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Che cosa vedere a Gradara, borgo medievale, Bandiera Arancione Tci e piccola capitale del gioco

Gradara, dove la Storia è un gioco

di 
Luca Bonora
4 Febbraio 2020

Uno dei borghi medievali meglio conservati d’Europa, 500mila visitatori nel 2018, prima località delle Marche, ha scelto il gioco per raccontarsi. «Il gioco è uno dei tre pilastri identitari di Gradara, accanto alla Storia e al romanticismo, per la vicenda di Paolo e Francesca resa immortale da Dante», ci racconta Filippo Gasperi, già assessore con delega al Gioco e oggi sindaco.

«Siamo in un momento storico in cui l’esperienza del gioco è stata riconosciuta come formativa ed educativa ed è entrata nella didattica», aggiunge Arnaldo Cecchini, docente universitario di urbanistica, ex assessore al Gioco del Comune di Gradara (il primo) e tra i fondatori di Gradara Ludens. Ma perché un urbanista si occupa di gioco? «Se le città dessero più spazi di gioco alle famiglie, sarebbero un posto migliore in cui vivere».

Cacce al tesoro nel castello, giochi di ruolo in costume, visite guidate con delitto sono solo alcune delle attività ludico didattiche proposte tutto l’anno a Gradara a scuole di ogni ordine e grado, altrettante occasioni per scoprire la bellezza del borgo medievale. E i numeri danno ragione al sindaco: nel 2018 sono venute qui 4.500 classi, 100mila studenti dai 5 ai 16 anni. Al tempo stesso, gli eventi organizzati, dal nuovo Family Village al Magic Castle che ad agosto porta a Gradara giocolieri e artisti di strada, fino alla rievocazione storica dell’Assedio al Castello, hanno lo stesso fil rouge: imparare divertendosi. E questo vale anche per gli adulti.
 
L’EVENTO CLOU
L’Assedio al Castello è la spettacolare festa con gran finale pirotecnico che si tiene ogni due anni nel mese di luglio e che coinvolge, fra addetti e figuranti in costume, 300 persone.
La manifestazione vuole ricordare l’assedio che Gradara subì nel 1446. All’epoca la cittadina era malatestiana, ma in assenza di Sigismondo, Francesco Sforza e Federico da Montefeltro unirono le forze cercando di espugnarla. Il valore dei suoi abitanti, la possanza della cinta muraria (quella esterna fu abbattuta) e soprattutto la pioggia che rese inservibili i cannoni degli assedianti, salvarono la città dopo 42 giorni di assedio. Fedele al motto di “imparare divertendosi”, il Comune recentemente ne ha tratto anche un albo a fumetti realizzato da Alan D’Amico, disegnatore e illustratore di giochi.
 
 
LE MURA STORICHE
Gioco a parte, Gradara è un unicum straordinario, sia per la bellezza architettornica sia per la conservazione storico-artistica. Nella chiesa dedicata a Santa Sofia, patrona di Gradara, una pala d’altare del 1484 raffigura sullo sfondo il borgo fortificato, testimoniando come l’impianto urbanistico sia rimasto inalterato da più di 500 anni.
La prima cinta di mura è lunga circa 700 metri, racchiude il borgo storico ed è intercalata da 14 torri merlate. Si entra da un’ampia porta fortificata, la Porta dell’Orologio, che fino al 1697 era protetta da un fossato e da un ponte levatoio, e immette in piazza V Novembre, su cui si affacciano il Municipio e la piccola chiesa del Ss. Sacramento. Dalla piazza si sale lungo via Umberto I fino a raggiungere una seconda cinta muraria, a ridosso della Rocca.

La storia del castello è densa di nomi di famiglie che hanno caratterizzato il medioevo e il rinascimento italiani: Malatesta, Montefeltro, Sforza, Borgia, Della Rovere. Ma la parte che ci preme raccontare è quella recente: nel XIX secolo la Rocca, come le due cinte murarie, era di proprietà comunale. Nel 1920 un ingegnere bellunese, Umberto Zanvettori, la acquista per tre milioni di lire e inizia un restauro tanto accurato quanto discutibile. L’interno viene infatti ricostruito come avrebbe dovuto essere, secondo il gusto neomedievale dell’epoca, una rocca duecentesca. Il suo lavoro non manca comunque di fascino, anche se oggi, visitando la Rocca, di autentico al suo interno troviamo solo i soffitti. Nel 1928, poco prima di morire, Umberto Zanvettori ha venduto la Rocca allo Stato italiano con la clausola che la moglie, Alberta Di Porta Natale, potesse continuare a viverci. E così la signora Alberta ha abitato il castello, nel frattempo visitabile a esclusione delle sue stanze private, fino alla morte nel 1983. Oggi in molti la ricordano con affetto, a Gradara. E qualcuno ricorda anche le feste e i concerti che organizzava nel prato fra la rocca e la prima cinta muraria. 
 
INFORMAZIONI PRATICHE
Gradara è nel Nord delle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino. E’ Bandiera arancione Tci.
La stazione ferroviaria più vicina è a Cattolica, a circa 6 km; l’aeroporto quello di Rimini, a 20 km.
Per info sugli eventi organizzati nel corso dell’anno, consultare il sito www.gradara.org.