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Il Brunello di Montalcino e la Val d'Orcia, patrimonio Unesco

Montalcino e il Senese, terre benedette (dal Brunello)

di 
Luca Bonora
15 Dicembre 2020
Quella del brunello di Montalcino è una storia di primati: è stata la prima doc rossa italiana nel 1966, il primo vino italiano esportato negli Stati Uniti. Anche la prima cantina aperta al pubblico, facendo da apripista all’enoturismo, era nel 1948 una cantina di brunello di Montalcino e quest’anno uno dei vini simbolo della Toscana celebra i 40 anni dall’assegnazione della docg, anche in questo caso la prima in Italia, assieme al barolo e al vino nobile di Montepulciano.
Oggi il Consorzio, nato nel 1967, riunisce 208 soci (che nel 2019 hanno prodotto 96.722 ettolitri di Brunello) e tutela oltre 4.300 ettari di vigneti nel territorio del Comune di Montalcino, 40 chilometri a sud di Siena, delimitato dalle valli dell’Orcia, dell’Asso e dell’Ombrone.
 
Ma se il brunello ha fatto conoscere Montalcino in Italia e nel mondo, questo territorio, ricco di bellezza, di storia e di antichi saperi, ha molto altro da offrire: produzioni agricole di qualità, come olio, zafferano, miele, formaggi e tartufo delle crete senesi. E poi numerosi luoghi d’arte e cultura: l’abbazia romanica di S. Antimo, il borgo medievale di Montalcino con la Fortezza e il Museo Civico e Diocesano e gli spazi espositivi fondati dalle stesse cantine, come il Museo della Comunità di Montalcino e del Brunello, nella Fattoria dei Barbi, e quello della Bottiglia e del Vetro della Fondazione Banfi nel trecentesco Castello di Poggio alle Mura.
 
Per gli amanti della natura infine, una vasta rete di sentieri trekking permette di scoprire i paesaggi della Val d’Orcia (Parco artistico, naturale e culturale e dal 2004 Patrimonio Unesco) a piedi, a cavallo o in bici, anche elettrica.
Per saperne di più, www.consorziobrunellodimontalcino.it