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Cancellata la storia dal Piano delle Cinque Miglia

Elio Torlontano
Lunedì, 1 Luglio, 2019

C’era da aspettarselo. Dopo l’alberatura l’ANAS ha eliminato le pietre miliari borboniche e le colonnine di travertino che da duecento anni segnavano il Piano di Cinque Miglia, lungo l’attuale SS 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico.

Dal primo ventennio del 1800, la strada era delimitata da 82 poderose colonnine di travertino alte m 1,10, con l’apice arrotondato, che si alternavano a destra e sinistra ogni 39 metri in modo da fungere da guida anche in presenza di neve. Fino ad ora erano state conservate anche alcune grosse pietre miliarie che indicavano, in miglia napoletane, la distanza progressiva da Napoli verso Pescara, come quella del miglio 80 (foto 1, ancora al suo posto, e foto 2, divelta e ammucchiata tra molte colonnine segnavia). A giugno 2019 queste pietre, che raccontavano la Storia, sono state sradicate perché ritenute pericolose in caso di fuoriuscita di strada e ammassate nei piazzali di due case cantoniere (foto 3, quella nel mezzo del Piano). Tra i miliari asportati, c’è inspiegabilmente anche il n. 84, che si trovava nel tratto di strada, da tempo abbandonato e declassato a provinciale, su cui si svolge un limitatissimo traffico locale, per lo più di escursionisti che vi parcheggiano l'auto.

L’”operazione sicurezza” è stata condotta senza avvertire la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo, che ne è venuta a conoscenza su nostra segnalazione. Così, oltre che priva di alberi, la strada non ha più quelle testimonianze tangibili delle sue vicende storiche (foto 4) che la facevano annoverare tra le grandi vie lungo le quali si poteva letteralmente camminare nella storia. Infatti, quella che è stata per secoli indicata come Via degli Abruzzi, ricalca il percorso del Regio Tratturo Celano-Foggia, il cui tracciato è ancora ben evidente e lungo il quale si possono rinvenire dei rari termini lapidei. Nell’Ottocento fu popolarmente nota anche come Via delle Carrozze, in riferimento al servizio regolare di diligenze che lo percorreva. Poi fu denominata Via Napoleonica per il fatto che il suo ammodernamento fu avviato sotto Gioacchino Murat, re di Napoli per concessione di Napoleone dal 1808 alla morte avvenuta nel 1815. Nel 1860 vi transitarono le truppe piemontesi che precedevano re Vittorio Emanuele II, diretto ad incontrare Garibaldi nei pressi di Teano, che di qui tornò anche indietro verso il Piemonte.

Già nel 1998, allarmati dai lavori di ampiamento o posa dei guard-rail, denunciammo il pericolo di sparizione di un miliare napoletano, cosa che poi avvenne. In quella occasione auspicammo la raccolta delle pietre miliari in un museo delle strade di comunicazione. Ora, per "compensare le distruzioni effettuate” chiediamo che la Soprintendenza induca l’ANAS a realizzarlo, magari in una delle sue numerose case cantoniere non più utilizzate, evitando la dispersione o peggio la distruzione di queste rare testimonianze storiche.