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Le storie del promontorio, del parco e delle spiagge del Conero, nelle Marche

Blu, bianco, verde, rosso: tutti i colori del Conero

di 
Luca Bonora
27 Luglio 2020
La costa marchigiana è lunga 173 chilometri e per la maggior parte è bassa e sabbiosa, come tutta la costa italiana dell’Adriatico fino al Gargano. Tranne per il Conero: il promontorio che non ti aspetti, la montagna fuori posto, che spezza la pacata tranquillità della costa con falesie rocciose alte a tratti più di 500 metri. Il Conero protegge a nord il golfo di Ancona, città che vanta una spiaggia in pieno centro storico, quella del Passetto. Il promontorio è roccioso ma non è omogeneo: la parte nord è calcarea, e questo spiega perché le scogliere e le spiagge sono bianche; a sud invece è quasi tutta argilla e arenaria.

Il Parco regionale del monte Conero nasce nel 1987 e ha una storia lunga e travagliata. Oggi è diventato un punto di riferimento, un simbolo. «La questione è ancora viva: c’è sempre chi vorrebbe più turisti e meno vincoli a livello urbanistico e ambientale», racconta Pietro Spadoni, guida naturalistica. «Ci sono due modi di scoprire il Conero: dall’alto e dal basso. Numerosi sentieri partono dall’ex convento dei Camaldolesi, a Portonovo, e si affacciano sulla spiaggia e sul mare. Verso sud invece c’è il belvedere di Sirolo, che è bellissimo».

La maggior parte delle spiagge del Conero sono libere e non attrezzate, si raggiungono solo in barca o a piedi, attraverso sentieri piuttosto impegnativi. Per percorrere il sentiero che da Sirolo attraversa il Passo del Lupo e poi scende alla spiaggia delle Due Sorelle, una delle più famose del Conero, ci voleva più di un’ora: è stato chiuso perché la gente lo percorreva in ciabatte, e ci sono stati incidenti anche gravi. Ora alle Due Sorelle – la spiaggia deve il nome a due scogli rocciosi simili fra loro che la fronteggiano – si arriva solo in battello. «Qui si fa snorkeling perché sui fondali rocciosi c’è una diversità di ambienti marini affascinanti», aggiunge.
 

ROSSO CONERO
Il Conero non è solo blu profondo, è anche, per dirla come Stendhal, il rosso e il nero. Rosso Conero è la doc di quest’area, 400 ettari di uve montepulciano che diventano un vino corposo e strutturato. Nero è il tartufo che proprio qui sul Conero un vignaiolo ha seminato e, con pazienza, raccolto: è Alessandro Moroder, con la moglie titolare a Montacuto, frazione di Ancona, di una delle cantine più grandi del Conero.

«Nel 1991 piantiamo tre varietà di tartufo, il nero estivo, il nero pregiato e il nero moscato. Quando viene coltivato, il tartufo richiede almeno sei anni per poter essere raccolto. Invece li abbiamo dovuti aspettare per 13 anni». Piccole quantità di tartufo nero estivo, destinate quasi interamente al ristorante dell’agriturismo. Sul vino invece la produzione è importante, 40 ettari di vigne per produrre soprattutto rosso Conero (doc e riserva). «I nostri antenati vennero qui da Ortisei e fondarono l’azienda agricola nel 1837». E nel 1991, l’azzardo del tartufo: «Siamo gli unici sul promontorio, ad averlo».

LA STORIA DEI MARCELLI
C’è ancora una storia da raccontare, e arriva da Numana, l’ultimo paese (in direzione sud) del Conero. In località Marcelli, oggi c’è un hotel che si chiama con lo stesso nome. La proprietaria è Margherita Marcelli e la sua storia è intrecciata con quella del luogo in modo unico. «Mio nonno Nazareno e suo fratello Vincenzo avevano qui delle cave di rena. Nel primo dopoguerra le cave si andavano esaurendo, così mio nonno ebbe la folle idea di mettere giù gli ombrelloni, comprandosi la spiaggia che all’epoca era in vendita. Suo fratello Vincenzo prese la licenza per una pompa di benzina e un negozio di alimentari. E insieme aprirono un ristorante sul mare che nella bella stagione si riempiva di gente».

Nel 1959 fu costruito l’albergo. «Il paese ci è nato intorno, letteralmente. E anche il turismo: negli anni Sessanta furono costruiti qui un grande albergo e un villaggio vacanze, cominciarono a venire sempre più persone. Ma tutti dicevano “andiamo dai Marcelli” perché noi eravamo stati i primi». Pochi anni dopo la corriera che collegava Numana ad Ancona (che c’è ancora, sul promontorio non passa la ferrovia) aggiunse la fermata “Marcelli”. E così il toponimo divenne ufficiale. «Molti clienti vengono qui da trent’anni, ormai sono di famiglia», conclude Margherita. Non vanno “a Marcelli”, ma “dai Marcelli”. I colori dell’hotel sono bianco e blu: come la spiaggia di ghiaia fine, come il mare. I colori del Conero. O almeno, alcuni.

INFORMAZIONI
Sito web www.turismo.marche.it.