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Dalle parole di don Ciotti alle immagini delle foreste abbattute, fino alla reazione commovente della comunità che rinasce insieme alla natura

Un cortometraggio per raccontare le Dolomiti dopo la tempesta di ottobre

di 
Fabrizio Milanesi
11 Febbraio 2019
Dona

Tappeti di giganteschi alberi abbattuti, spezzati, stremati dal vento che ha soffiato sulle Dolomiti con raffiche fino a 150 chilometri orari, che trasformavano la pioggia in frustate d’acqua. Le immagini della drammatica tempesta dello scorso autunno sono ancora vivide, nella loro potenza. L’hanno chiamata Vaia, quella tempesta.
Ma tanto virulenta è stata Vaia, così energica e compatta è stata la reazione delle popolazioni che abitano il territorio, cui si è aggiunta la capacità di fare rete e credere in una ripresa possibile e non così lontana.
 
Noi abbiamo dedicato due approfondimenti nelle nostre notizie Che cosa ci insegna la tempesta di ottobre sulle Dolomiti?Dopo la tempesta, le prove di rinascita. Il caso di Arte Sella, in Trentino. Ora siamo felici di poter dare risonanza a un messaggio altrettanto efficace. Si chiama “Come Alberi” ed è un cortometraggio realizzato da Roberto Bristot ed Emanuele Bunetto e prodotto dal Centro Servizio Volontariato di Belluno.
 
“Come Alberi” parte dalla metafora della caduta degli alberi che il vento ha ritorto e spezzato. Le persone che vivono in questi territori sono come gli alberi, vinti dalla forza della natura, ma una volta piegati possono rialzarsi e crescere sotto altre forme. A introdurre le sequenze più toccanti e le testimonianze dei protagonisti sono le parole di Don Luigi Ciotti, uno che il coraggio non ha bisogno di darselo, anzi.
 
Il resto non vale la pena spiegarlo, toglieremmo spazio a Come Alberi. Buona visione.
 
 
 
 

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