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ESCURSIONE ALL'EREMO DI SAN FELICE

Fabio Rocca
Sabato, 3 Ottobre, 2020

Fabio Rocca e Mirella Bonanno

 

La pattuglia degli irriducibili escursionisti del TCI di Palermo sabato 3 ottobre ha incontrato preso il ponte chiamato Saraceno i ragazzi dell’Associazione “Amici di San Felice” per raggiungere l’Eremo attraverso le regie trazzere che fanno parte della via francigena Palermo-Messina e viceversa.

Partiti da Palermo, suddivisi nelle proprie macchine, abbiamo raggiunto il ponte presso il quale ci attendevano i ragazzi che dovevano guidarci nell’escursione. Il ponte oggi non ha più nulla di saraceno, è rimasto un semplice ponte in muratura dove purtroppo si è creata una discarica a cielo aperto che né gli abitanti, né il Comune di Caccamo, a cui appartiene il territorio, si preoccupano di smaltire.

A parte questo spiacevole spettacolo, i ragazzi ci hanno guidato con perizia, sostenendoci nei punti più critici del percorso, mentre il vento di scirocco, ma non quello asfissiante della città, ci sferzava a volte sospingendoci nella salita, a volte rendendocela più faticosa quando ci soffiava contrario.

Una breve sosta al rifugio della forestale ci permetteva un brevissimo assaggio di noci appena raccolte ed un sorso d’acqua mentre i fotografi si dilettavano ad immortalarci. Ripreso il cammino attraverso un sentiero un po’ più difficoltoso raggiungevamo l’Eremo dove aperti gli zaini e tirate fuori le vettovaglie ci fermavamo per un meritevole ristoro. Consumate le provviste, visitato l’eremo e riempite le borracce d’acqua dalla sorgente benedetta del luogo, ci incamminavamo per raggiungere le proprie auto e rientrare in città.

A questo punto desidero lasciare spazio alle fantasiose parole di Mirella Bonanno:

IL RAMARRO

I miei occhi l’hanno cercato per tutta la durata dell’escursione.

Da quando, all’inizio del percorso, le guide ci hanno parlato della fauna presente in questa parte della riserva, ho provato una sorta di fascinazione nei suoi riguardi, un grande desiderio di incontrarlo e di restare con lui, anche se per pochi minuti, a dialogare nell’unico modo a noi possibile: in silenzio.

Mentre percorrevamo i sentieri che, con i loro tornanti, ci portavano a scalare la montagna; mentre in bilico con lo strapiombo camminavamo concentrati e in fila indiana sul suo fianco; i miei occhi e il mio cuore  cercavano i suoi vividi colori tra le foglie, sulla terra, in mezzo ai sassi: ovunque intorno a me.

Ha risposto ai miei muti richiami solamente nel tratto finale della passeggiata.

Al lato del sentiero, sotto una radice, si è infine mostrato in tutto il suo splendore, con la noncuranza propria dei regnanti: maestosamente immobile, indifferente a noi e saldo sul suo territorio nella smagliante livrea verde; la lunga coda che, con maliziosa noncuranza, disegnava sul terreno un accenno di ciao!

Come una star che si concede ai suoi ammiratori con la consapevolezza arrogante di chi ritiene di meritare l'interesse che suscita solamente per il fatto di esistere, scambiando i  casuali regali fatti dalla natura con i meriti intrinsechi al proprio personale impegno.

“A presto, maestà Ramarro Siciliano”, e non so se l’ho pensato soltanto o l’ho bisbigliato a mezza voce.

 Sono però certa che Lui mi abbia sentito!