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Le grandi famiglie bresciane e le loro dimore dal rinascimento al barocco

Francesca Poli
Martedì, 6 Febbraio, 2018

Appuntamento al 3 Marzo per la prima di un ciclo di tre conferenze a cura di Sandro Guerrini che avrà come tema le grandi famiglie bresciane e le loro dimore dal rinascimento al barocco. Tutti gli incontri si svolgeranno al Mo.Ca. - Palazzo Martinengo Colleoni in via Moretto 78 e sono fissati per le ore 17:00. L'ingresso è libero. 

Il secondo incontro è fissato per il 28 Aprile e sarà dedicato alla famiglia Martinengo di Padernello.

Il terzo è in programma per il 5 Maggio e avrà come tema gli Avogadro di Lumezzane.

Qui di seguito alcune brevi notizie sulla famiglia Gambara:

I Gambara seppero costruire la propria fortuna attraverso una politica di legami matrimoniali, di carriere ecclesiastiche di alto livello, di influenze determinanti nelle scelte di comunità e stati esterni. Già padroni, nel declinare del Medioevo, di un’enorme ricchezza feudale e del conseguente potere economico e politico che ne derivava, videro accrescere notevolmente le proprie fortune all’indomani dell’instaurazione del dominio di Venezia su Brescia. Nel 1354 l’imperatore Carlo V concesse loro in feudo una vasta porzione della pianura bresciana: Gambara, Remedello, Ostiano, Pralboino, Pavone, Verolanuova, Leno e Volongo. Altri privilegi vennero successivamente concessi da Filippo Maria Visconti, duca di Milano, nel 1422. Infine, nel 1427 la Serenissima Repubblica confermò tutti i privilegi, immunità ed esenzioni che erano stati attribuiti ai Gambara e concesse loro nuove immunità di carattere fiscale scegliendo così di mantenere con essa, come con altre famiglie nobili bresciane, un atteggiamento particolarmente “morbido” allo scopo di assicurarsi degli alleati, se non proprio fedeli, almeno ben disposti, soprattutto nei primi anni di governo su Brescia. Al tenore elevato dello stile di vita si accompagnò anche la tutt’altro che oscura frequentazione del mondo delle arti: dal pittore Lattanzio, sul quale, però, non è stata ancora gettata piena luce; a Lorenzo, poeta e intellettuale del Rinascimento bresciano, in rapporto con l’umanista bergamasco Basilio Zanchi e con molti altri; a Carlo Antonio, poeta e musicista, traduttore di Schiller e Wieland e in stretta relazione con Joseph Haydn, al quale dedicò un poema (da “Potere e nobiltà: i Gambara” di Ennio Ferraglio)