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La singolare storia della Pensione Ernesto, dalla “gestione tedesca”, ad Ovindoli.

Elio Torlontano
Venerdì, 18 Settembre, 2020

Pubblichiamo un breve pezzo del socio Antonio Bini sulla storia della Pensione da Ernesto ad Ovindoli. È un frammento dell’eterogenea storia del turismo abruzzese, documentato da un dépliant, di piccolo formato, stampato su carta leggera, economica, da cui traspare come, Ernesto fosse all’avanguardia nell’Abruzzo montano pur in anni drammaticamente difficili. E non solo per l’evidente importanza che attribuiva alla targa TCI che compare nella foto in copertina, accanto all’insegna dell’esercizio.

 

Nella piccola mostra temporanea “Abruzzen: dal Grand Tour al turismo di oggi” – allestita nella Sala dei Banderesi del comune di Bucchianico il 16 settembre 2020, in occasione dell’incontro con il fotografo e tour operator tedesco Herbert Grabe – è stato esposto un raro opuscolo della Pensione da Ernesto ad Ovindoli, che rivela una storia incredibile.

La struttura ricettiva fu infatti aperta nell’immediato dopoguerra, come rivela un libro di memorie lasciate dallo stesso Ernesto, pubblicato recentemente a cura dell’Associazione Culturale Il Liri, con il titolo “Prigioniero dei liberatori: odissea di un tedesco antinazista in Italia”. Il cognome di Ernesto, era assai complicato – Dimpflmeier – come scritto in piccolo all’interno del dépliant.

Ancor più complicata la sua storia personale, ai limiti dell’incredibile, soprattutto a cavallo tra il 1943 e il 1944. Infatti Ernesto – di famiglia ebrea – sfuggì alla cattura dell’esercito tedesco, trovando riparo in un paese della Valle Roveto, Morrea, sotto la protezione di un eroico parroco, don Savino Orsini, che era alla testa del comitato di liberazione nazionale del villaggio, oggi del tutto spopolato.

Per anni Ernesto ha portato avanti la sua attività, inizialmente con l’aiuto della madre, in una terra che sentiva sua.

Nel dépliant viene evidenziata la targa con il logo del Touring Club Italiano, posta all’ingresso della Pensione, mentre all’interno si sottolinea la “gestione tedesca”, la presenza di una biblioteca e la possibilità di interloquire in varie lingue come l’inglese, il francese e il tedesco. Oltre, ovviamente all’italiano.