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Il Touring racconta il viaggio di tre ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 9. Il "mitico" sentiero Roma e le sorprese della Val Codera, in Lombardia

di 
Stefano Brambilla
25 Luglio 2019
Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di tre ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti settimanali e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!


Avevamo lasciato i ragazzi di Va' Sentiero ad alta quota, presso il rifugio Marinelli Bombardieri, sopra la Val di Mello. E dì riprendiamo il racconto, che anche in questo capitolo 9 parla di vette selvagge e luoghi solitari, di pendii scoscesi e di cupi graniti: sono le montagne della Lombardia, difficili, aspre, naturalmente bellissime per chi ama il "vero" spirito delle vette. "Anche quest'ultima parte a nord della Valtellina è stata incredibile" racconta Yuri, uno dei tre fondatori del progetto. "Il Bernina e il Disgrazia sono montagne meno conosciute di tante altre, eppure affascinanti: e camminare al loro cospetto provoca sempre un senso di soggezione e meraviglia". 

 
Dal rifugio Marinelli Bombardieri la tappa prevedeva di scendere fino al lago di Palù. "Ma in realtà ci siamo fatti ingolosire dai suggerimenti di Mattia, il nostro amico skyrunner, che ci ha proposto di proseguire fino al rifugio Longoni" spiega Yuri. "ʻDai, manca solo un'ora e mezza, così domani avete una tappa più cortaʼ ci ha detto. Perché no, abbiamo pensato tutti. Poi però abbiamo incontrato un cartello, me lo vedo ancora davanti: diceva rifugio Longoni, 4 ore e 20 minuti. Ed era già pomeriggio...". Morale della favola: mai fidarsi di uno che corre in montagna! "Siamo arrivati stanchissimi, anche perché la pietraia finale taglia le gambe e a un certo punto ci ha colto un acquazzone. Però, in ogni caso, è stata una bella giornata: a colpire soprattutto il contrasto tra i prati di fiori gialli e la severità delle vette. E poi un piccolo cimitero, dove sono sepolti sette alpini morti a causa di una valanga venuta giù dal Bernina".


La discesa dal Marinelli verso la diga di Campomoro - foto S. Furlanetto

Anche l'accoglienza al rifugio Longoni, posto proprio di fronte al Disgrazia, ha rinfrancato gli animi. "Il gestore Elia, una guida alpina, ci ha raccontato molte storie riguardo l'area. Per esempio sull'etimologia del nome Disgrazia, così insolito, soprattutto per essere la più alta cima tutta lombarda (3678 metri): le ipotesi sono innumerevoli. Qualcuno dice che il toponimo derivi dalla parola desglacia, ovvero dal ghiacciaio in scioglimento o ancora dall'erba scivolosa degli alti pascoli; altri raccontano che il nome derivi da una sbagliata traduzione del nome austriaco Monte dei Guai, dove i Guai erano una famiglia locale e non una calamità". Ironia della sorte: tempo fa il Disgrazia era chiamato "Pizzo Bello". 

Una tappa molto più breve ha portato Va' Sentiero al rifugio Ventina, sopra Chiesa in Valmalenco: una meta ideale per una passeggiata estiva, anche in famiglia. "C'era anche Gaia, un'entusiasta bambina di 8 anni che aveva appena fatto la sua prima ferrata! Il contesto attorno al rifugio è davvero suggestivo, tra prati verdi e il ruscello che scorre" ricorda Yuri "e l'ambiente molto piacevole, grazie anche alla competenza del gestore Oreste, un biologo montanaro che ha ereditato la passione per la montagna dal nonno. Pensa, il nonno - Oreste come lui - aveva compiuto negli anni Sessanta la traversata delle Alpi con Walter Bonatti. E noi ci emozioniamo sempre quando si parla del grande alpinista...". Al Ventina i ragazzi si sono ristorati ("dopo aver pranzato, abbiamo dormito per tutto il pomeriggio!"), così da essere pronti per affrontare la tappa successiva fino all'Alpe Lago. 
 
Al rifugio Ventina con Oreste e la moglie

"Una tappa con una discesa interminabile" ricorda Yuri "prima il passo Ventina, poi i laghetti di Sasserza... ma alla fine ci aspettava la incredibile ospitalità di Paola, che ci ha accolto a braccia aperte nella sua malga all'Alpe Lago". Come già accaduto in altri episodi simili nelle precedenti settimane di Va' Sentiero, Paola ha saputo per caso del progetto di Yuri, Giacomo e Sara e ha voluto dare una mano concreta, ospitando tutti i ragazzi di Va' Sentiero a casa sua per un paio di giorni. "Ci ha coccolato con fare materno, senza essere mai ingombrante. Suo marito Alberto si è pure offerto di personalizzare con il nostro logo e il nostro nome il van che ci segue tappa dopo tappa... sono stati due giornate in cui ci siamo sentiti davvero a casa". L'Alpe Lago è un piccolo nucleo di abitazioni in una bella e vasta conca, raggiungibile solo con una strada sterrata aperta ai residenti: un luogo ideale per rilassarsi...


Alpe Lago: Paola, Francesca e Simona con Yuri e Francesco che suona, appena arrivati all'alpe lago dal Ventina. Foto S. Furlanetto​

...anche perché ad attendere i ragazzi c'era il Sentiero Roma. Ovvero forse il tratto più complesso di tutto il Sentiero Italia, temuto e atteso fin dalla partenza. "Sai quando tutti ti continuano a ripetere ʻAh, il Sentiero Roma!ʼ? La tensione era alle stelle, ma anche l'adrenalina, l'euforia di affrontarlo". Il Sentiero Roma è un'alta via lunga 54 chilometri che si svolge lungo la testata della val Masino, tracciato a partire dal 1928, su richiesta della sezione di Milano del CAI, proprietaria dei rifugi della zona. È riconosciuto come uno dei più bei percorsi delle Alpi Centrali, ma non è adatto a tutti: ingenti i dislivelli e impegnativi molti passaggi su pietraie e nevai. "Ora che l'abbiamo fatto, possiamo dire che è stato all'altezza di tutte le aspettative: è uno di quei percorsi in cui ti senti così piccolo, di fronte a Madre Natura...".


Giorno 1 del Sentiero Roma: dal Ponti verso il Bivacco Kima. Foto S. Furlanetto​

Il primo tratto del Sentiero Roma porta dapprima al rifugio Bosio Galli, poi all'ex rifugio Desio (chiuso perché pericolante ormai da anni), poi ancora al rifugio Ponti ("gestito da due ragazzi giovanissimi") e infine al bivacco Kima. Si parla di rifugi tutti compresi tra i 2500 e i 2700 metri di quota, sopra al livello degli alberi, incastonati in ambienti di severa bellezza, dove il granito grigio è venato di nero. "Anche i nomi delle montagne contribuiscono al fascino: basti pensare ai Corni Bruciati..." spiega Yuri. Sul percorso, rocce scivolose, pietraie a sbalzi, neve ghiacciata: "nell'ultimo tratto abbiamo dovuto procedere con molta calma, tutti in fila, scavando pazientemente i gradini nella neve per non scivolare... vedevamo il bivacco in fondo senza arrivare mai". Acquazzone e poi squarci di luce chiarissima per finire la giornata. 


Giorno 1 del Sentiero Roma. Dal Bivacco Kima. Foto S. Furlanetto​

Secondo tratto verso il rifugio Allievi Bonacossa. E qui Yuri ha una storia tutta personale da raccontare. "Quand'ero bambino mio padre mi portava in vacanza in Val di Mello. Provammo spesso a raggiungere il rifugio, ma io non ce la facevo mai, ero ancora troppo piccolo per affrontare la salita. Un giorno, riuscii ad arrivare a un punto da cui l'Allievi finalmente si scorgeva, lontano. In quel momento divenne tangibile, reale. Capii che un giorno avrei potuto farcela. E cambiai per sempre il mio approccio verso la montagna". Tornando al presente, Yuri non poteva sapere che il padre, facendogli una sopresa, era lì ad attenderlo proprio nel punto dove erano arrivati insieme da bambini. "L'ho trovato su una panchina ad aspettarmi... non ti dico l'emozione! Siamo arrivati insieme al rifugio, finendo quel percorso che avevamo iniziato tante volte oltre vent'anni fa". 


Giorno 2 del Sentiero Roma: invece di fare il passo di Cameraccio (innevato) Va' Sentiero ha optato per la discesa in Val di Mello e la risalita dal sentiero classico verso il Rifugio Allievi. In foto: Yuri e il padre Francesco.​

C'è stato poco tempo per assaporare il "momento cuore" (ci perdoni Yuri): l'indomani il terzo tratto del Sentiero Roma prevedeva forse la tappa più impegnativa di tutto il Sentiero Italia. "Quindici chilometri, tre passi da superare, tratti ferrati, valli scoscese interrotte da creste che bisogna passare trasversalmente... e pure alcuni nevai dove scavare i buchi per fare presa nel ghiaccio. È stato bello, difficile, impegnativo. Ma che soddisfazione!". L'arrivo era previsto al Rifugio Gianetti, a 2534 metri, ai piedi del Pizzo Cengalo e del Pizzo Badile: terra di arrampicatori, dove Bonatti e Cassin erano di casa (nel 1936 Cassin scalò per la prima volta lo spigolo nordest del Badile: fu una grande impresa). Brindisi finale con amici e fratelli dei ragazzi di Va' Sentiero, giunti a dare man forte alla squadra.


Giorno 3 del Sentiero Roma: Francesco affronta un tratto attrezzato del Passo Qualido. Foto S. Furlanetto​


Giorno 3 del Sentiero Roma: il Rifugio Gianetti con la cima del Cengalo. Foto S. Furlanetto

Abbandonando le vette, il Sentiero Roma arriva infine nella Val Codera, dove i ragazzi si sono fermati per un paio di giorni. Ora, la Val Codera è una valle del tutto particolare nel contesto lombardo e forse anche alpino: è ancora permanentemente abitata, nonostante sia accessibile soltanto a piedi o in elicottero. Nessuna strada asfaltata la congiunge a Novate Mezzola, sul lago di Como, il Comune di cui fa parte. Eppure, nei pochi nuclei abitati rimangono alcuni anziani, che vivono grazie ai loro orti e agli aiuti che arrivano dal mondo esterno. "Un contesto eccezionale" spiega Francesco, cambusiere del gruppo "che l'associazione Amici della Val Codera da tempo cerca di preservare, tra mille fatiche. Sono stati giorni bellissimi, quelli della nostra permanenza in valle, dove abbiamo potuto incontrare tante persone, far festa con loro e nello stesso tempo conoscere le tradizioni di questo luogo fuori dal tempo". 


La Val Codera da Cii - foto S. Furlanetto​

Francesco e Yuri non finiscono più, a enumerare i tanti volti incontrati in Val Codera: i gestori del rifugio Bresciadega, Giancarlo Corbellini (uno dei fondatori del Sentiero Italia), Enrico, dirigente ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste); e poi Liliana, Elena e Roberto Giardini, energici rappresentanti dell'associazione; il tenore che ha intonato Va' Pensiero in loro onore; Alfonsa, l'abitante più anziana; il sindaco di Novate Mezzola... In poche parole, è stata una grande festa, la sera, con risate, canti e brindisi; e poi una giornata di approfondimento della valle, a scoprirne le peculiarità. "Che sono tantissime" spiega Francesco "a iniziare dai prodotti tipici, come la varietà di mais locale e il miele, utilizzato con la cera attorno, di erica o di castagno; o ancora il fagiolo e le patate, che vengono raccolte a ottobre nell'ambito di una grande festa. Anzi, l'associazione offre vitto e alloggio a chi dà una mano per raccoglierle! Ma anche per fare altri lavoretti: tutti sono benvenuti per cercare di rivitalizzare la valle, per non abbandonarla a un inevitabile spopolamento".


A Codera, Alfonsa Pienone, 90 anni, mostra una foto di quando ne aveva 20 - foto S. Furlanetto

Roberto Giardini, presidente dell'associazione Amici della Val Codera - foto S. Furlanetto

Potremmo andare avanti a parlare delle streghe e delle presenze inquietanti nella frazione di Cii; oppure del granito sanfedelino, con cui sono costruite le abitazioni, che si spacca con un'arte tramandata da secoli; e dei bellissimi terrazzamenti storici che sono stati recuperati, sottraendoli al bosco; o ancora delle Aquile Randagie, storico gruppo scout sopravvissuto al fascismo proprio grazie all'ospitalità della Val Codera. Ma avete già capito che la Val Codera è un posto speciale, e che anche i ragazzi sono scesi tra i castagni con un bel ricordo e tanti pensieri. Li lasciamo mentre camminano verso il lago di Como, rievocando una poesia di Romilda Del Pra (1919-2010), che a Codera visse una vita intera.

È SERA A SIVIGIA
di Romilda Del Pra (agosto 1950)

Sale da fondovalle una nebbia azzurrina
e la montagna quassù è tutta d’oro,
sembra di fiamma l’ultima cima,
attorno alla baita ferve il lavoro.

Tra un belare sommesso di caprette mansuete
anelanti a l’erbe de l’ultima balza,
la vita è dura, ma l’ore son liete,
lo spirito riposa, la mente s’innalza.

Mormorio d’acque che scendono al piano,

d’un uccello rapace ci giunge il lamento;
l’occhio riposa, si spinge lontano,
alla montagna ch’è tutta in fermento.

Cala il crepuscolo, scende la sera,
s’accendon le stelle ad una ad una;
natura tutta è assorta in preghiera
e tra due vette s’affaccia la luna.

In leggera brezza si tramuta il vento,
si fascia di silenzio la montagna
e ciascuno depone il suo tormento
che nella vita ogni giorno l’accompagna.



Foto di gruppo prima di scendere a valle - foto S. Furlanetto
 
 

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