In Qatar la stagione delle gare di caccia con il falco è appena cominciata. Da dicembre a fine febbraio, i più freschi dell'anno nella penisola arabica (la temperatura media si aggira attorno ai 25°C), sono i mesi ideali per praticare questo "sport", così popolare nel piccolo emirato delle meraviglie. 
A Doha, nel Souq Waqif, il settore interamente dedicato ai falchi è in grande fermento. Gli scaffali sono ricolmi di finimenti eleganti e pregiati. Gli chaperon – i copricapi in cuoio per mantenere tranquilli i rapaci, quando non stanno cacciando - possono essere di diverse fogge e colori. Il tradizionale chaperon arabo è composto da un unico pezzo di cuoio e lascia completamente scoperto il rostro.
È affascinante aggirarsi fra i negozi del souq e scoprire i segreti di questa tradizione millenaria. In vendita, appollaiati su piccoli trespoli disposti in appositi quadrati, ci sono anche i falchi. Ammirati e coccolati, famosi a volte come rock star, possono valere una fortuna (dai 2mila euro per gli esemplari più comuni ai 10mila euro dei falchi pellegrini, fino a cifre da capogiro per gli esemplari più puri o nati in libertà). “La maggior parte di loro è nata in cattività – mi spiega uno dei venditori – e alcuni dei migliori allevamenti si trovano proprio in Italia, sulle sponde del lago di Como. Gli esemplari catturati in natura sono rari e molto costosi: vengono utilizzati soprattutto come riproduttori per rafforzare il patrimonio genetico degli ibridi”.
[Breve inciso. Catturare in natura un rapace è in moltissimi Stati, tra cui l'Italia, una pratica proibita dalla legge: falchi e affini sono specie protette, di cui rimangono spesso pochi esemplari. Anche in pratiche antiche come la falconeria,  la tutela della biodiversità deve avere sempre la priorità]
Mohammed - che nel 2016 è apparso anche nel film documentario “The Challenge”, del regista italiano Yuri Ancarani – mentre mi parla tiene orgogliosamente sul braccio il suo falcone preferito. Pesa circa una decina di chili ed è una presenza oscura e inquietante, sprofondato nell'oscurità dello chaperon. Quando gli scopre il capo e i loro sguardi si incrociano, è come se liberasse un lampo, uno scintillio di intelligenza selvaggia che incute rispetto e ammirazione. È chiara la loro intesa, che si fonda su lunghe ore di allenamento e amorevoli cure quotidiane.

“Ogni falcone ha la sua personalità e il suo stile di caccia” - mi spiega - “Ci sono esemplari che eseguono soltanto manovre eleganti, altrimenti lasciano la preda. E altri che non mollano il malcapitato piccione, inseguendolo anche sotto le auto parcheggiate. La falconeria un tempo era praticata per procurarsi il cibo. Una collaborazione fra uomo e animale che ha origini antichissime, ma che in Qatar continuiamo a tramettere di generazione in generazione. I padri regalano ai figli il primo falcone già attorno ai tredici anni”.

Riconosciuta Patrimonio immateriale dell'Umanità nel 2016, la falconeria è un bene transnazionale condiviso da diciotto Paesi, dall'Italia alla Mongolia, dalla Repubblica Ceca alla Corea, al Marocco, al Pakistan, agli Emirati e, ovviamente, al Qatar. Il primo manuale ufficiale di falconeria risale a Federico II di Svevia, autore del trattato “De Arte Venandi cum avibus”, probabilmente una traduzione di un antico manoscritto arabo.
La più antica iscrizione con riferimenti alla caccia con i rapaci è stata ritrovata nelle rovine di Ninive a Mosul, in Iraq, ed è datata 750 a. C. In Europa la falconeria ha raggiunto il suo apice di popolarità nel Rinascimento, ma poi è caduta in declino, mentre nella penisola arabica la tradizione è ancora viva e parte della vita quotidiana.
Nel Souq Waqif a Doha c'è una moderna clinica veterinaria interamente dedicata ai falconi e in aereo vi potrebbe accadere di sedere accanto a un falco tranquillamente appollaiato sul braccio del padrone. Sul web gira addirittura una foto che mostra una cabina aerea molto affollata, con decine di falchi in viaggio per partecipare a una competizione internazionale. La compagnia di bandiera Qatar Airways, per esempio, accoglie a bordo fino a un massimo di 6 rapaci in classe economica, mentre non ha nessun limite in business. I falconi viaggiano con il loro passaporto e hanno un posto riservato. Sono gli unici animali ad avere questo privilegio, mentre i cani, anche i nobili Saluki, si devono accontentare di viaggiare in stiva come merci.
Chi visita il Qatar nei mesi invernali ha l'opportunità di assistere a una competizione di falconeria. Una dei festival più famosi e importanti è il Marmi Falcon Festival, che si svolge per tutto il mese di gennaio lungo la spiaggia di Mesaieed vicino a Doha, con gare di bellezza e abilità e premi che superano i 100mila euro. Il settore dedicato ai falconi del Souq Waqif è, invece, accessibile tutto l'anno ed è sicuramente una delle tante meraviglie da non perdere dell'emirato più ricco del mondo.
INFORMAZIONI
- Leggi anche il nostro articolo "Che cosa vedere in Qatar"
- Per informazioni il sito dell'autorità per il turismo è www.visitqatar.qa/it
- La compagnia aerea di bandiera Qatar Airways collega l'Italia con Doha con 3 voli al giorno da Roma e Milano (www.qatarairways.com)
- Marmi Falcon Festival: www.katara.net/en