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I dati di uno studio del Politecnico di Milano sui bus a medio-lungo raggio. Numeri paragonabili a quelli dei treni

Viaggiare in autobus? È 40 volte più sicuro dell'auto

di 
Renato Scialpi
18 Giugno 2019
«Vuoi partire per le vacanze senza pensare al rischio di incidenti? Scegli l’autobus gran turismo». Può sembrare uno spot pubblicitario delle compagnie del settore, ma è un dato scientifico, frutto di uno studio appena concluso da Paolo Beria, docente del Politecnico di Milano. Presentata oggi a Milano nel convegno Autobus, strategie e investimenti per viaggiare sicuri nell’ambito del Mobility Innovation Tour organizzato dal mensile Autobus, la ricerca dell’ateneo milanese, statistiche alla mano, documenta come l’autobus da turismo faccia registrare, in rapporto al volume di passeggeri e alle distanze percorse, livelli di rischio paragonabili a quelli del treno, considerato il mezzo terrestre a più elevato standard di sicurezza.
 
La presentazione dello studio, oggi a Milano.

«Nonostante la liberalizzazione del settore abbia raddoppiato il fatturato delle linee a medio-lunga percorrenza nel periodo 2011-2017 – sottolinea Paolo Beria nel sintetizzare il suo rapporto – non si sono scatenate guerre al ribasso né dal punto di vista dei prezzi dei biglietti né da quello degli standard di sicurezza. Oggi i dati dimostrano come un viaggio su un bus da turismo è 40 volte più sicuro, a pari percorrenza, di usare l’auto. E, purtroppo, scegliere la moto, per quanto affascinante sia circa 300 volte più rischioso».

In attesa che i nuovi dispositivi di assistenza alla guida dei bus, quali sistemi di monitoraggio della traiettoria e freno d’emergenza automatico, riducano negli anni a venire ulteriormente i possibili margini d’errore degli autisti, dall’analisi del Politecnico emerge che solo due-tre incidenti su mille, tra quelli che provocano feriti o vittime, vedono come “protagonista attivo” un autobus gran turismo.
 
 
«I dati del Politecnico documentano come il settore sia “sano” – ribadisce Giuseppe Vinella, presidente di Anav che riunisce il 90 per cento degli operatori del settore – con veicoli in larghissima parte di età media ridotta (si parla di 3-4 anni) che offrono una soluzione di spostamento che risponde in pieno al concetto di mobilità sostenibile. Fatto che molte amministrazioni locali sembrano non voler capire, cercando di espellere gli autobus da turismo dalle città, come dimostra il progetto romano di deportare in periferia l’attuale terminal bus di Tiburtina».

Il “grido di dolore” trova eco in Andrea Incondi, managing director di Flixbus Italia. «Le autostazioni in Italia sono vergognose, basta poco per migliorarle: sono il biglietto da visita del Paese verso il turista straniero, ma danno l’impressione di un Paese tutt’altro che moderno». Quanto alla sicurezza, Incondi, nel sottolineare l’attenzione complessiva di Flixbus sul tema – che conduce anche a oltre duemila “ispezioni a sorpresa” all’anno sugli autobus in partenza – mette l’accento sul mancato uso delle cinture di sicurezza. Come ha ricordato Primo Mastrantoni dell’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori Aduc, l’uso delle cinture sui bus di linea è un obbligo di legge, tant’è che in caso di controlli a bordo la Stradale può elevare verbali “personali” fino a 323 euro ai singoli viaggiatori, non all’autista del mezzo.