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Il Touring racconta il viaggio di tre ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 8. Le montagne della Valtellina

di 
Stefano Brambilla
15 Luglio 2019

Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di tre ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti settimanali e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!


Le montagne della Lombardia. Spesso molto meno considerate dei Quattromila valdostani, delle Dolomiti trentine, del Monte Rosa piemontese. Eppure bellissime, selvagge, ancora "vere". "Guarda, questi giorni da rifugio a rifugio sono stati incredibili: ci è sembrato di essere stati catapultati improvvisamente nel cuore delle Alpi. Un senso di infinito a ogni punto panoramico...". A parlare, per il racconto del capitolo 8 di Va' Sentiero, è Sara, la fotografa del gruppo nonché uno dei tre fondatori del progetto. Riusciamo a metterci in contatto dopo giorni di prove e tentativi falliti: perché la wilderness delle Alpi lombarde, giustamente, prevede che anche il campo telefonico non sia sempre una certezza.

Attraversando una vallata svizzera nella tappa Livigno - Rifugio Viola - foto Sara Furlanetto

MILLE DI QUESTI CHILOMETRI
Avevamo lasciato i ragazzi a Livigno e da qui Sara riprende il racconto di questi giorni di luglio baciati dal sole. "La tappa successiva ci ha portati al rifugio Viola, con un breve sconfinamento in Svizzera, al magnifico lago di Saoseo. Eravamo in compagnia di alcuni volontari dei Cai di Livigno, con cui abbiamo festeggiato i nostri primi 1000 chilometri! Un grande traguardo che non poteva rimanere inosservato...". Già, 1000 chilometri. Ricordiamo che Sara, Giacomo, Yuri e gli amici di Va' Sentiero sono partiti il primo maggio da Muggia, la punta meridionale del Friuli Venezia Giulia: in poco più di due mesi hanno già nelle gambe la distanza in linea d'aria da Bolzano a Messina, tanto per dirne una, o quella tra Torino e Lecce. 

Uno dei Laghi della Valletta. Tappa Livigno - Rifugio Viola. Foto Sara Furlanetto

Al Rifugio Viola, nel Comune di Valdidentro, i ragazzi sono stati accolti dal gestore Aldo, che con la figlia porta avanti l'attività di suo padre Enrico. "Una questione di famiglia" spiega Sara "e, come abbiamo potuto constatare, una famiglia molto ben voluta da tutti, vista la popolarità del rifugio... anche grazie alla ricetta "segreta" di polenta e spezzatino!". Tra un bicchiere di vino e l'altro, è venuta fuori anche una storia incredibile: "qui raccontano che nel 1985 la zona fu bombardata per errore da una squadra dell'aviazione svizzera, che era in addestramento nella valle vicina... ".  
 
Come potete vedere nella foto qui sotto, il rifugio è un'austera costruzione dipinta di arancione, con aperture che sembrano più feritoie che finestre: era infatti una caserma militare. "Il contesto è magnifico: siamo a 2300 metri e intorno prati verdi, laghetti, le cime all'orizzonte...". C'è tutto per far venire subito voglia di mettersi in cammino.

 

Il Touring Club Italiano sostiene i borghi dell’entroterra

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Foto di gruppo al Rifugio Viola. Foto Sara Furlanetto

BIVACCHI E VOLONTARI
Dal rifugio Viola il Sentiero Italia segue un tratto della cosiddetta Alta Via della Magnifica Terra, una lunga traversata, in sei tappe, che dalle frazioni alte a monte di Cepina Valdisotto porta al passo del Gavia, passando per tutte le grandi valli di quella che in passato fu chiamata la Magnifica Terra della Contea di Bormio. "Una giornata bellissima e impegnativa, con centinaia di metri di dislivello e tutti gli ingredienti della montagna più bella: laghetti cristallini, passi impervi tra le rocce, alpeggi, prati verdi e panoramici...".
 
Il percorso ha toccaato il passo Dosdè, poi il lago Negro, poi ancora i laghetti di Tres. "Qui abbiamo incontrato un pastore: ci raccontato che non ce la faceva più economicamente e ha dovuto lasciare le sue malghe, ma ogni tanto torna per vedere com'è la situazione... come se non riuscisse a staccarsi dai suoi luoghi". Dopo aver valicato il passo di Vermolera, da cui si scorge l'inconfondibile sagoma del Bernina, il gruppo è arrivato proprio al tramonto al solitario bivacco a Pian di Lago. "Un altro luogo magnifico, isolato, in una posizione invidiabile. Certo, se non ci fosse stato qualche ricordino di marmotta...". Notte stellata, sacchi a pelo, l'emozione di essere fuori dal mondo (eppure a poca distanza dai centri abitati). 

Il lago Negro, tappa Rifugio Viola-Bivacco Pian del Lago. Foto Sara Furlanetto

Più semplice la tappa successiva, che ha condotto Yuri, Giacomo e Sara al rifugio Schiazzera, appena sopra Tirano (per la prima volta, dopo tanto tempo, i tre fondatori si sono ritrovati a camminare da soli: gli altri componenti di Va' Sentiero sono stati richiamati a valle da compiti organizzativi vari). "Il rifugio Schiazzera racconta molte storie interessanti" spiega Sara. "Di proprietà del Comune di Vervio, anche questa costruzione è stata ricavata dalla ristrutturazione di una ex caserma della Guardia di Finanza: di qui si passava facilmente dalla Svizzera all'Italia e non erano rari episodi di contrabbando, soprattutto di caffè. Oggi invece il rifugio è gestito da Operazione Mato Grosso, un movimento di volontariato educativo missionario che opera in America Latina per educare e aiutare i più bisognosi".
 
Ogni settimana il rifugio vede alternarsi due o tre adulti volontari insieme a una decina di ragazzi tra i 16 e i 20 anni, che fanno un'esperienza di vacanza/lavoro. "Ed è molto popolare: dopo giorni di silenzi e solitudine, qui abbiamo trovato parecchia gente, compreso un gruppo di vecchi amici con la chitarra che ha cantato Guccini fino a tarda notte. E poi Mattia, un ventunenne con una impressionante conoscenza del territorio che è rimasto a camminare con noi per vari giorni: fa il cameriere, ma appena può si mette a correre tra le "sue" vette". 

Volontari di turno al Rifugio Schiazzera. Foto Sara Furlanetto

SCENDENDO DI QUOTA
La mattina dopo, una sorpresa: ad attendere il gruppo sulla porta del rifugio Schiazzera c'era Guido Bellesini, ex presidente del Cai Lombardia. "Un incontro graditissimo: anche perché Guido, durante la discesa verso Tirano, non ha smesso un secondo di raccontarci storie e aneddoti su queste montagne. È stato davvero interessante: tra l'altro, ha contribuito lui stesso - che di professione faceva il fabbro - a realizzare la segnaletica della zona".

A Tirano, mezza giornata di pausa, con una bella cena a base di pizzoccheri, il piatto tipico valtellinese ("stiamo facendo il pieno di pizzoccheri... ma come si fa a resistere?") e la presentazione di va' Sentiero in una affollata serata insieme ai ragazzi di CammIKAndo, una associazione locale che si propone di valorizzare i percorsi di pellegrinaggi nella zona. Ricordiamo che a Tirano è meta molto frequentata anche per il Santuario della Madonna, una bella costruzione rinascimentale ricca di stucchi e arredi preziosi. 

Guido Bellesini, tappa Rifugio Schiazzera - Tirano. Foto Sara Furlanetto

"Finalmente una tappa facile! Era dai tempi del Friuli che non camminavamo in piano...". Da Tirano fino a Teglio i ragazzi hanno scelto una variante del Sentiero Italia, percorrendo la Via dei terrazzamenti, un percorso ciclopedonale che si sviluppa a mezza costa sul versante retico della bassa e media Valtellina, arrivando fino a Morbegno. "Un sentiero stupendo, che ci ha permesso di aprire gli occhi su altri paesaggi, così diversi da quelli dei giorni precedenti: si cammina tra meleti, vigneti, piccole frazioni, chiesette... il percorso, segnalato proprio da Guido e dal figlio Christian, è adatto soprattutto a chi vuole correre, ma tutti ne possono godere" spiega Sara. Anche perché sono ben 40 le aree di sosta realizzate sul tracciato. 

Serata a Teglio, Comune di 4000 abitanti con un bel nucleo antico, dove Va' Sentiero è stato accolto da Donatella, assessore alla cultura del Comune: in programma una presentazione nella Sala Comunale e poi una visita alla torre medievale, detta "de li beli miri" e simbolo del paese (trasformata in un museo, ogni piano racconta un pezzo di storia della città). "Dall'alto si vede mezza Valtellina, uno spettacolo! Qui Claudio e Tobia, marito e figlio di Donatella, ci hanno regalato qualche canzone in dialetto... è stato bellissimo, il dialetto tellino è talmente dolce, somiglia quasi al portoghese" ricorda Sara. 

La Via dei Terrazzamenti, tra borghi e vigneti. Foto Sara Furlanetto

I ragazzi si sono fermati a Teglio per un giorno di pausa, ma non è stata una giornata priva di impegni. "Siamo stati dapprima in Val Rogna, dove abbiamo visitato l'unico dei tanti mulini restaurato e ancora in funzione" spiega Sara. "Si tratta dell'antico mulino Menaglio di S. Rocco di Teglio, recuperato dal Comune di Teglio con contributi del Gal e di Fondazione Cariplo: oggi è gestito dall'Associazione per la Coltura del Grano Saraceno di Teglio". Già, il grano saraceno: una pianta a fiore che tradizionalmente viene associata ai cereali ma che cereale non è, visto che appartiene a una famiglia completamente diversa (le Poligonacee, non le Graminacee). "E che in Valtellina è alla base dell'alimentazione locale, dato che polenta e pizzoccheri si preparano con il grano saraceno". 

"Abbiamo poi visitato San Pietro" continua Sara "un gioiellino romanico con una storia travagliata, come ci ha spiegato Gianluigi, uno storico locale. Dopo i lavori di restauro, sono emersi affreschi molto belli: a me ha colpito soprattutto il Cristo, con la pelle scura, le gote rosse e gli occhi azzurri, quasi dalle fattezze giamaicane, inquietante e affascinante nello stesso tempo". Conclusione della giornata con una incredibile cena "dal sapore natalizio" insieme a tutti gli amici di Teglio, antipasti di ogni sorta, di nuovo i pizzoccheri... e la buonanotte data dopo l'una. "Cercavamo di non pensare a cosa ci attendeva il giorno dopo!". 

Il grano saraceno. Foto Sara Furlanetto

NELLE TERRE DI MORDOR
Perché la giornata successiva non è stata, come dire... tranquilla. A sera, i ragazzi di Va' Sentiero avrebbero appuntato sul loro taccuino 11 ore di cammino e la cima più alta toccata dalla spedizione, ovvero i 3323 metri di Pizzo Scalino. "Dapprima abbiamo attraversato la Val Fontana, poi un breve stop alla capanna Cederna-Maffina" spiega Sara "dove abbiamo purtroppo lasciato Giuseppe, un signore catanese che ci aveva raggiunto proprio per camminare con noi ma che purtroppo ha scelto un tratto troppo difficile per lui". Poi ancora il passo Forame, fino a raggiungere il pizzo Scalino, vetta panoramica per eccellenza: "un'emozione incredibile, il panorama fantastico sul mondo intero, con il Bernina e il Disgrazia lì davanti...". 

Approcciando passo Forame, sotto la cima di Pizzo Scalino. Foto Sara Furlanetto

L'ascesa al pizzo Scalino, adatta solo agli escursionisti più allenati, è una variante al Sentiero Italia, che i ragazzi hanno ripreso al rifugio Cristina (Comune di Lanzada, Valmalenco) dove hanno dormito la notte. "Anche la discesa verso il Cristina è stata stupenda, con tanta neve e tanti capitomboli. Mattia, il nostro amico runner, correva su e giù come se fosse un camoscio... ci siamo divertiti molto, ma siamo arrivati sfiniti a fine giornata". Costruito alla fine della prima guerra mondiale dal signor Bricalli di Caspoggio, il rifugio è ancora gestito dalla stessa famiglia dopo quattro generazioni.

I primi ad arrivare a Pizzo Scalino. Foto Sara Furlanetto
 
E per finire questo lungo racconto tra le montagne lombarde, un'ultima giornata "tosta e spettacolare", come la definisce Sara, che ha visto il meteo cambiare improvvisamente e regalare a Va' Sentiero nebbie e piogge. "Sempre incredibile come il tempo in montagna cambi all'improvviso!". Dal rifugio Cristina nuovamente direzione nord, verso i laghi di Campagneda, poi i bacini artificiali dell'Alpe Gera e di Campo Moro e ancora al Bignami, uno dei rifugi storici della Val Malenco, raggiungibile facilmente da tutti, forse la tappa più suggestiva del Tour del Bernina. 

"Ma la parte più difficile doveva ancora arrivare" ricorda Sara "per arrivare al rifugio Marinelli-Bombardieri abbiamo dovuto attraversare pietraie e traversi di neve, cercando di accelerare il passo perché si capiva che stava arrivando la pioggia. Il paesaggio era talmente aspro che sembrava di essere finiti in un paesaggio da Signore degli Anelli". Il Marinelli, posto a 2813 metri di quota, si trova su uno sperone di roccia, ben visibile a chi sta arrivando: una sensazione che chi va in montagna conosce bene, quella di vedere la meta e di continuare a camminare senza raggiungerla mai... "Dietro poi c'è il ghiacciaio del Bernina, che appariva e scompariva tra le nebbie: un panorama irreale, e comunque bellissimo". 

Verso il rifugio Marinelli Bombardieri. Foto Sara Furlanetto

Naturalmente la pioggia è arrivata nell'ultimo tratto: ma una volta arrivati al rifugio, "una costruzione enorme arredata come come una vecchia nave da crociera", si è squarciato il cielo ed è apparso l'ultimo sole. Sole che speriamo continui sulla via di Va' Sentiero: per il capitolo 8, passiamo e chiudiamo la linea dalla Val Malenco. A presto per altri racconti. 

Il rifugio Marinelli Bombardieri. Foto Sara Furlanetto
 
 

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