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Fossacesia Marina. Il mare ferma il consumo di suolo.

Torlontano Elio
Lunedì, 15 Febbraio, 2021

Dal 7 di febbraio sui social network e sul web si è manifestata vivacemente la contrarietà verso la costruzione di uno stabilimento balneare in corso sul limite della battigia della spiaggia ciottolosa di Fossacesia Marina, comune in provincia di Chieti della Costa dei Trabocchi. Subito sono partite anche varie segnalazioni all’amministrazione comunale – tra cui quella del Touring con una email del Console regionale e ad altri enti, seguite immediatamente da alcuni esposti presentati a Guardia Costiera e Finanza. Le foto e i video pubblicati non hanno lasciato dubbi: si stava costruendo dentro la fascia di rispetto imprescindibile di 5 metri dalla battigia, praticamente sulla linea dove si frange l’onda del mare.

Inevitabile l’intervento della Guardia Costiera, che ha posto sotto sequestro il cantiere, e del Comune che ha sospeso il permesso a costruire rilasciato il 10/09/2020, come si legge sul cartello del cantiere, ma aggiungendo in un comunicato stampa che concessioni e autorizzazioni erano state date in tempi in cui la spiaggia aveva una profondità maggiore.

Il mare però non ha atteso che fossero giudicate le ragioni dei pro e dei contro: nella notte tra il 12 e il 13 febbraio ha iniziato la demolizione di quanto già realizzato, come era facilmente prevedibile che accadesse con mare mosso o agitato.

Lascia molto perplessi che siano stati dati i permessi a costruire su una spiaggia che da anni si va sempre più assottigliando, su un fondo costituito da uno spesso accumulo incoerente di ciottoli che il mare sposta e rimodella in continuazione, in un’area con vincolo paesaggistico, proprio sul confine dell’area Natura 2000 - SIC (Sito di interesse comunitario) IT7140107.

Fatto sta che il fronte dello stabilimento balneare, delimitato dalle fondamenta che si stavano realizzando, è di oltre sette metri più avanti verso il mare rispetto a quello della struttura precedente che avrebbe sostituito, a meno di cinque metri dalla battigia, pur in condizione di bassa marea e mare calmo. Tale fascia dal limite della battigia è zona che non può essere occupata, neanche distendendo un asciugamano.

Affermata l’assoluta inaccettabilità di una costruzione sulla riva del mare, ci stupiamo anche della volontà temeraria di realizzarla così vicina all’acqua, per di più iniziando la costruzione in pieno inverno quando le mareggiate sono più frequenti.

Infatti, nella notte tra il 12 e il 13 febbraio, il mare ha iniziato a demolire tutto, trascinando in acqua cemento, legname, picchetti e gabbie di ferro delle armature delle travi che dovranno essere subito recuperate per non costituire grave pericolo.

Da ciò che appare, il Piano demaniale marittimo della Regione (che all’art. 2, lettera g, afferma tra l’altro di volere tutelare il territorio nelle aree a rischio di erosione anche con l’”arretramento e/o delocalizzazione delle strutture esistenti”) e quelli particolari dei comuni costieri lasciano ampie possibilità di continuare a costruire sulla spiaggia, anche con modalità che disattendono il primo degli obiettivi elencati (art. 2, lettera a) che recita “recupero e tutela ambientale e sviluppo sostenibile dell’uso del demanio marittimo”. Per di più nel Piano si fa totale affidamento ad autocertificazioni di tecnici per affermare le qualità degli impianti realizzati, come quella della “facile rimozione delle opere” asserita magari con l’utilizzo di materiali ecocompatibili a basso impatto ambientale e/o sistemi costruttivi in bioarchitettura.

Purtroppo, questo deprecabile episodio accade in uno scenario compromettente per la capacità attrattiva di turismo lento e di qualità della Costa dei Trabocchi. La via ciclo-pedonale vista mare (la c.d. Via Verde) in costruzione sul tracciato ferroviario dismesso, è lontana dall’essere completata per problemi di acquisizione delle gallerie e delle aree delle ex stazioni ferroviarie, di difesa dall’erosione marina delle opere già realizzate, mentre ha suscitato vivaci critiche la costruzione di manufatti di servizio, che molti giudicano paesaggisticamente inaccettabili. Il regolamento per l’utilizzo della via e delle sue pertinenze è giudicato, nella bozza, troppo permissivo, mentre la Regione contesta alla Provincia la titolarità ad emanarlo. In più è precaria l’attività dei trabocchi, in bilico tra denunce, sanzioni, sospensioni e riprese, la cui snaturalizzazione una legge regionale emanata nel 2019 si propone di arginare tardivamente.

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