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Il ritorno della Tabula Rapinensis. Ma ora dov'è?

Elio Torlontano
Venerdì, 15 Giugno, 2018

Dove realmente sia la Tabula Rapinensis è un vero giallo.

Saperlo è di grande importanza per tentare di riavere questo importante reperto epigrafico che appartiene alla storia del Popolo Marrucino. Il dibattito che si è tenuto a Pescara il 17 maggio per iniziativa del Club di territorio nell’ambito delle iniziative del “2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale”, ha fatto emergere i molti indizi e ha fornito nuove notizie, ma è restata dubbia la localizzazione attuale della lamina bronzea marrucina del III secolo a. C., rinvenuta nella Grotta del Colle di Rapino nella prima metà dell’Ottocento.

Dall’incrocio di documenti e notizie, la lamina (“la pettorina”, come fu definita localmente all’epoca) fu portata a Berlino nel 1846 dal numismatico Julius Friedländer, dopo che Theodor Mommsen, avuta notizia del suo rinvenimento e non pago dei disegni e delle descrizioni, a dicembre del 1845 era andato di persona a Rapino dove l’aveva potuta esaminare in casa di Ignazio Di Cicco, che la conservava gelosamente. Subito lo scienziato tedesco aveva espresso l’auspicio che il reperto fosse portato “in luogo ove potesse essere veduto da ognuno e dove ognuno potesse rettificarne la lezione", così il suo amico e compagno di studi antichi raccolse il suo desiderio e fece in modo di acquisirlo al patrimonio del Museo di Berlino, non si sa se comprandola o meno, non essendoci documenti al riguardo. E accertare questo aspetto sarebbe importante per stabilire la leggitimità o meno dell’attuale detenzione, chiunque l’abbia.

Comunque, durante la Seconda Guerra Mondiale la Tabula fu custodita, insieme a molti altri tesori provenienti dai musei della città, nella fortificazione della postazione contraerea costruita nel parco berlinese di Friedrickshain. Questa circostanza è confermata dall’abbreviazione Fr., che sta appunto per Friedrickshain, che precede il numero d’inventario visibile in una delle foto d’archivio. La postazione-bunker fu incendiata pochi giorni dopo la capitolazione tedesca e sembra che l’Armata Rossa abbia trasportato a Leningrado e Mosca i materiali antichi recuperati dalle macerie di quei depositi. Successivamente molti dei materiali furono riportati a Berlino Ovest, ovvero nella parte della città che appartenne alla DDR, la Repubblica Democratica Tedesca. E in effetti un’altra foto d’archivio, in cui la Tabula appare fortemente danneggiata dal fuoco, porta un numero d’inventario preceduto dalla sigla DDR.

Ma allora com’è che molti ritengono che la Tabula sarebbe al Museo Puškin di Mosca, che ufficialmente non conferma? Forse è piuttosto nei depositi di un museo berlinese?