storia è stata esaurientemente raccontata dall'attuale proprietario Salvatore Maiorana e dal figlio Fabio, dal geologo Andrea Tusa e dalla professoressa Carcasio dell’associazione AIPAI.

La storia delle Fornaci inizia nel 1945 quando il nonno dell'attuale proprietario acquista un appezzamento di terra del Feudo Barca di proprietà del principe di Belmonte e vi costruisce il complesso preindustriale.

L'impianto sorge sopra una pirriera, una cava di calcarenite dalla quale, fin dal 1700, veniva tratto il materiale da costruzione.

Dalla strada sono visibili solo i fumaioli delle due fornaci, ma l'impianto è articolato su tre livelli in cui è presente un'ampia parte ipogea.

È rimasto in funzione fino al 1968 quando sia le cambiate tecniche costruttive sia l'avanzamento della città verso quella zona ne hanno decretato la chiusura.

Sono seguiti anni di abbandono e di degrado e si deve all'attuale proprietario e a suo figlio l'opera di restauro che ci restituisce questa realtà industriale cittadina.

L'impianto produceva calce viva, un forte collante usato in edilizia fin da tempi remoti e, durante la visita, abbiamo appreso come fosse ricavata dal riscaldamento nelle fornaci della pietra calcarea.

A livello del suolo, la pietra veniva frantumata e avviata a quello sottostante, mentre dagli scarti della sua lavorazione si ricavavano tre differenti inerti.

Le due fornaci presenti al secondo livello dell'impianto Maiorana hanno quattro bocche e sono circondate da una rete di cunicoli scavati nella roccia che permettevano l’accesso a ognuna di esse che dovevano essere continuamente alimentate per mantenere la corretta temperatura. Lungo le pareti dei cunicoli sono esposti gli attrezzi che venivano impiegati dagli operai -la Fornace Maiorana ne impiegava dieci più dieci “carusi”, giovanissimi apprendisti.

Al terzo livello, la calce veniva raccolta in carrelli che circolavano su rotaie e venivano riportati in superficie tramite argani.

Attualmente gli spazi della Fornace ospitano una mostra organizzata dall'associazione AIPAI che lavora per far conoscere e valorizzare con diverse iniziative il patrimonio industriale presente in tutto il territorio nazionale.

Terminata l'interessante visita alle Antiche Fornaci Maiorana, ci siamo recati in un altrettanto interessante angolo della storia di Palermo. Il Cimitero Acattolico ci ha fatto compiere un viaggio nel tempo e ci ha fatto approdare nel 1800 quando la città, che sempre avuto nel suo DNA la multiculturalità, era un crocevia soprattutto di culture anglosassoni.

Il prospetto del cimitero, ornato da una gradevole scultura rappresentante il Genio della Salute che fa da appoggio alle insegne reali ed è fiancheggiato dall'aquila e dalla cornucopia, reca ancora la scritta Lazzaretto.

Come ci ha raccontato la nostra esperta guida, la signora Turrisi con la signora Lanzo                                del Comune di Palermo, e con l’Architetto Boscarino del Coime il cimitero inizia la sua storia nel 1628 quando, a seguito di una pestilenza, il Senato palermitano realizza un lazzaretto fuori le mura, nel Feudo Barca.

Divenne terreno di sepoltura per residenti britannici e forestieri dal 1812 al 1860 quando Garibaldi concesse, per la colonia inglese residente in città, un terreno nel nuovo camposanto di Vergine Maria. Fino al 1950 esso venne gestito dai Whitaker, famiglia di imprenditori del marsala di origine inglese quando Audrey e Euphrosyne, le ultime due rappresentanti della famiglia, lo trasferirono al Comune di Palermo.

Oggi è anche possibile conoscere l'elenco dei tumulati grazie al ritrovamento, lo scorso febbraio, di un registro recante l'ingresso delle salme in questo cimitero. Tra queste possiamo notare il nome di diversi componenti della famiglia Gardner -avi dell'attrice Ava- e dell'architetto William Harris che, nel 1823, scoprì le metope del tempio di Selinunte oggi esposte al Museo Salinas.

Lo scorso 2 novembre, in occasione della Festa dei Morti, il cimitero ha ospitato le performance di nove monologhi sulla memoria, grazie all'associazione Notte di Zucchero.

Inoltre, grazie all'impegno dell'architetto La Sita e della professoressa Scibilia, tra gli altri, è nato il progetto Ghost che ha come oggetto il recupero e la riqualificazione del Cimitero Acattolico attraverso l'uso integrato di nuove tecnologie, l'istituzione di laboratori didattici bilingue e l'attivazione di nuova occupazione nel tessuto sociale.

La visita è così terminata lasciandoci nei cuori il ricordo del nostro passato laborioso e aperto a tutte le culture e la consapevolezza di quanti professionisti e cittadini lavorino con passione per mantenerlo vivo e fruibile.