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Il Touring racconta il viaggio di cinque ragazzi (e di molti altri amici) lungo il sentiero più lungo del mondo

Va' Sentiero, capitolo 14. In Piemonte, dal Monviso alle Alpi Marittime

di 
Stefano Brambilla
8 Ottobre 2019

Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di cinque ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!

Quante valli ci sono in Piemonte? Non sappiamo se qualcuno le abbia mai contate, ma certamente in un'ipotetica classifica la regione sarebbe senz'altro ai primi posti. Basta guardare la cartina orografica per rendersene conto: tra la provincia di Torino e quella di Cuneo - enorme, gigantesca, d'altronde è detta La Granda - è tutto un susseguirsi di valichi, di crinali e di solchi vallivi, di altri valichi, altri crinali e altri solchi... quasi paralleli gli uni agli altri, quasi in un ripetersi seriale. Immaginate ora a percorrerle tutte quelle valli, salendo, svalicando, scendendo, una dietro l'altra, passo dopo passo. Buona parte di settembre e i primi giorni di ottobre Va' Sentiero l'ha passata a svalicare le infinite montagne piemontesi. E a mano a mano che il viaggio procede, che le orme si accumulano, il cammino assume anche altri significati. "A volte un giorno dura per sempre e la fine dei passi sembra non arrivare mai" scrivono i ragazzi sul loro profilo Instagram. "Altre, gli attimi si accavallano come onde. Poi ci sono giorni in cui il tempo non significa più nulla, perde la sua consistenza e ne acquisisce un'altra, tutta diversa: fatta di roccia, erba, vento, vallate, nuvole e sole. E non sai mai quanto durerà oggi e quando oggi sarà già ieri". 


Val Maira, tappa Macra - Rifugio Fauniera. Foto Sara Furlanetto​

VAL VARAITA E VAL MAIRA, NEL CUORE DELL'OCCITANIA
Avevamo lasciato i ragazzi a Pontechianale, ai piedi del Monviso. Di lì riprendiamo il racconto, per una tappa - quella da Pontechianale a Elva, attraversando la Val Varaita - funestata dal maltempo. "Nebbia, nuvole basse, tappa lunga... uno di quei giorni che hai appena nominato, quelli che non sembrano finire mai" ricorda Yuri, che piuttosto si sofferma sul punto di arrivo, "il borgo di Elva, magico, affacciato sulla Val Maira". "Pensa, qui c'è un Museo dei pels, cioè dei capelli" aggiunge Francesco "perché le parrucche erano proprio una produzione del luogo: i pellassiers di Elva giravano per le montagne raccogliendo i capelli delle giovani, si narra che avessero un gergo tutto loro per convincere le ragazze a vendere i capelli...". Come spesso è successo e succederà nei prossimi giorni, i ragazzi sono stati ospiti nel posto tappa GTA, acronimo che sta per Grande Traversata delle Alpi. "Un itinerario ben segnalato e ben tenuto, che percorre in 55 tappe tutte le montagne piemontesi da Molini di Calasca (presso Domodossola) a Viozene (presso Ormea). Lo frequentano soprattutto gli escursionisti stranieri, in particolare i tedeschi, molto raramente gli italiani. E i posti tappa offrono sempre un ottimo servizio, spesso sono ancor più confortevoli dei rifugi".  

Un altro esempio di bellissimo posto tappa GTA i ragazzi l'hanno incontrato proprio nella tappa successiva, che da Elva ha portato a Macra, in val Maira. "Si chiama Locanda del Silenzio" spiega Yuri "ed è uno straordinario esempio di una realtà che funziona, nonostante la posizione isolata e la frequentazione minore rispetto a tante altre località alpine. Lo gestiscono Marisa e Gigi col figlio Francesco, gente davvero in gamba". D'altronde la val Maira è davvero un modello da seguire: "un contesto davvero anomalo, dove il turismo garantisce un'economia senza aver deturpato l'ambiente. Qui non ci sono grossi insediamenti né impianti sciistici, eppure la gente per una volta riesce a rimanere nei luoghi d'origine e a non dover emigrare". Quanto alla tappa, i ragazzi parlano di montagne calcaree che ricordano le Dolomiti, con forme verticali e colori da enrosadira. Senza dimenticare, al colle San Giovanni, quella famosa roccia sporgente e quasi sospesa detta "la donna assopita"... dove Francesco ha fatto un po' troppo il brillante, per poi accorgersi del vuoto sottostante e ritornare sui suoi passi tra le risate generali.


Marisa Molineris e Gigi Gallo col figlio Francesco. Locanda del Silenzio, Camoglieres. Foto Sara Furlanetto

Siamo nel pieno dell'Occitania, come potete vedere nella foto qui sopra, dove si legge "Locanda occitana" e "Percorsi occitani". "Un'iniziativa nata circa quarant'anni fa" spiega Francesco "quando si è cercato di puntare sul recupero della tradizione occitana per far riscoprire il territorio e tornare a valorizzarlo". In particolare, alcune associazioni si sono particolarmente impegnate per il mantenimento della lingua occitana e il recupero dei sentieri. Come "Percorsi occitani" e il suo presidente Daniele, che è tornato in valle dopo aver lavorato altrove e che i ragazzi hanno incontrato in val Maira. "Daniele ci ha spiegato per esempio che uno dei requisiti per essere posto tappa dei percorsi occitani è utilizzare prodotti del territorio" aggiunge Francesco "anche lui ha un agriturismo e ha puntato prima sul miele, poi sulle patate e poi sulla canapa, con cui produce un'ottima birra". Attraverso il passaparola, Va' Sentiero ha poi conosciuto Loa, ragazza svizzera che ha aperto un ristorante vegetariano: "abbiamo cucinato insieme ed è stato bello" ride Francesco, che per Va' Sentiero "fa" il cambusiere.

"Poi, nella tappa successiva, abbiamo visto finalmente le Alpi Marittime!" esclama Yuri. E' successo quando dalla val Maira i ragazzi si sono spostati verso la valle Grana, in una lunga tappa fatta di salite e discese continue, prima fino al monte Bastia, poi sulla dorsale, poi ancora al passo delle Crocette per poi terminare al rifugio Fauniera. Paesaggi bellissimi in una giornata di vento e di sole, di cui - se lo spazio consentisse - vorremmo farvi vedere almeno dieci foto di Sara, tanto gli scenari sono affascinanti, le luci settembrine ammalianti, i colori intensi. Ci limitiamo a questa, scattata in prossimità del Colle delle Crocette...


Val Maira, tappa Macra - Rifugio Fauniera. In foto, verso Colle della Crocetta, vicino al Santuario di San Magno. Foto Sara Furlanetto

...e a quest'altra, totalmente inaspettata per il soggetto, almeno per chi scrive: l'imponente santuario di San Magno, un grande complesso sacro nel comune di Castelmagno in valle Grana. "Bellissimo, isolato, grandioso" commenta Yuri. L'attuale configurazione dell'edificio risale al XVIII secolo, ma il primo nucleo risale al 1475. "San Magno è protettore del bestiame e dei pascoli" racconta Francesco "insieme a San Dalmazzo. La leggenda narra che entrambi erano soldati romani che si rifiutarono di sterminare i cristiani della zona". Castelmagno ricorda ovviamente anche un famoso formaggio, strepitoso con gli gnocchi...


Il Santuario di San Magno, a Castelmagno (Val Grana). Foto Sara Furlanetto​

DI RIFUGI, NOTTI STELLATE E IMPRESE CICLISTICHE
Al Rifugio Fauniera l'incontro con il gestore Marco, 38 anni, di Borgo San Dalmazzo, un'altra di quelle persone, tra le tante incontrate da Va' Sentiero lungo il cammino, che ha lasciato un lavoro ben pagato - nel suo caso, da pubblicitario - per dedicarsi alla montagna. "Tra l'altro il rifugio è davvero bello, ricavato in un ex hangar dell'Anas" racconta Sara "Marco lo sta a poco a poco ristrutturando e coibentando, un gran lavoro. Pensa, era un suo chiodo fisso fin da ragazzo: per qualche anno ha gestito un agriturismo in Valle Grana facendo anche il lavoro del malgaro, finchè, vincendo un bando comunale, ha potuto concretamente avviare il suo sogno. Il rifugio è aperto dal 20 giugno 2019 e le cose vanno alla grande!". La serata è trascorsa in compagnia dell'Unione Astrofili Italiani, che sta seguendo i ragazzi lungo le Alpi organizzando di tanto in tanto un'osservazione delle stelle. "Enrico ci ha fatto una bellissima spiegazione della volta celeste, parlando di uomini, religione, miti... faceva un bel freddo e lui non si fermava mai!" ricorda Francesco.


Va' Sentiero insieme a Marco, Elisa e Federica del Rifugio Fauniera. Foto Sara Furlanetto


Vista notturna dal Rifugio Fauniera verso valle. Foto Sara Furlanetto

Poi c'è stata la tappa dal Rifugio Fauniera a Sambuco, in alta valle Stura. E qui Giacomo si lascia andare. "Per me è stata una delle tappe più belle di tutto il Sentiero Italia percorso finora" spiega entusiasta "anche se è difficile fare una classifica, io senz'altro la metto nella mia top 5!". Cosa ha avuto di tanto particolare il sentiero tra valle Grana e valle Stura? Giacomo, per spiegarcelo, ci manda via cellulare una valanga di foto, in cui si aprono paesaggi sovrastati da un tetto di nuvole veloci, creste che si perdono all'ordizzonte, viste a 360 gradi, suggestioni da tetto del mondo. 
 
"Durante la tappa siamo innanzitutto saliti sul Colle Fauniera, noto in particolare agli appassionati di ciclismo: qui nel 1999 Marco Pantani si rese protagonista di un momento memorabile, quando durante il Giro d'Italia scattò in salita prima del colle, conquistando al termine della tappa la Maglia rosa alle spese di Jalabert. La tappa la vinse Savoldelli, ma Marco Pantani poi rimase in rosa fino alla fine" racconta Giacomo. E pensare che fu l'unica volta che il Giro passò da quelle parti... "Sul colle, a ricordare l'impresa, un monumento a Pantani: ci siamo tutti emozionati". A seguire, la cresta, "bellissima," dove Sara ha posato in un letto di stelle alpine, e poi un momento di spavento, quando Andrea per poco è precipitato da un sasso, inciampando - "non so ancora come ho fatto ad avere i riflessi per aggrapparmi alla roccia" racconta. Infine, l'arrivo a Sambuco, famoso tra l'altro per l'agnello sambucano, presidio Slowfood, dove i ragazzi hanno dormito in una ex caserma, trasformata in foresteria. 


Andrea, Tappa Rifugio Fauniera - Sambuco. Foto Sara Furlanetto​


Sara, Tappa Rifugio Fauniera - Sambuco. Foto Andrea Buonopane

Da Sambuco il Sentiero Italia ha portato poi a Vinadio, in valle Stura di Demonte. "Due salite da mille metri l'una" sorride Yuri "ma panorami stupendi, soprattutto un pianoro sotto la cima del Monte Vaccia, dove abbiamo trovato due caserme abbandonate... la vista era incredibile, il luogo pervaso da una certa dolcezza... abbiamo pensato che non doveva poi essere stato così male fare i soldati lassù". Il panorama qui inizia a cambiare: "le Alpi Marittime sono più minute rispetto alle catene ammirate finora" spiega Yuri "diciamo che mi hanno dato l'impressione di essere alte colline dove si aprono sprazzi di roccia verticale. Ma non per questo meno belle, anzi...".
 
E poi, l'arrivo al santuario di Sant'Anna di Vinadio, tra i più alti d'Europa (una cappelletta sul Rocciamelone sembra detenere il primato), dove i ragazzi hanno vissuto uno dei momenti più belli del mese di settembre. "L'osservazione astronomica qui è stata... spaziale" racconta Yuri "le condizioni del cielo erano pazzesche, il vento aveva portato via tutte le nuvole e l'aria era pulitissima... e a completare il quadro delle nubi basse nel fondovalle oscuravano tutte le luci dei centri abitati. In una parola, era buio pesto!". Gli amici dell'Unione Astrofili Italiani avevano portato un telescopio da 76 cm di diametro (per i neofiti, si tratta di una macchina potente) con cui tutti si sono dilettati a trovare stelle, pianeti, costellazioni. "Io ho rivisto Orione, costellazione invernale, cui sono particolarmente affezionato...".


Santuario di Sant'Anna di Vinadio: serata di osservazione astronomica con gli esperti dell'UAI e Ferrino. Foto Sara Furlanetto

L'indomani mattina c'è stato il tempo di visitare il Santuario con don Beppe, il suo rettore, e di ammirare i tantissimi ex voto che lo ricoprono all'interno. "Pensa che questa struttura, ricostruita più volte nel corso del tempo, è situata in un vallone così stretto e freddo che non capita di rado che sia sommersa dalla neve, in inverno! Abbiamo visto alcune foto in cui si cammina sul tetto imbiancato, da dove spunta solo la croce...". "Il santuario nacque perché di qui passavano i portatori di sale, che facevano la spola tra Nizza e il Piemonte" aggiunge Francesco "anche se ci sono varie leggende che raccontano il perché sia dedicato a Sant’Anna, forse per un sogno di una pastorella o per volere di una principessa Savoia, chissà. Comunque la cosa più strana è che è costruito in leggera pendenza e che... il suo pavimento è in parquet!”. Al Santuario, curato notte e giorno da un guardiano sin dal Cinquecento, è annesso anche un ospizio.


Santuario di Sant'Anna di Vinadio con don Beppe. Foto Sara Furlanetto

E poi via verso il colle della Lombarda, in una deviazione dal Sentiero Italia, giungendo all'impervio e panoramico colle Aiser. "Da qui abbiamo visto il monte Argentera per la prima volta e devo dire che ci ha lasciati davvero impressionati: una parete verticale, drittissima, affascinante" ricorda Yuri. La destinazione del giorno era il rifugio Malinvern, nel vallone di Rio Freddo: "una valle fredda di nome e di fatto, dove la mole del Malinvern oscura il paesaggio circostante... un'altra parete bellissima e piramidale, con screziature giallastre".


Tappa Sant'Anna di Vinadio - Rif. Malinvern. In foto, gli ultimi passi verso il rifugio. All'orizzonte, il monte Malinvern nella sua maestosità. Foto Sara Furlanetto​

Il rifugio Malinvern è gestito da Katia, un altro di quei personaggi che si incontrano solo nelle fiabe o in alta montagna: "Pensa, Katia gestisce il rifugio Malinvern da 7 anni, ma per 12 anni ha lavorato in banca, finchè ha deciso di lasciare tutto e cambiare vita. Avendo più tempo libero è riuscita ad entrare nella nazionale di sci alpinismo, e da quest'anno è anche mamma di Azzurra. Una super donna montagnina!" racconta Sara.


Katia, 38 anni, con la figlia Azzurra. Gestisce il rifugio Malinvern da 7 anni. Foto Sara Furlanetto

UNA FISARMONICA CHE GIRA
La tappa fino a Valdieri, nel parco naturale delle Alpi Marittime, è stata segnata da bellissimi paesaggi e da ricordi reali: qui, come in altri luoghi delle montagne piemontesi e valdostane, la presenza di Casa Savoia si percepisce ancora, soprattutto nelle strade lastricate e nei casotti di caccia che i reali disseminavano per le "loro" valli. "Siamo passati dal lago di Valscura" ricorda Yuri "poi nel piano di Valasco per poi arrivare alle Terme di Valdieri. Una visita serale alla centrale Enel di Entracque - dove sono in mostra interessanti modellini della diga - ha terminato la giornata. 

Ecco arrivare per la tappa successiva nuovi amici: Andrea di Boves e Ilenia di Mondovì con la sua cagnolina Melì. "Avevamo conosciuto Ilenia in zona Gressoney, dove lavorava in un rifugio" racconta Andrea "si è entusiasmata per il progetto e ci ha voluto raggiungere per camminare insieme a noi". Una bella compagnia e una bella tappa: tanta salita, prima tra i faggeti e poi su una pietraia affascinante. "Siamo arrivati alle porte del rifugio Morelli Buzzi, che era chiuso ma... per caso c'erano i gestori Paolo e Marco che stavano effettuando qualche manutenzione. Così, tra un caffè e un po' di chiacchiere, Paolo si è messo a suonare la sua fisarmonica antica... un bel momento" continua Andrea. Un passo, un altro passo e finalmente il lago del Chiotas, bellissimo, dall'alto. "La diga è una delle più grandi e alte d'Europa, davvero imponente. Ci siamo fermati a dormire lì vicino, al rifugio Genova, anche se la struttura principale era già chiusa ed era aperto solo il locale invernale, accessibile solo dalle scale esterne: un bivacchino da 8-9 posti, in cui siamo stati benissimo. E la stellata, nel buio più totale, è stata davvero incredibile". 


Tappa Terme di Valdieri - Rif. Genova. Passo del Chiapous, da cui si vede la diga del Chiotas. Foto Sara Furlanetto


Tramonto sul lago del Chiotas - foto Sara Furlanetto

Ultima tappa di questo capitolo quella dal rifugio Genova a Trinità di Entracque. Con la cagnolina Melì che guidava il gruppo, Va' Sentiero si è diretto verso il passo di Fenestrelle - l'unica salita della giornata. "E' preceduto da due laghetti, in un anfiteatro suggestivo. E il passo racconta molte storie: quelle dei contrabbandieri, detti barbetti, ma anche quelle di varie famiglie ebree che riuscirono a scappare dalle persecuzioni" racconta Sara. La discesa è stata lunga e piacevole, con vista aperta. "Tutto giallo, arancio, una meraviglia" ricorda Sara "fino a che le nuvole hanno ricoperto tutto e ci siamo ritrovati in una foschia rarefatta.. e l'atmosfera è diventata magica". Ancora, dopo il rifugio Ellena Soria un bosco e poi la località San Giacomo, da cui poi si arrivava a Trinità di Entracque, in valle Gesso. "Nella foresteria del parco delle Alpi Marittime abbiamo incontrato Linda, che qui sta facendo una tesi sulle aquile" aggiunge Francesco, che ci racconta anche del centro Uomini e lupi, realizzato dall'area protetta per sensibilizzare il grande pubblico sul grande predatore. Anche Entracque, tra l'altro, è uno dei 241 borghi certificati dal Touring con la Bandiera arancione.

Di qui lo scenario cambia ancora, si entra nelle Alpi liguri... e i ragazzi si aspettano da un giorno all'altro di tornare a rivedere il mare, lasciato a maggio in Friuli Venezia Giulia. Dopo cinque mesi di cammino, dove riusciranno a scorgerlo per la prima volta? La risposta, come sempre, nel prossimo capitolo. Continuate a seguirci!


Tappa Rif. Genova - Trinità. In foto, inizia la lunga e bellissima discesa da Colle di Fenestrelle verso San Giacomo. Foto di Sara Furlanetto
 

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