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Il Touring racconta il viaggio di tre ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, il racconto della terza settimana. In Friuli Venezia Giulia, dalle Prealpi Giulie alla Carnia

di 
Stefano Brambilla
27 Maggio 2019

 
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di tre ragazzi che da maggio 2019 percorrereranno tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti settimanali e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!


Non bastavano il maltempo e la neve di maggio (che da tempo non cadeva così copiosa in primavera). A dare filo da torcere alla spedizione di Va’ Sentiero, il grande viaggio del gruppo di giovani lungo tutto il Sentiero Italia, iniziato a Muggia il primo maggio, sono arrivati anche microscopici nemici animali... "Le zecche, una vera piaga!" racconta Yuri Basilicò mentre si trova a Timau, frazione di Paluzza, dove il gruppo osserva un giorno di riposo. "Non ce n'è stato giorno in cui qualcuno non ne abbia trovata una sulle sue gambe... e pensa che per via del freddo abbiamo sempre calzettoni e pantaloni lunghi!". Una vera e propria emergenza, quella delle zecche nel nordest italiano, soprattutto in Friuli e nel Bellunese, dove la Provincia ha appena stabilito che il vaccino contro l'encefalite sia offerto gratuitamente a tutti i residenti. 

"Anche noi siamo andati a farci vaccinare a Udine: il pericolo di contrarre malattie era troppo grande, visto il numero di morsi" spiega Yuri, che causa febbre si è dovuto pure fermare per qualche giorno. Le zecche sono infatti responsabili della temibile Tbe, l’encefalite da zecca, oltre che della malattia di Lyme: un serio pericolo per chi non ha l'accortezza di rimuovere gli animali o sottovaluta i sintomi provocati dalla puntura. Negli ultimi anni la loro presenza nelle zone collinari e boschive del Triveneto è aumentata: forse per la presenza di un maggior numero di animali selvatici (che le portano con sé), forse per la minor cura della montagna e la conseguente abbondanza di prati incolti, forse per le temperature più elevate... "In ogni caso" dicono all'unisono i ragazzi "controllate sempre il vostro corpo, dopo una passeggiata in queste zone! E contattate i centri medici e ospedalieri, in caso di dubbi".


Da Prossenicco a Montemaggiore - foto Andrea Buonopane

L'ARRIVO NELLE PREALPI GIULIE
Inutile dire che neppure le zecche e la neve hanno fermato Va' Sentiero, che procede a ritmo serrato seguendo le tappe previste. A Prossenicco, frazione di Taipana dove avevamo lasciato il gruppo nel racconto precedente, i ragazzi sono stati ospiti della locandiera Alba, proprietaria dell'osteria "Al Centro". "Una storia straordinaria la sua" racconta Yuri. "Alba ha rilevato il locale aperto nel 1901 dal suo bisnonno Angelo, originario delle Valli del Natisone. L'osteria era passata di mano da padre in figlio fino a chiudere nel 2015, al che Alba ha deciso di riaprirla, la sentiva come una missione: il locale era sempre stato un punto di riferimento per gli abitanti di Prossenicco, non poteva pensare che ne rimanessero privi". E pensare che a inizio Novecento gli abitanti del paese erano 800: ora sono poco più di 30.
 

Alba Melissa a Prossenicco - foto Sara Furlanetto​
 
"Da Prossenicco abbiamo proseguito verso nord" racconta Giacomo Riccobono "e anche se il meteo non è mai stato dalla nostra parte, il paesaggio era suggestivo: sulla cresta di Montemaggiore sembrava di camminare su una invisibile linea di confine, il versante sud era ricco di boschi e terso, quello nord totalmente spoglio e coperto di nubi". Da Montemaggiore i ragazzi sono arrivati al passo di Tanamea e poi hanno proseguito per Prato Resia, attraversando il parco naturale regionale delle Prealpi Giulie, istituito nel 1996 per proteggere un'eccezionale area di montagna coperta nella parte inferiore da fitti boschi e alle quote più alte da praterie e pascoli. "Ci ha dato ospitalità proprio il centro visite del parco, a Prato di Resia" prosegue Giacomo "il paese è davvero immerso in un paesaggio incredibile, ancora selvaggio, con il gruppo dei monti Musi a fare da sfondo". "I Musi si chiamano così perché ricordano volti e forme umane, che naturalmente hanno ispirato la creazione di fiabe e leggende locali" ricorda Sara Furlanetto, la terza fondatrice di Va' Sentiero nonché fotografa del gruppo. "Per esempio, c'è una donna che dorme...".


Prato di Resia. Vista sulle Prealpi Giulie; al centro, la catena dei Musi - foto Sara Furlanetto​

OSPITALITÀ DIFFUSA
Da Prato di Resia il Sentiero Italia si dirige verso Sella Nevea. E qui sono iniziati i primi problemi causati dalle recenti precipitazioni. "Era impossibile procedere lungo il tracciato" racconta Giacomo "che era totalmente sparito a causa delle piogge o ricoperto di neve". Così, il gruppo ha dovuto cercare vie alternative, prendendo anche deviazioni estemporanee. "Non ti dico come mi sentivo a Pezzeit, dopo mille metri di dislivello in discesa su un percorso che continuava a sparire... alla fine avevo le ginocchia a pezzi!" sorride Giacomo ripensando a quella giornata.
 
Per fortuna a Sella Nevea un letto era assicurato: "Pensa, a ospitarci è stato Livio, un ragazzo che ci ha lasciato le chiavi di casa sua dietro a uno sci rotto, di fianco alla porta... lui non poteva essere con noi, ma si è fidato totalmente". La bellezza della montagna e della solidarietà, che non sono mancate neppure a Valbruna, la tappa successiva. "Qui è stata Costanza ad accoglierci: con lei, che aveva camminato con noi i primi giorni di Va' Sentiero, abbiamo trascorso una giornata di riposo rigenerante mentre fuori pioveva...". Il che non ha impedito ai ragazzi di visitare il borgo, "ben curato e piacevole", dove molti segnali ricordano il grande Julius Kugy, padre dell'alpinismo moderno nelle Alpi Giulie, nonché botanico e scrittore (tra Ottocento e Novecento aprì non meno di 50 nuove vie assieme alle guide locali). 


Da Sella Nevea a Valbruna - foto Andrea Buonopane

DI RIFUGIO IN RIFUGIO
Da Valbruna il Sentiero Italia prosegue per un'ultima volta verso nord, arrivando al rifugio F.lli Nordio e Riccardo Deffar, posto a poca distanza dal confine italo-austriaco, a 1406 metri di quota. È un po' uno spartiacque: sia perché si lascia il confine con la Slovenia, che fino a questo momento aveva contrassegnato il percorso; sia perché dal rifugio il tracciato prosegue verso ovest, non più verso settentrione. "D'altronde, siamo nella zona del triplice confine" spiega Yuri "che si trova a pochi chilometri a est, sopra Fusine". Va' Sentiero ha attraversato la bella pista ciclabile che collega Tarvisio a Innsbruck e poi si è inoltrato in una zona colpita da eventi naturali già un paio di anni fa: Giacomo e compagni parlano di "cadaveri di alberi che invadono i torrenti", di "versanti spogli", di "atmosfere lugubri". Una tremenda tempesta nel 2017 ha avuto meno risonanza della catastrofe provocata da Vaia (che ha invece colpito Trentino e Veneto a ottobre 2018), ma le conseguenze si vedono ancora. "Ci siamo rifrancati al Nordio" racconta Giacomo "dove Lucio, Liana e Martina, la famiglia che gestisce il rifugio, ci ha aperto le porte apposta per il nostro passaggio. Abbiamo passato con loro una bella serata, chiacchierando anche con un ragazzo che per lavoro fa lo spazzacamino, mentre nei weekend si diverte a correre su queste montagne". Il Nordio ha riaperto i battenti nel 2018, dopo una completa ristrutturazione. 


Dal Rifugio Nordio a malga Winkel, la percorribilità è ostacolata dalla caduta di alberi dovuta al maltempo degli anni passati - foto Sara Furlanetto

Il sentiero, dal Nordio, segue il crinale tra Italia e Austria. Tappa seguente, quella che porta al passo di Pramollo e alla baita Winkel, attraverso uno "scenario bellissimo, ricco di cascate piene d'acqua, in un contesto super selvaggio, sembrava di essere nel Klondike!" racconta Sara. Anche in questa parte sono diversi i punti in cui il sentiero è franato. "E come se non bastasse è calata anche la nebbia" ride Giacomo "che a mano a mano che salivamo verso il Pramollo si faceva sempre più fitta...". I ragazzi hanno passato la notte alla baita, a 1470 metri di quota, aperta per l'occasione dal Cai di Pontebba e dal Comune, dove li ha raggiunti anche Francesco con il suo cagnolino Tarsio. Con un fuori programma musicale: "Francesco ha allietato la serata suonando un... flauto armeno!".

 

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In cima a Passo Pramollo, 1530 metri slm - foto Sara Furlanetto
 
HERE COMES THE SUN 
Anche la tappa successiva ha portato deviazioni di percorso causa inagibilità. "Il maltempo ci ha accompagnati fino al rifugio Fabiani, aperto anche questo per il nostro passaggio da Nino e Tiziana. Ma alla sera, proprio al tramonto, un'apparizione: guardiamo fuori dal rifugio... ed è stato bellissimo, uno squarcio di luce e uno scenario straordinario, sembrava di rinascere!". L'occasione per festeggiare con un piatto di orecchiette sarde, visto che Nino è originario di Sassari. "Ha fatto il servizio militare in Friuli, ma poi si è innamorato ed è rimasto su queste montagne" racconta Sara "anche se ci ha detto che l'anno prossimo, quando cammineremo in Sardegna, ci accompagnerà senz'altro". Il sole, peraltro, è rimasto anche il giorno successivo, quando il gruppo si è spostato a Timau, frazione di Paluzza. "È stato bellissimo finalmente vedere le montagne intorno a noi" racconta Sara "anche quelle che avevamo passato nei giorni scorsi... Ora siamo ospiti della parrocchia di Cristo Re e dormiamo sul... palco del cinema!". 


Il tramonto dal Rifugio Fabiani - foto Sara Furlanetto

Anche da queste parti, naturalmente, come lungo il confine sloveno, molti ricordi di guerra. "Sulla sella di Creta Rossa, sopra il rifugio Fabiani, sono numerose le tracce. E qui a Timau è allestito il museo storico intitolato La Zona Carnia nella Grande Guerra 1915-1918" racconta Yuri. Una delle più complete esposizioni sulla Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia, gestita dall'associazione Amici delle Alpi Carniche e dal Comune di Paluzza, ospita reperti trovati sulle montagne, fotografie, documenti. Per prepararsi a visitare i musei all'aperto sul Passo di Monte Croce Carnico e sul Pal Piccolo, dove rimangono bunker e fortificazioni. E soprattutto per non dimenticare.


Uno scorcio di Timau con lo Gamspitz che guarda al paese dall'alto dei suoi 1848 metri - foto Sara Furlanetto​
 

Va' Sentiero, capitolo 3 - base cartografica OpenMTBMap.org e VeloMap.org​
 
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