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Orchidee, buon vino, musei all'avanguardia: le sorprese di un finesettimana rilassante

Weekend a Lana, in Alto Adige, tra meleti e labirinti verdi

di 
Tino Mantarro
17 Giugno 2019
Quando dici che stai per andare per un weekend in Alto Adige di norma l’interlocutore tira un lungo sospiro, rilassa il volto in un beato sorriso e assume una mimica facciale che oggettivamente fa trasparire invidia. Pura invidia: «In Alto Adige? Beato te». E di norma inizia il rosario del «sono stato ai mercatini di Natale, alle terme di Merano, in Val Gardena a sciare, sul Sella Ronda, sotto le Dolomiti, al lago di Braies, da Dobbiaco in bicicletta verso l’Austria tornando in treno, sullo Stelvio in bici, e anche all’Alpe di Siusi, ah… l’Alpe di Siusi».
 
E via andare in un panegirico senza fine che comprende la bellezza dei Masi Gallo Rosso, la bontà del cibo in tutte le sue varianti, i Biergarten della Forst, quelle colazioni pantagrueliche, il rapporto qualità prezzo invidiabile, la bellezza dei boschi che non più boschi degli altri boschi alpini, l’oggettiva bontà dei vini (specie i bianchi), la scoperta dell’Hugo inteso come aperitivo (ai fiori di sambuco) alternativo allo Spritz, le piste ciclabili perfette…. conclusa l’elencazione delle virtù dell’Alto Adige come destinazione turistica ovviamente segue la domanda specifica.
«E dove vai?»
«Vado a Lana».
 

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«Lana?», perplesso.
«Lana, esatto».
«Ma in tedesco come si chiama?»
«Lana».
 
 
Allora il superfanatico delle vacanze altoatesine si trova in imbarazzo, perché non può proprio dire che sapeva il nome in tedesco e non italiano (o viceversa), perché Lana è uno dei tre soli Comuni in Alto Adige dove il toponimo coincide nelle due lingue. E così è costretto ad ammettere la sua ignoranza: non conosce Lana, non c’è mai stato (o almeno crede). E non sa cosa si perde. Perché Lana è un paese a prima vista non appariscente: non è in mezzo a una valle boscosa, né sotto qualche spettacolare vetta dolomitica, è un tranquillo borgo di circa 10mila abitanti che occupa il fondovalle solcato dall’Adige, a un tiro di schioppo da Merano. Ma soprattutto è circondato, quasi assediato, dagli ordinati meleti con quei filari tirati come le corsie di una piscina olimpica. Ci sono meleti ovunque: nei giardini delle case, appena fuori la porta dell’hotel (il consigliatissimo Tiefenbrunn è immerso tra i meleti biologici), sul fianco della montagna, tutto intorno alla ciclabile e a bordo strada.

UN DECIMO DELLE MELE EUROPEE
Del resto Lana è il cuore della frutticoltura altoatesina, come racconta assai bene il Museo sudtirolese della Frutticoltura allestito all’interno della massiccia tenuta medievale Larchgut, nella zona sud del paese. Un museo moderno che racconta la storia delle coltivazioni delle mele in tutta la provincia, dove del resto si produce un decimo di tutte le mele d’Europa. E di questo decimo (che espresso in tonnellate è una di quelle quantità che non si riesce a mentalizzare) Lana è il cuore e la comunità più antica dedita alla frutticultura. Così nell’esposizione si imparano un sacco di cose sul come si sia evoluta l’industria in questo secolo, su come si sia passati dalle ceste alle cassette di cartone, su come si combattano le grandinate (per un certo periodo, negli anni Sessanta, sparando migliaia di piccoli razzi) e su come le varietà coltivate – che un tempo erano un centinaio – seguano immancabilmente le mode e le alterazioni del mercato mondiale. Perché da Lana le mele partono davvero per tutto il mondo.

Ma Lana non finisce certo con le mele, chiaro. Appena prima del museo ci si imbatte nell’imponente chiesa parrocchiale di Lana di Sotto, dedicata a Santa Maria Assunta con il grande altare gotico di Schnatterpeck e il cimitero tutto intorno, che ti colpisce per la cura estrema dedicata a ogni singolo centimetro delle tombe coperte di fiori, siepi e alberelli come se fosse un giardino.
 

CAMMINANDO LUNGO LE ROGGE
E sempre accanto al museo si può salire per percorrere il Brandis Waalweg, uno dei tanti sentieri delle rogge che seguivano le derivazioni dei corsi d’acqua da cui si ricavavano i canali d’irrigazione. Si tratta di un sentiero assai semplice, praticamente pianeggiante, lungo due chilometri e mezzo. Costeggia tutto l’abitato ma appena in quota, passando tra boschi e ovviamente meleti fino ad arrivare alla cascata di Brandis, giusto dietro il campo da golf. Qui e lì cannocchiali panoramici permettono di ammirare la Val d’Adige e farsi un’idea complessiva del paese, mentre il sentiero Brandis Waalweg unisce Lana di Sotto con Lana di Sopra, che detto così sembra che ci sia chissà quale salita da fare, ma in realtà le due parti del paese sono attigue e se non fosse per il nome difficilmente ci si accorgerebbe che esiste un sotto e un sopra. A Lana di Sopra comunque c’è il centro del paese, con le vie commerciali pedonalizzate, la moderna chiesa Santa Croce con il suo campanile a cipolla, l’inizio della passeggiata Länd lungo l'argine del fiume Valsura, lo Schloss Braunsberg a dominare l’abitato, e il sentiero (il 34) che i volenterosi potrebbero imboccare per salire in Val d’Ultimo.
 
Chi invece non vuole camminare, non troppo almeno, può prendere la funivia che collega Lana a Monte San Vigilio a oltre 1.400 metri di quota. È la seconda più antica d’Europa, costruita nel 1912 utilizzando 29 pilastri e una serie di cabine che all’epoca venivano tutti ad ammirare. Oggi è funivia moderna (rifatta nel 2006) che permette di salire in cima a San Vigilio e iniziare a camminare in quota tra boschi e prati, fermandosi nei masi a far merenda o decidendo di scendere a valle lungo uno dei sentieri ben segnalati e mantenuti, rendendosi così conto che, appunto, Lana non è solo meleti.
 

TRA VINO E ORCHIDEE
Anche perché nei dintorni si coltiva ben altro. Come si può ben constatare passando qualche ora al Kränzelhof di Cermes, paese che da Lana dista cinque minuti di comoda ciclabile, ovviamente tra le mele. Si tratta di un castello che non sembra un castello, più che altro sembra una sontuosa residenza assai particolare dove si produce vino – e che vino – e non solo. Perché il Conte Pfeil che anima l’azienda secondo i principi della agricoltura biodinamica steineriani ha voluto anche creare un grande giardino che in realtà sono sette giardini diversi, un parco imbottito di opere d’arte site specific, con tanto di labirinto di viti al centro (un labirinto serio, non di quelli che risolvi in cinque minuti, va detto), anfiteatro per concerti e rappresentazioni, terrazzi panoramici, un piccolo laghetto, e comode sedie dove rilassarsi e ammirare tanta bellezza. Ovviamente poi si possono degustare i vini della tenuta, rossi e bianchi altoatesini, dalla schiava al pinot grigio assai originali, e mangiare al ristorante Miil, oggettivamente un'esperienza gastronomica sofisticata.
 
Oltre alle vigne, che in Alto Adige si trovano un poco ovunque, vicino Lana c’è una coltivazione che invece è unica: le orchidee. A Gargazzone, dall’altro lato dell’Adige – ovviamente raggiungibile comodamente in bicicletta –, si trova infatti una piccola oasi tropicale, la floricoltura Raffeiner che sfruttando i 300 giorni di sole dell’Alto Adige si è specializzata in orchidee. Orchidee che gli amanti del genere posso ammirare in tutte le varietà al Orchideen Welt, un parco tematico unico nel suo genere: una immensa serra interamente dedicata a ogni varietà di orchidea che vi venga in mente.
 
 
Ovvio che dopo tanto andare venga anche voglia di fermarsi e ristorarsi. In estate la cosa migliore è sedersi in un Biergarten, i giardini ombreggiati da alti tigli dove si compie il rito della socialità del paese, sorseggiando birra, meglio se artigianale e sentendo qualche concerto dal vivo. Come in effetti avviene da Pfefferlechner, un piccolo birrificio in centro a Lana di Sopra, uno di quei posti con le tovaglie a quadretti bianche e rosse ma anche i tavoli alti, dove appoggiati a sorseggiare le bionde (ma anche l'ambrata non è nulla male...) si trovano generazioni di altoatesini. Il Pfefferlechner è anche un’osteria contadina con menu regionali (lo stinco, i wusterl, i canderli…) e una particolarità: all’interno del ristorante c’è una stalla. Che detta così non sembrerebbe assai invitante: eppure dietro a uno spesso vetro c’è una piccola stalla con conigli e un paio di capre che si beano paciosi del fresco.
 
«Tutto questo dove?»
«A Lana, che si dice uguale in tedesco e in italiano».
«Ah, Lana, giusto: prendo nota».
«Bravo».
 
INFORMAZIONI
- Tutte le informazioni su sentieri, i musei, i percorsi in bicicletta e le attività di Lana, Cermes e Gargazzone si trovano sul sito di Visit Lana.
- Per una bella esperienza a Lana si può dormire all'hotel Tiefenbrunn, una struttura a conduzione famigliare immersa nei meleti, biologici, a Lana di Sotto. La struttura ha anche piscina (coperta e scoperta) e una spa, e periodicamente organizza sedute di yoga (anche nel prato) e corsi di cucina con le erbe.
- Siti web: Birrificio Pfefferlechner; ristorante Miil; Mondo delle Orchidee
 

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