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Andrea Portante pubblica con Tci un libro per pianificare il proprio anno all’estero. Presentazione il 13 dicembre a Milano

Un manuale per organizzare un Gap Year. E capire perché il sabbatico è un anno guadagnato

di 
Tino Mantarro
6 Dicembre 2019
C’è stato un tempo in Italia in cui il consiglio di ogni genitore era categorico: «Studia, non distrarti in lavoretti, costruisciti un futuro». Oggi il panorama è decisamente cambiato, studiare serve ma non garantisce un futuro lavorativo, piuttosto introduce al percorso stage-attesa-contrattino-partitaIva e poi chissà, magari emigro. «Ed è esattamente in un periodo storico come questo che è necessario puntate sulla propria formazione a 360 gradi, il che non vuol dire solo prendere un titolo di studio, ma fare esperienze che diano una marcia in più, contribuendo alla formazione dei ragazzi anche dal punto di vista personale e caratteriale» spiega Andrea Portante, di formazione economista, ora dirigente in Rai.
 
Fermamente convinto che i giovani debbano prendersi del tempo per costruire al meglio il proprio futuro Portante ha scritto Gap Year (Touring Club Italiano, pag. 317, 14,90 €; presentazione il 13 dicembre a Milano, vedi sotto). Un manuale assai pratico per invitare i giovani arrivati alla fine della scuola dell’obbligo a prendere in considerazione l’opportunità di partire per un anno e fare esperienze diverse. Lui il Gap Year non l’ha fatto, «erano altri tempi» spiega. «Ma ho studiato e vissuto all’estero cogliendo tutte le opportunità e vedendo come invece si comportavano i giovani americani e inglesi. E adesso mi sono ritagliato questo ruolo di evangelizzatore» scherza. Fno a un certo punto, perché da genitore all’utilità del Gap year crede fortemente, e vorrebbe che tanti altri seguissero questa strada.
 
 
Ma che cosa è un gap year? «Un anno di prova per essere sicuri di che si fa e fare meglio quello che faremo» sintetizza efficacemente Portante. Nulla di davvero nuovo. «Perché il Gap Year altro non è che una edizione aggiornata del mitico Grand Tour, ovvero il viaggio di formazione che i rampolli della nobiltà e della buona borghesia britannica e non solo facevano durante l’Ottocento» racconta. Allora la destinazione era quasi obbligata: l’Italia e l’Europa meridionale in genere, a caccia di cultura classica e avventure moderne, perché i lunghi peripli tra le rovine greche e romane erano anche un momento di accesso all’età adulta in ogni senso. Oggi la destinazione è il mondo intero, le possibilità infinite, per cui una volta convinti che sia una esperienza necessaria occorre scegliere il percorso giusto, e a questo serve il libro di Portante, ricco di suggerimenti, consigli e indirizzi.
 
«Il momento ideale è quello che passa tra la fine delle superiori e la scelta dell’università, anche se certo esperienze come l’anno all’estero durante le superiori o un Erasmus durante la laurea sono altrettanto importanti, ma sono un’altra cosa» specifica Portante. Perché secondo lui il Gap year non è solo un approfondimento di una lingua, o la scelta di frequentare un corso professionalizzante, è qualcosa di più intimo e totale. «Credo sia un periodo fondamentale per la formazione personale, una esperienza fondante che tutti dovrebbero fare, non solo perché tornare sicuramente utile per l’inserimento lavorativo poiché ti dà una marcia in pià, ma soprattutto per quel che lascia in termini di crescita personale e caratteriale» spiega Portante.
 
 
Nei Paesi anglosassoni è una abitudine diffusa, con circa 60mila studenti che ogni anno scelgono questa opportunità in Gran Bretagna e poco meno negli Stati Uniti, mentre per australiani e neozelandesi l’anno “overseas” è quasi un rito di passaggio obbligato. In Italia sono ancora decisamente pochi i ragazzi che si imbarcano in questa avventura, ma qualcosa si muove. «Nel libro spiego nel dettaglio come farlo e quali sono le possibili opzioni, perché ci sono organizzazioni che possono aiutare e facilitano la scelta e la parte pratica».

Opzioni che spesso permettono di strutturare un anno “misto”, dove a un periodo di soggiorno in un Paese dalla cultura lontana si aggiunge una esperienza di viaggio, dei mesi di volontariato o qualche stage per capire davvero se quel settore che magari si pensa possa interessa interessa davvero. «Per quel che riguarda il viaggio serve provare qualcosa di diverso che non sia una mera vacanza; meglio una esperienza che ti porterai appresso per tutta la vita, come un lungo cammino, o ancora un periodo dove ti immergi in un’altra cultura, la vivi come i locali e vai a scuola di diversità» aggiunge.
 
Certo, molti genitori e molti insegnanti sono piuttosto contrari a una scelta del genere, in tanti sostengono che sia un anno perso. «E invece il Gap year è fondamentalmente un anno guadagnato, l’opportunità di crearti una tua strada, di capire quel che vuoi, di costruirti una prima esperienza che va oltre i libri, una rete di relazioni e di possibilità che ti permettono davvero di emergere, di essere più dinamici e pronti a cogliere, e a costruirsi le opportunità» aggiunge. Detto questo conta molto lo spirito con cui lo si fa, ovvio. «Basta fare un giro in rete per capire che c’è ovviamente una parte di giovani che prende questa esperienza come uno sballo lungo dodici mesi. Ma se lo si fa con lo spirito giusto, con la volontà di lasciare alle spalle almeno per un po’ le antiche certezze casalinghe, confrontarsi con il mondo e anche con se stessi allora è un guadagno assicurato» spiega. È come fare un anno di master prima ancora di laurearsi: un master di approfondimento interiore e conoscenza degli altri.
 
L’obiezione principale che spesso viene mossa a chi si fa partigiano del Gap Year è che comunque sia un'esperienza per benestanti. «Di certo è una esperienza per la classe media. Ma se pensiamo che molti ragazzi per intono ai 18 anni magari ricevano in regalo una macchina, o che in alcune parte d’Italia per la feste del diciottesimo ormai si spende la metà di un matrimonio, allora capiamo che non è una questione economica, quanto di mentalità». Perché è quella cha fa la differenza. «Bisogna capire che si tratta di un investimento per i propri figli, un investimento più sensato che un appartamentino al mare, perché gli fornisce una occasione unica di dare un indirizzo deciso alla propria vita» aggiunge Portante. E allora c’è poco da aggiungere, che cosa state aspettando? Partite. Il resto si scopre andando.
 
PRESENTAZIONE A MILANO
Venerdì 13 dicembre, ore 18
Libreria Hoepli, via Hoepli 5
Presentazione del volume GAP YEAR - Un anno per crescere
Con l’autore, Andrea Portante D’Alessandro, intervengono Alberto Magnani, giornalista e scrittore, e Assunta Sarlo, giornalista