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Il Touring racconta il viaggio di sette ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 31. La seconda parte del cammino in Sardegna, tra il Supramonte e la Gallura

3 Agosto 2021

Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di sette ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero e partecipate al cammino!​


Cosa significa attraversare una regione grande come la Sardegna? I ragazzi di Va' Sentiero l'hanno sperimentato nelle scorse settimane, quando hanno camminato lungo il Sentiero Italia da un capo all'altro dell'isola, partendo da Villasimius e arrivando a Santa Teresa di Gallura. Un viaggio nella parte orientale dell'isola, toccando da sud a nord i tacchi dell'Ogliastra, le aspre cime del Gennargentu, i rilievi del Supramonte, i graniti della Gallura. Un viaggio sorprendente, dove si cammina non troppo lontano dal mare ma in ambienti che sembrano lontano anni luce dalla costa, integri e selvaggi, per niente conosciuti dal turismo, ricchissimi di tradizioni. Vediamo che cosa ha riservato il percorso nella sua seconda parte (qui sotto il bellissimo video di Andrea che ben introduce lo straordinario patrimonio dell'isola).
 

BARBAGIA E BARONIE: GOLE, FALESIE E VISTE MOZZAFIATO
Nel primo racconto dedicato alla terra sarda avevamo seguito il team fino a Oliena, in Barbagia, provincia di Nuoro. Ora riprendiamo il racconto per camminare insieme a loro nel nordest dell'isola, nelle terre un tempo comprese nel giudicato di Gallura - lo Stato sovrano e indipendente che nel medioevo si estendeva dal corso del fiume Coghinas al golfo di Orosei. "La tappa che ci ha portato da Oliena al rifugio Picave" inizia Martina "è stata molto panoramica: si camminava alle pendici del Supramonte di Oliena, a mezza costa, con belle viste sul paese e su Nuoro. Ci siamo presto imbattuti nella Grotta Di S'Abba Medica, davanti alla quale abbiamo trovato un ovile abbandonato, mentre nell'interno abbiamo scoperto tantissime concrezioni e... un numero impressionante di moscerini! Incredibile, la roccia era nera a causa del numero di moscerini, non avevo mai visto una cosa simile". 

Martina racconta di una tappa con un "dislivello notevole", "molto caldo", "atmosfere desolate", "posti dimenticati da Dio e dagli uomini", "sentiero difficile da trovare": parole che ritornano spesso, nei racconti dei ragazzi dalla Sardegna, e caratteristiche comuni a molte tratte del Sentiero Italia sull'isola. "L'arrivo era al rifugio Picave, una capanna speleologica gestita dal Gruppo Grotte Nuorese che si trova nella valle di Lanaittu, ai piedi del Supramonte di Oliena. Peccato che il generatore si sia rotto dopo due docce... i ragazzi sono andati fino in paese per riempire bottiglie e pentole per farci almeno una pasta. In ogni modo, siamo stati bene e abbiamo dormito all'aperto, sotto un cielo stellato e una luna quasi piena: il risveglio, soprattutto, è stato magico". 


Tappa Oliena-Rifugio Picave. Foto Diego Marmi


Tappa Oliena-Rifugio Picave. Foto Diego Marmi

L'area di Oliena e del Supramonte è ricchissima di tesori culturali e naturalistici. Il primo l'ha "scoperto" Yuri, che ha camminato in solitaria nella tappa dal rifugio Picave a Dorgali. "Dopo una sveglia di prima mattina e un'alba stupenda sul vallone di Lanaittu da una cengia rocciosa, ho fatto una deviazione verso il monte Tiscali per raggiungere il villaggio nuragico, uno dei più famosi della Sardegna" racconta. "Un luogo incredibile: quando l'ho visitato non c'era nessuno, non ti dico l'atmosfera... È proprio un nido d'aquila, devi andarci a sbattere per capire dove è situato, da valle non si vede mai, non penseresti davvero che là dentro a quelle montagne ci sia un insediamento così grande e articolato". I resti del villaggio, realizzato nel corso dell'età nuragica (XV/XIV - IX/VIII secolo a.C.), sono all'interno di un'enorme dolina carsica. "Dopo averlo visto, ho capito perché i sardi tornarono a popolarlo anche in epoca romana: non c'è miglior luogo per sfuggire a un nemico!".


Tappa Rifugio Picave-Dorgali. Foto Yuri Basilicò

Un altro luogo emblematico della zona è la gola di Gorropu, sul versante orientale del Supramonte. "Un canyon incredibile" racconta Diego "considerato uno dei più profondi d'Italia, visto che le pareti svettano fino a oltre 500 metri di altezza". Era la seconda volta che Diego visitava le gole. "E avevo davvero voglia di ritornare: perché il sito è spettacolare, la gola a un certo punto si stringe fino a che rimangono solo cinque metri tra una parete e l'altra... ci si sente piccoli, con l'enorme roccia intorno che sovrasta dall'alto. Certo, il sito negli anni è diventato sempre più turistico, ma non ha ancora perso il suo fascino". L'accesso alla gola non è dei più semplici: dal parcheggio, si deve prima scendere per circa 700 metri (e quindi risalire lo stesso dislivello al ritorno) in un boschetto, tra pinnettu utilizzati dai pastori e buchi nella montagna. "Poi si cammina sul fondo del canyon, tra massi giganti: il primo tratto è accessibile a tutti, altri invece sono più complicati o richiedono attrezzatura per l'arrampicata".   


Gola di Gorropu. Foto Sara Furlanetto


Gola di Gorropu. Foto Sara Furlanetto

Tornando alle tappe lungo il Sentiero Italia, abbiamo lasciato Yuri che dopo aver visitato Tiscali ha proseguito il cammino verso Dorgali, paese di orafi e cooperative agricole, a est del Supramonte. "Un cammino in sofferenza, visto che avevo dovuto indossare scarpe nuove... quelle utilizzate finora me le ha probabilmente rubate un cane fuori da un agriturismo! E le scarpe nuove fanno sempre male ai piedi...". Per fortuna, a Dorgali il gruppo era atteso all'hotel Il Querceto, di proprietà di Massimiliano. "Una struttura molto bella e un'accoglienza con i fiocchi" conclude Yuri. Francesco aggiunge una curiosità: l'hotel ha ospitato il cast di un famoso film di Lina Wertmüller, "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto", girato in parte nella vicina Cala Luna. A proposito di cale: a fine giornata non è mancato un bagno a Cala Gonone.


Dorgali. Foto Sara Furlanetto

Chi conosce la geografia sarda avrà già capito che il Sentiero Italia, in questo tratto, si sposta molto verso est, fino a raggiungere il mare. Ne è la prova la tappa da Dorgali ad Orosei, sviluppata in parte proprio lungo il litorale, come ci racconta Andrea. "Siamo partiti attraversando la Galaria Ezza" (vecchia galleria), un tunnel ottocentesco che collega il paese a Cala Gonone. E poi abbiamo iniziato a salire. Salire, salire, salire... Non ci aspettavamo una partenza così tosta! Il sole si faceva sentire, non c'era ombra e il sentiero diventava sempre più difficile a mano a mano che procedevamo. A un certo punto è proprio scomparso: sotto i nostri piedi solo la roccia bianca calcarea. Quando siamo arrivati sulla cima del monte Bardia credevamo che il più fosse fatto... invece ci aspettava altrettanta salita!". Andrea racconta come anche i segni per indicare il sentiero fossero davvero pochi, tanto che il gruppo ha dovuto utilizzare spesso la traccia gps. "Qua e là compariva qualche ometto, oppure qualche pietra incastrata ai rami dei cespugli più grandi, come i corbezzoli, ma in generale era davvero facile perdere l'orientamento". 

Dopo tanta fatica, ad aspettarli sull'ultima cima di questa catena parallela alla costa ecco un panorama eccezionale: l'azzurro del cielo si mischiava con l'azzurro del mare. Mare che i ragazzi avrebbero dovuto raggiungere: "una discesa lunga, ripida, senza vedere la fine..." continua Andrea "a un certo punto mi sono messo a correre, non ce la facevo più. Non vedevo l'ora d'arrivare. Finché finalmente ho sentito il suono delle onde...". I ragazzi sono arrivati a Cala Cartoe, uno dei luoghi più suggestivi del Golfo di Orosei. "Non ti dico gli sguardi dei bagnanti quando ci hanno visto arrivare sudati e impolverati... che ridere, avevamo le gambe abbronzate, il segno dei calzini e i piedi bianchi!". 

Cala Cartoe, però, era solo a metà della lunga tappa verso Orosei. "Ci siamo rimessi in cammino lungo la costa, per fortuna in piano, attraversando anche una zona di scogli dove Martina si è ferita leggermente... poi abbiamo attraversato la spiaggia di Osalla e una bella pineta che divideva il litorale dalla laguna interna, lo Stagno Petrosu, una riserva naturalistica. Eravamo parecchio stanchi... abbiamo dovuto fare tenerezza ai gestori del chiosco Stella di Mare, che ci hanno regalato bevande ghiacciate!". Era ormai tardi... "Siamo arrivati a Orosei con il sole dietro all'orizzonte. In generale, però, posso dire che nonostante la fatica questa tappa monti e mare è stata una delle più belle del nostro percorso in Sardegna". 

Qualche cenno su Orosei, nella regione storica delle Baronie, ce lo fornisce Francesco. "Mi ha colpito soprattutto il santuario di Nostra Signora del Rimedio cinquecentesco: ha un sapore messicano, con la chiesa in mezzo a una corte e tutti gli alloggi per i pellegrini - chiamati cumbessias - attorno. Ancora oggi, a settembre si celebra la novena, anzi, la doppia novena: 18 giorni di preghiera e vita comunitaria". Ma a Orosei è anche da ricordare per il marmo paglierino e per la coltivazione della pompia, "una enorme varietà di limone dalla forma tonda e un po’ schiacciata che cresce soltanto in Sardegna: è perfetta per canditi, liquori, marmellate".


Tappa Dorgali-Orosei. Foto Sara Furlanetto


Tappa Dorgali-Orosei. Foto Sara Furlanetto


Tappa Dorgali-Orosei. Foto Sara Furlanetto


Tappa Dorgali-Orosei. Foto Sara Furlanetto

Alle spalle di Orosei, isolato in mezzo alla pianura, ecco il monte Tuttavista. "Il nome dice tutto, in effetti" sorride Sara "perché dall'alto la vista è davvero incredibile: l’intera Baronia, il Mont’Albo, la foce del Cedrino, i monti di Irgoli con la cima di Monte ‘e Senes, il Supramonte... Ma per arrivarci, quanta fatica! Una lunghissima salita ci ha messo alla prova, per fortuna senza soffrire troppo il caldo: all'inizio si camminava tra la vegetazione, poi si è alzato il vento che non ci ha fatto patire il caldo". Ad accompagnare il gruppo Renato, che aveva già fatto da guida ai ragazzi a Cagliari. "È un vero e proprio pozzo di conoscenza sarda" spiega Sara "ogni volta con lui impariamo qualcosa di nuovo. Mi ricordo per esempio che lungo il sentiero quella volta ci ha raccontato delle maledizioni in lingua sarda: nel parlato sardo c'è spesso della poesia e anche nel mandare a quel paese la gente l'invenzione creativa non manca! Renato ci spiegava che in Sardegna non si usano bestemmie o parolacce, ma maledizioni, anche articolate. Meglio non ripetere alcune di queste espressioni...".

Dopo uno stop alla vedetta antincendio di Corra Chervina, una delle strutture gestite da Forestas (l'Agenzia forestale regionale per lo sviluppo del territorio e l'ambiente della Sardegna, di cui abbiamo parlato anche nel primo articolo), dove i ragazzi hanno incontrato Luigi con il figlioletto Gabriele, ecco finalmente la cima del Tuttavista, su cui spicca un gigantesco crocifisso. "Non una croce" spiega Sara "proprio un impressionante Crocifisso, realizzato agli inizi del secolo dallo scultore madrileno Manrique, con la commissione di riprendere nel modo più fedele possibile la statua del Trecento presente nella cattedrale di Galtellì". Galtellì è il paese a cui sarebbero arrivati i ragazzi dopo una lunga discesa: "il primo borgo vero e proprio del nostro percorso sardo" continua Sara "davvero un gioiellino, per fortuna risparmiato da tante brutture edilizie del dopoguerra. È stato un piacere attraversarlo, davvero una boccata d'aria". Galtellì, tra l'altro, è uno dei sette Comuni Bandiera Arancione della Sardegna, certificati dal Touring per le loro qualità turistiche e ambientali; qui ha sede anche il parco letterario dedicato a Grazia Deledda, che vi ambientò il celebre Canne al vento


Tappa Orosei-Irgoli. Foto Sara Furlanetto​


Tappa Orosei-Irgoli. Foto Sara Furlanetto​


Galtellì. Foto Sara Furlanetto​

L'arrivo della tappa era a Irgoli, dove i ragazzi sono stati ospiti di Luca, Gianmichele e Francesco, uno chef, un art director e una guida locale che con True Sardinia hanno unito le forze per far conoscere la loro terra. "Ci hanno preparato il famoso e ottimo porceddu" racconta Francesco "poi con loro siamo andati a vedere la produzione del pane carasau - qui detto carassato - al Panificio Secci: ho scoperto che carassato significa biscottato, perché dapprima il pane è lentu, cioè morbido, e soltanto in un secondo momento diventa croccante con la biscottatura".

"Irgoli è nota anche per il salumificio Murru, che in tempi passati ha dato da vivere a tutto il paese" continua Francesco. "Nel vecchio stabilimento, il figlio del fondatore ha fondato un birrificio, chiamato Marduk dal nome di una divinità babilonese una cui statuetta è stata ritrovata anche in Sardegna: un progetto interessante, con una filiera chiusa dove tutti gli ingredienti vengono prodotti localmente - a parte il luppolo - e gli scarti vanno ad alimentare il bestiame". Dal sito di Marduk leggiamo: "Nell’età del bronzo in Sardegna esisteva un dio con alte corna, luce del Sole e forza del Toro, il suo nome era Marduk, aveva 4 occhi e 4 braccia. Molto forte nei campi, tenace in battaglia, si dice che sapesse “guardare oltre”. Il suo popolo di guerrieri, i forti “Shardana”, abili navigatori, sorseggiavano birra alla conquista del Mar Mediterraneo"...


Irgoli, panificio Secci. Foto Sara Furlanetto​


Irgoli. Foto Sara Furlanetto​


Irgoli. Foto Sara Furlanetto​

CRESTE CALCAREE, SORGENTI E TARTARUGHE
Da Irgoli il Sentiero Italia si dirige verso nord, con una tappa fino alla località Norghio e un'altra fino a Sant'Anna (Montalbo). "La prima era tranquilla, panoramica, con un dislivello interessante" ricorda Giacomo. "Anche la seconda era piuttosto tosta" aggiunge Martina. "Io sono sono stata colpita soprattutto dalla cresta del Monte Albo, quest'enorme massiccio calcareo che forma una dorsale lunga oltre 10 chilometri, con una altezza media di 1000 metri: camminare in cresta ha sempre il suo fascino". Anche in questo tratto il sentiero è contrassegnato da numerosi ometti e da pietre incastrate negli alberi: "a volte meno visibili, ma a volte anche molto meno impattanti rispetto ai segnavia normali" commenta Martina. 

Da un passaggio calcareo a uno quasi alpino: "ci siamo ritrovati tra vacche al pascolo, davanti a quello che poteva essere un maso" ride Martina "se mi avessero mandato una foto di quel posto, non avrei mai detto che si poteva trovare in Sardegna!". Ristoro serale presso l'agriturismo Sas Pretas Latas, ovvero le pietre piatte, in frazione Sant'Anna nel Comune di Lodè: "ci siamo subito rigenerati, con una bella birra e un'ottima cena tipica. Abbiamo dormito su una terrazza con le brandine... tanto vento, di notte, ma l'alba sul mare è sempre spettacolare". L'agriturismo è di Giovanna e Giuseppe, due personaggi molto ospitali: "dove non c'era nulla hanno creato un progetto di fattoria sociale" aggiunge Francesco, "ci hanno fatto assaggiare tanti prodotti e ricette, a partire da sa manicatura - maiale bollito con ceci, verze e verdure varie - fino alle eccellenti seadas - i dolcetti fritti con formaggio e miele - e all'onnipresente filu 'e ferru, l'acquavite sarda. Perché questo nome? Dicono che si nascondesse l'acquavite nel terreno e per ritrovarla si piazzava un fil di ferro in superficie...".


Tappa Norghio-Agriturismo Sas Pretas Latas. Foto Sara Furlanetto


Tappa Norghio-Agriturismo Sas Pretas Latas. Foto Sara Furlanetto


Agriturismo Sas Pretas Latas. Foto Sara Furlanetto

Ancora un cambio di direzione per il Sentiero Italia: dopo l'attraversamento del Monte Albo, ecco che il percorso piega verso ovest, attraversando il parco di Tepilora fino ad Alà dei Sardi. "Si tratta di quasi ottomila ettari di foreste che dalle montagne della Barbagia raggiungono le zone umide della costa, tra i comuni di Bitti, Lodè, Posada e Torpè" spiega Francesco. "È uno dei più begli esempi di parchi richiesti dagli stessi abitanti e dalle amministrazioni locali per tutelare le risorse e incentivare lo sviluppo sostenibile del territorio". I ragazzi sono partiti all'alba per sfidare il caldo e raggiungere il prima possibile la caserma Gianni Stuppa. "Un'alba fantastica, con vista sull'isola di Tavolara che torreggiava nel mare, davvero spettacolare" commenta Giacomo. "Peccato che il sentiero fosse ancora una volta disastrato: per fare 2 chilometri ci abbiamo messo due ore, eravamo davvero distrutti. Alla fine abbiamo deciso di deviare su una strada, dove abbiamo raggiunto Daniele, figlio di Giovanna e Giuseppe e aspirante guida".
 
Il caldo non ha perdonato: "È forse la tappa che ho sofferto di più" continua Giacomo "si sudava anche all'ombra. Per fortuna ad accoglierci, ancora una volta, sono stati i dipendenti di Forestas nella caserma Stuppa aperta eccezionalmente per noi. Battista, in particolare, ci ha raccontato la sua vita di eremita part-time, solitaria in mezzo ai boschi... senza nasconderci che a volte si sta meglio in mezzo alla natura rispetto che in mezzo alla gente!".


Tappa Sant'Anna-Caserma Stuppa. Foto Andrea Buonopane


Tappa Sant'Anna-Caserma Stuppa. Foto Andrea Buonopane


Tappa Sant'Anna-Caserma Stuppa. Foto Andrea Buonopane

Dalla caserma ad Alà dei Sardi una tappa finalmente tranquilla, lineare, su sterrata e asfalto. "Bello il paesaggio boschivo con i tipici roccioni della Sardegna settentrionale" ricorda Sara. "Camminavamo sotto il monte Tepilora, dalla forma caratteristica: a mano a mano che ci avvicinavamo lo vedevamo sempre meglio, e non mancavano neppure scorci fino al mare e alla costa". Ad accompagnare i ragazzi questa volta un ospite inatteso: il cagnetto Dybala, che dalla caserma Stuppa ha seguito il gruppo fino ad Alà dei Sardi. "Dopo 23 chilometri era ancora con noi! Eravamo tutti preoccupati che non riuscisse poi a trovare la via del ritorno...". 

Una curiosità su Alà dei Sardi: la cittadina - neanche duemila abitanti nella regione storica del Monteacuto - vanta una grande tradizione per quanto riguarda l'atletica leggera. "La S.S. Alasport è stata fondata da un insegnante locale nel 1970 e da allora ha uno dei settori giovanili più forti della Sardegna" spiega Sara. "Alla fine dell'inverno molti atleti si riuniscono qui per il Cross di Alà dei Sardi, una gara di corsa campestre". Neanche a dirlo, Va' Sentiero è stato ospitato per la notte negli spogliatoi del campo sportivo.


Tappa Caserma Stuppa - Alà dei Sardi. Foto Sara Furlanetto


Tappa Caserma Stuppa - Alà dei Sardi. Foto Sara Furlanetto


Tappa Caserma Stuppa - Alà dei Sardi. Foto Sara Furlanetto

"È sempre sconvolgente quando si guarda il panorama e non si vede nulla, ma proprio nulla di umano. A volte qualche pala eolica, a volte le caserme di Forestas, ma altrimenti è soltanto natura...". A parlare è Martina, che racconta la tappa tra Alà dei Sardi e la Caserma forestale Bolostiu come "piuttosto varia e piacevole", prima tra i sughereti, poi attraverso un parco di pale eoliche, poi ancora in mezzo alla macchia. "Il parco di pale eoliche e l'ambiente aperto mi hanno ricordato i monti Dauni, in Puglia, attraversati lo scorso anno" prosegue Martina "ma poi altri dettagli erano diversi, come il costante profumo di elicriso proveniente dalla macchia". I ragazzi hanno incontrato anche un altro manufatto dell'epoca nuragica, sul sentiero: "a dir la verità, in quasi tutte le tappe ci siamo imbattuti in un monumento nuragico, anche se gli stati di conservazione sono molto vari. Questo, in particolare, era piuttosto grande e ben conservato, con un pozzo al suo interno". Si tratta del Santuario di Sos Nurattolos, dove una capanna circolare in muratura, probabilmente dedicata alle attività del culto, ‘copre’ il pozzo di una sorgente perenne che permetteva ai devoti di purificarsi. 


Tappa Alà dei Sardi-Caserma Bolostiu - Foto Sara Furlanetto


Santuario di Sos Nurattolos, lungo la tappa Alà dei Sardi-Caserma Bolostiu - Foto Sara Furlanetto

A volte c'è bisogno di camminare da soli - per riordinare i pensieri, per ritrovare una pace interiore, per rimettersi in pista nei giorni successivi. "Avevo bisogno di godermi una tappa per conto mio, d'altronde sono un lupo solitario" ride Andrea. "Così mi sono incamminato verso Monti in solitaria, munito della mia traccia gps. Ho incontrato subito il Rio Mannu di Berchidda, bellissimo, pieno di pozze d'acqua costellate di ninfee... se soltanto l'avessi incontrato dopo qualche chilometro! Invece dopo quel miraggio d'acqua è stato tutto un susseguirsi di verde e di rocce: prima una piantagione di conifere dove frinivano miliardi di cicale (e dove le mosche erano insopportabili), poi vigneti e pascoli dorati, poi ancora querce da sughero". Tra gli incontri, quello con un cinghiale e con una tartaruga, una presenza costante in quest'angolo di Sardegna: "era bella grossa" ricorda Andrea "l'ho ammirata in tutta la sua bellezza". Si tratta della tartaruga marginata, una specie tipica del Mediterraneo.

"Strada facendo, a un certo punto ho visto una deviazione per la sorgente Pedra Bianca" continua Andrea "e dato che il cartello indicava soltanto 10 minuti di percorso, ho deviato per dare un'occhiata. Ho "scoperto" un bivacco in buone condizioni, ottimo per una sosta, e una sorgente d'acqua bella e cospicua, con un grande e affascinante condotto abbandonato. Ai lati, anche un complesso con una gradinata in granito e una specie di labirinto per la raccolta dell'acqua... Su un muro spiccava anche un murale consumato dal tempo dove si intravedeva una cascata e un lago. Sono rimasto affascinato a vedere questo luogo incantato in mezzo al nulla, dove probabilmente in pochi hanno messo piede negli ultimi tempi". 


Tappa Caserma Bolostiu-Monti. Foto Andrea Buonopane


Tappa Caserma Bolostiu-Monti. Foto Andrea Buonopane

Nulla di particolare da segnalare, se non le grandi vigne del vermentino, nella tappa da Monti a Berchidda. "Molta serenità e tranquillità" ricorda Diego "ben simboleggiate da un'altra tartaruga incontrata lungo il sentiero". Berchidda è nota in Italia per aver dato i natali a Paolo Fresu, uno dei più noti trombettisti a livello internazionale, che fin dal 1988 propone e presiede intorno al paese Time in Jazz, un festival annuale di musica jazz che ha acquisito nel tempo fama internazionale. "L'abbiamo incontrato brevemente mentre stava facendo una lezione ad alcuni bambini" spiega Francesco. "Con lui c'era anche Gigi Datome, il cestista con un passato anche in NBA". Il progetto in cui i ragazzi hanno trovato impegnato Paolo Fresu è quello di Time to Campus, un'iniziativa del Festival Time in Jazz per bambini e bambine tra gli 8 e gli 11 anni: in poche parole, un campus estivo legato al mondo della musica jazz. Una bella iniziativa per valorizzare il territorio.


Berchidda. Foto Sara Furlanetto


Foto di gruppo con Datome e Fresu

VERSO NORD, IL LIMBARA E POI IL GRANITO DI CAPO TESTA
Via, verso nord. Santa Teresa non è poi così lontana. Anche Sara ha avuto bisogno di una tappa in solitaria: "per una volta, niente modelli per le mie fotografie!" ride. "Quel giorno avevo voglia di ascoltare la natura e i miei pensieri. Sono partita a cannone, ma la tappa era ostica! All'inizio ho percorso un lungo tratto su una strada sterrata, la vista era dominata dal monte Limbara, la vetta più alta in questa zona". Il Limbara, che si innalza fino a 1359 metri, rappresenta il confine tra le regioni storiche e geografiche della Gallura a nord e del Logudoro a sud. "Lo scenario mi ricordava un po' quello del massiccio dei Sette Fratelli, incontrato durante i primi giorni di cammino sull'isola" continua Sara "in qualche modo sembrava di chiudere un cerchio". Anche Sara ha incontrato la "sua" tartaruga, questa volta in un bosco dove la luce filtrava creando un'atmosfera magica. 

Poi, però, ecco la fatica: "il sentiero è scomparso, invaso dalla vegetazione, con i segnavia difficili da scorgere... dovevo stare attenta a ogni passo, ma riuscivo a vedere comunque il percorso, spinta da un po' di senso di avventura e dall'arte dell'arraggiarsi. Tra un rovo e l'altro, mi sono ritrovata sotto la cima del Limbara: lì sono comparsi anche Noemi, la guida che ci aveva già seguito durante le prime tappe, insieme a Raimondo, il gestore dell'albergo di Vallicciola dove avremmo pernottato, e a Fabio e Alessandro, che hanno creato un'associazione che si occupa di sentieristica nella zona". Tra i grandi sassi di granito, la vetta del Limbara si avvicinava: "che spettacolo dalla cima, questi enormi massi levigati dall'acqua e dal vento... peccato soltanto per tutte quelle antenne così impattanti. C'è anche una vecchia stazione Nato abbandonata, residuo di un insediamento militare". Dalla vetta, lo sguardo spazia fino a Capo testa e alla Corsica. 

Relax serale all’Hotel Vallicciola, isolato e immerso tra le conifere. "Un luogo bellissimo, anche per l'anima. Non è stato facile lasciarlo!" commenta Yuri.


Tappa Berchidda-Vallicciola. Foto Andrea Buonopane

Da un luogo già incantevole a uno che lo potrebbe diventare presto: alla fine della tappa successiva, quella che da Vallicciola porta a Calangianus, i ragazzi hanno incontrato Sebastiano e Jessica, lui friulano lei sarda, che hanno acquistato un rustico tra le querce da sughero per farne una struttura ricettiva con vista sul Limbara. "È proprio sul Sentiero Italia" spiega Yuri "pensa che loro se ne sono resi conto soltanto dopo averlo acquistato! Per ora sono in piedi solo i muri e il tetto, ma speriamo diventi presto un punto tappa per camminatori e turisti, tutti noi glielo auguriamo". I ragazzi hanno condiviso una bella grigliata, "la prima cena nella nuova casa" con i proprietari e tanti altri amici. "È stato bello pensare di aver visto un posto così sul nascere... l'hanno chiamato L'una di Notte. Abbiamo dormito con le nostre brandine di fianco alle ruspe e ai sacchi di cemento" conclude Yuri. E la tappa? "La tappa era tutta in discesa, alle pendici del Monte Bianco, disseminate di conchi (cioè tafoni, grandi massi isolati) e semigrotte naturali, utilizzate dai pastori come rifugio" ricorda Yuri "un bel paesaggio, condiviso con Mathias, il compagno di Noemi e... due amici arrivati apposta da Amsterdam per fare con noi le ultime tappe!". 


Tappa Vallicciola-Calangianus. Foto Francesco Sabatini


Jessica e Sebastiano, Calangianus. Foto Sara Furlanetto

Nei dintorni di Calangianus i ragazzi non potevano lasciarsi scappare un paio di escursioni e di deviazioni dal Sentiero Italia. La prima è stata per scoprire il mondo del sughero, uno dei prodotti sardi più noti. "Siamo stati accolti al sugherificio Ganau a Tempio Pausania" spiega Diego "il leader nella produzione di tappi di sughero sull'isola. Qui Alessandro, che lavora nel reparto del controllo qualità, ci ha spiegato vita morte e miracoli di questo materiale incredibile: dalla decorticazione delle querce, che avviene ogni 9-10 anni, fino alla lavorazione, che comprende essicazione all'esterno, poi bollitura e pressatura. Forse però l'aspetto più affascinante è stato vedere all'opera i raccoglitori: le squadre sono sempre all'opera a coppie, ognuno dei due ha un'ascia per sfogliare la corteccia dall'albero e ci deve essere ovviamente una sintonia importante tra loro, per evitare che l'accetta finisca nel posto sbagliato...". I ragazzi hanno imparato che gli scarti triturati servono per ricavare tappi con una grana diversa, assemblati con colla, completati poi da tondini di sughero che rimangono a contatto con l'alimento. "Un tempo i sardi erano tra i primi produttori di sughero del Mediterraneo" aggiunge Francesco "oggi invece la produzione è dominata dai portoghesi". 


Sugherificio Ganau. Foto Sara Furlanetto


Sugherificio Ganau. Foto Sara Furlanetto

A Tempio Pausania, un altro borgo certificato dal Touring con la Bandiera Arancione, i ragazzi hanno visitato il paese con Raimondo. "Ci ha mostrato piazza Faber" spiega Francesco "dedicata a Fabrizio De André, illustre frequentatore della zona. Qui un'installazione progettata da Renzo Piano ha l'obiettivo di porre l'attenzione sull'importanza dei piccoli centri del territorio italiano... l'idea delle vele che si devono aprire a seconda del meteo è bella, purtroppo però il meccanismo non funziona bene". Presso Tempio il team è entrato anche nel Nuraghe Maiori, un grande esempio di edificio nuragico con varie camere, "rifugio di una colonia di pipistrelli", gestito dall'associazione SRDN (le lettere sono la più antica citazione della Sardegna, in lingua fenicia, ritrovata sulla cosiddetta stele di Nora). 

Un grande gruppo di chitarristi e amanti della musica non poteva non concludere la visita di Tempio all'Agnata, che in gallurese significa “angolo nascosto, riparato dai venti”. "Originariamente un'antica casa padronale con tipico stazzo" spiega Francesco  "divenne a metà degli anni ’70 dimora di Fabrizio De Andrè, che qui visse con la compagna e futura moglie Dori Ghezzi. Oggi è un piccolo boutique hotel, di cui una struttura è avvolta nella rigogliosa vite del Canada che fece piantare lo stesso De André: ci ha accolto Gianni, che ci ha raccontato tante storie legate al cantautore e alla sua Sardegna".


Nuraghe Maiori, Tempio Pausania. Foto Sara Furlanetto


L'Agnata, Tempio Pausania. Foto Sara Furlanetto

Complice anche il caldo intenso, nei racconti degli ultimi giorni si percepisce che il gruppo ormai vedeva vicina la meta: lì, all'orizzonte, c'era Santa Teresa con il suo mare e gli ultimi metri del Sentiero Italia. Ecco allora giusto qualche flash: tra Calangianus e Sant'Antonio di Gallura, Andrea racconta di una tappa semplice, non particolarmente panoramica, tra paesini deserti nell'afa del mezzogiorno; tra Sant'Antonio e Luogosanto, Giacomo ricorda di altre tartarughe, di fonti d'acqua inaspettate (la sorgente della Filetta), di guadi imprevisti ("ma faceva così caldo che dopo qualche minuto eravamo già completamente asciutti") e di un'ottima accoglienza da parte dell'amministrazione in quello che sarebbe stato l'ultimo paese della tratta sarda, ovvero Luogosanto ("un bel borgo che si è preservato" aggiunge Francesco); tra Luogosanto e località Saltara, Yuri ricorda l'incontro con due ragazzi tedeschi che risiedevano in una casa piena di cimeli di biker e statue di Buddha ("il padre di uno era un vecchio biker e aveva messo in piedi la struttura, un luogo davvero insolito") e poi l'arrivo alla spiaggia di Rena Majori ("sembrava di essere in città, stavano girando un film!"). Tra le foto di Sara, troviamo anche quella di un olivastro millenario: è uno di quelli di Luras, sul lago del Liscia, monumenti al passare del tempo.

Francesco invece fa il punto su altre specialità galluresi: la zuppa gallurese, in primis, una sorta di bruschetta realizzata con pane raffermo bagnato dal brodo ricoperto da formaggio e pomodoro, poi finita in forno; e la peretta, ovvero un formaggio vaccino a pasta filata simile al caciocavallo: d'altronde, la Gallura è nota anche per la presenza di vacche e la produzione di latte.


Tappa Calangianus - Sant'Antonio di Gallura. Foto Sara Furlanetto​


Calangianus - S. Antonio di Gallura. Zuppa gallurese


Tappa Sant'Antonio di Gallura-Luogosanto. Foto Sara Furlanetto​


Luogosanto. Foto Sara Furlanetto​

Durante le ultime notti Va' Sentiero era ospite dello Stazzo Lu Furracu a Bassacutena, vicino a Tempio Pausania: ovvero l'agriturismo creato da Andrea e Marta in una "situazione bellissima", racconta Francesco. "Pensa che Andrea ha fatto il muratore per 11 anni sull'isola di Spargi, nell'arcipelago della Maddalena... viveva in una roccaforte militare". Con loro i ragazzi hanno visitato la Batteria Militare Talmone, presso Palau, che presidia il braccio di mare che separa appunto Spargi dalla Sardegna. "È parte di un sistema difensivo sorto a fine Settecento" spiega Francesco "e costituito da oltre 50 tra forti, fortini e batterie militari sparsi nell'arcipelago della Maddalena. Fu utilizzata come base difensiva della costa dal 1914 al 1947. Oggi è raggiungibile con un bel sentiero tra le rocce levigate dal vento ed è visitabile grazie al Fai". Chi è di Torino conoscerà la Michele Talmone, la fabbrica di cioccolato e cacao fondata nel 1850... la famiglia era la stessa.


Batteria Talmone. Foto Sara Furlanetto


Batteria Talmone. Foto Diego Marmi

Ultima tappa sarda, dopo un mese di cammino, quella che dalla località Saltara porta alla Chiesa del buon cammino, nell'entroterra di Santa Teresa di Gallura (come sulla costa sud, il sentiero ufficiale mappato dal Cai non finisce sul mare, ma qualche centinaio di metri all'interno). "Siamo partiti presto, anche perché c'era in ballo una scommessa..." ride Yuri. "Io dicevo che entro le 12 saremmo giunti a Valle della Luna, poco oltre la chiesetta; il mio amico Alberto invece sosteneva che era impossibile... Erano pure state stabilite delle penitenze per chi avrebbe perso, balli di tango e esibizioni di chitarrra... così abbiamo passato gli ultimi chilometri in allegria, tra chi accelerava (il sottoscritto!) e chi cercava di rallentare il ritmo!". 

La parte più spettacolare della giornata, inutile dirlo, è stata quella dell'arrivo a Capo Testa, percorrendo il sottile istmo che lo collega all'isola. "Quei massi di granito che escono dalla macchia sono davvero stupefacenti! E sai a che ora siamo arrivati alla Valle della Luna? Io alle 11.57, gli altri alle 12.02... insomma, alla fine abbiamo deciso che era un pareggio". Grande felicità, strette di mano, abbracci e qualche lacrima di gioia mista a tristezza, "perché la Sardegna ha lasciato il segno, è stata davvero un'esperienza forte" conclude Yuri. "Ci voglio tornare, mi ha proprio scavato dentro! Un incontro intenso e inaspettato". 

Come dicevamo negli articoli precedenti, il Sentiero Italia nel suo complesso (così com'è stato pensato) inizia (o finisce) proprio qui, al "caput mundi" di Santa Teresa di Gallura, ma il team ha preferito anticipare i chilometri sulle isole e tornare poi sulla terraferma, in Campania, dove riprendere il percorso verso Reggio Calabria. "Sarebbe stato un gran bell'arrivo, non c'è dubbio" sorride Yuri "un po' mi è spiaciuto non terminare Va' Sentiero qui, come doveva essere in origine... ma, si sa, il bello del viaggio è che si segue il fato ogni giorno".

E con i graniti di Capo Testa e i sorrisi di Sara, Martina, Giacomo, Yuri, Andrea, Francesco e Diego vi salutiamo dalla terra sarda, che tante emozioni ha regalato a loro e a noi che abbiamo ripercorso il loro itinerario. Appuntamento per il racconto del Meridione italiano: dalla Campania i ragazzi si sposteranno fino in Basilicata e poi in Calabria fino allo Stretto. Rimanete sintonizzati per le ultime puntate di questa grande avventura.


Tappa Saltara-Valle della Luna. Foto Sara Furlanetto​


Tappa Saltara-Valle della Luna. Foto Andrea Buonopane​


Tappa Saltara-Valle della Luna. Foto Sara Furlanetto​


Arrivederci!