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Un'esplorazione dei luoghi meno banali dell'Europa, 6mila chilometri lungo in confine orientale dell'Unione

Parole in viaggio. L'attrazione fatale di Rumiz per l'Europa centrale

di 
Tino Mantarro
9 Marzo 2020
Quando viaggiare non è un’opzione praticabile per i motivi che tutti sappiamo ed è giusto fermarsi e stare in casa finché l’onda non sarà passata. E dalla poltrona del salotto, dalla sedia in balcone, dal comodo del proprio divano si può comunque continuare a muoversi con la mente mettendo in pratica quello che i britannici chiamano “armchair travel”, ovvero la lettura di libri di viaggio. Reportage che permettono una innocente evasione in compagnia di chi è partito per saziare la sua curiosità o lo spirito d’avventura ed è tornato per raccontarlo. Racconti di prima mano di mondi lontani e diversi, esperienze ricche di passione, empatia e divertimento spesso in zone periferiche che magari mai visiterete, ma che stuzzicano fantasia e voglia di scoprire. E poi, chi lo sa, non è detto che a emergenza finita, non si decida di partire con un libro sotto braccio per visitare i luoghi di cui si è letto in questi giorni...
 
Ecco la terza tappa.
 
Nessuno riesce a togliere dalla testa di Paolo Rumiz, giornalista profondo e scrittore di viaggio curioso, che l’Europa fosse più Europa un secolo fa, quando sua nonna poteva andare in treno senza problemi da Trieste alla Transilvania. Che erano tutte uno stesso Paese, vero, ma aldilà della casa regnante condividevano anche una cultura ibrida, impregnata di tante cose che si prendevano a prestito dai popoli vicini, perché la regola è sempre stato l'incontro, lo scambio, la contaminazione. Così, mentre festeggiamo la caduta di alcune frontiere politiche, non ci accorgiamo che ne erigiamo subito altre, lunghe e invalicabili in terre dove frontiere non ce ne sono state per decenni.
 
Per esempio lungo il confine orientale dell’Unione, che in Transeuropa Express (Feltrinelli, pag. 232, euro 18) Rumiz ha esplorato da nord a sud, partendo in un giorno di primavera della fin troppo silenziosa Kirkenes, oltre il circolo polare artico, in Norvegia, e passando da Murmansk giù, giù fino ad Odessa, sul mar Nero, e poi in nave verso Istanbul. Ai tempi in cui ha realizzato il suo viaggio le turbolenze di questi mesi in Ucraina non erano neanche immaginabili, ma ciò non toglie che queste terre che attraversa con tutti i mezzi, dal treno al bus, al buon vecchio caro passaggio, costituiscano un mondo tanto affascinante quanto sconosciuto.
 
Che cosa sappiamo noi della Carelia, della Livonia, della Curlandia, della Rutenia, o della Bucovina? Terre dove vivono popolazioni diverse, alle volte divise da frontiere politiche posticce, che oggi separano quello che separato culturalmente non è. Un mondo ricco di testimonianze mai lagnose di un passato da incubo, tra guerre e deportazioni, 
con un avvenire minacciato da mafie ed oligarchi, ma protetto da una ricchezza umana impressionante. La stessa ricchezza che ha colpito Rumiz, uno che quado  è caduta la frontiera alle spalle della mia città, Trieste, sì è sentito orfano.
 
E per questo ha deciso di partire in treno, bus e autostop per vedere con i suoi occhi il limes oriente. «Treno e bus sono il modo migliore per stare viciono alla gente – racconta –.  Se viaggi con un Suv difficilmente incontrerai il popolo, più facile che incontri briganti e rapinatori. Viaggiando così, mescolandoti con il popolo, fai incontri interessanti. Nel mezzo pubblico sono le persone che ti avvicinano, il fatto che tu occidentale scelga un mezzo popolare ti rende immediatamente simpatico. Ti chiedono perché viaggi con noi? Dove vai? Un mezzo di trasporto francescano facilita i rapporti umani». E visto che i turisti non affollanto di certo queste destinazioni allora diventano il luogo giusto per chi è in cerca di quelle qualità antiche dei viaggi: scoperta e incontro. «È a quelle latitudini che il viaggio diventa davvero scoperta e incontro – racconta Rumiz –. Perché le agenzie dimenticano quelle terre dai nomi antichi? Sono luoghi assai meno pericolosi di Mali e Brasile: sono usciti dai circuiti per pigrizia mentale. Questa è la vera Mitteleuropa, non i caffé viennesi, in che senso? Il vero centro d’Europa è lì, tagliato in due da questa frontiera che non separa niente se non logiche di potenza. La civiltà è la stessa da tutti e due i lati: un impasto europeo di mondo slavo, tedesco e giudaico con un pizzico di latinità. Un posto speciale in cui mi sento a casa».
 
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