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Quarant'anni di incontri e viaggi del reporter polacco per raccontare il fascino di un intero continente

Parole in viaggio. L'Africa e gli africani secondo Kapuscinski

di 
Tino Mantarro
9 Marzo 2020
Quando viaggiare non è un’opzione praticabile per i motivi che tutti sappiamo ed è giusto fermarsi e stare in casa finché l’onda non sarà passata. E dalla poltrona del salotto, dalla sedia in balcone, dal comodo del proprio divano si può comunque continuare a muoversi con la mente mettendo in pratica quello che i britannici chiamano “armchair travel”, ovvero la lettura di libri di viaggio. Reportage che permettono una innocente evasione in compagnia di chi è partito per saziare la sua curiosità o lo spirito d’avventura ed è tornato per raccontarlo. Racconti di prima mano di mondi lontani e diversi, esperienze ricche di passione, empatia e divertimento spesso in zone periferiche che magari mai visiterete, ma che stuzzicano fantasia e voglia di scoprire. E poi, chi lo sa, non è detto che a emergenza finita, non si decida di partire con un libro sotto braccio per visitare i luoghi di cui si è letto in questi giorni...

Ecco l'ottava tappa, un grande classico.


Ormai chiunque pubblica tra mille altre liste anche la propria lista dei 10 libri che più l'hanno influenzato. Tra una Divina Commedia e un'Iliade, un libro di Baricco a caso o un immancabile Erri de Luca, i redivivi Promessi Sposi tirati fuori direttamente dall'album dei ricordi scolastici o un La Peste di Camus vista la situazione, ecco che ogni tanto fa capolino nelle liste anche Ebano, di Ryszard Kapuscinski pubblicato oramai nel lontano 1998 da Feltrinelli (oggi si trova in economica sempre per Feltrinelli, pag. 278, 9 €). Certo, dipende chi stila queste liste, vero. però diciamo che tra chi ama leggere di cose di viaggio qualche testo del polacco Kapuscinski, come di Tiziano Terzani, non manca mai. Così a uno vien da chiedersi se sia vero o meno che Ebano sia un libro assolutamente da leggere.

Di certo non si tratta di un reportage di viaggio tradizionale, piuttosto un compendio di storia lungo 40 anni da leggersi come un breviario da portare con sè. Dal 1957, quando per la prima volta Kapuscinski riesce a farsi inviare in Africa dall'agenzia di stampa polacca, fino alle metà degli anni Novanta, quando l'emozione per l'indipendenza era scivolata nella delusione per il fallimento sostanziale dei nuovi stati, schiacciati da miseria e malgoverno, odi tribali e guerra sporche, colpi di stato seriali e altre tragedie assortite. Un compendio di storia contemporanea africana che però ha il pregio di essere narrata sempre e comunque di prima mano. Leggendo i capitoli di Ebano si costruisce un puzzle di storie che va dal Ghana appena indipendente al Rwanda del genocidio, dall'Etiopia del post Menghistu alla Nigeria il giorno di un colpo di stato, da Zanzibar in rivolta all'inferno della Liberia. Ma il suo non è solo il racconto di chi ha seguito i principali avvenimenti di un continente: fosse per quello non finirebbe nelle classifiche dei libri preferiti. Non scherziamo: chi metterebbe un libro di storia tra i più importanti della sua vita?

E allora? Che cos'è che affascina tanto di questo libro? Forse il modo in cui è scritto, anche se a dirla tutta la scrittura non è mai né poetica né evocativa, e neanche musicale, ammesso che il polacco (per giunta tradotto) possa suonare come una lingua musicale. Di nuovo, stessa domanda: e allora cosa affascina tanto di questo libro? Forse l'alchimia sta nel modo in cui Kapuscinski guarda, e vive, la realtà che sta raccontando. Quell'approccio empatico con chi la Storia la subisce sulla sua pelle, quella vicinanza assoluta e partecipe con gli africani che camminano, gli africani che aspettano, gli africani che fuggono. Questo è «un libro che allora non parla dell'Africa, ma di alcune persone che in Africa abitano e ho incontrato» scriveva nell'introduzione il giornalista polacco. Un libro dove l'Africa non è la terra dei safari e delle savane, degli elefanti e dei gorilla, ma una terra di persone con cui Kapuscinski cercava di condividere l'esistenza: disdegnando i grandi alberghi scegliendo piuttosto di vivere nei quartieri qualunque, quelli che sono sconsigliati all'uomo bianco.

E allora quel che affascina tanto in questo libro è presto detto: è un racconto onesto, informato e di prima mano. È il racconto di un uomo che ha interpretato il suo mestiere di cronista scegliendo di andare in giro non per procacciarsi magnifiche avventure, ma per cercare di capire come si sta su queste terra in un posto tanto lontano e diverso. Che poi sia anche un libro di avventure va da sé. Se almeno in parte non lo fosse non sarebbe finito così tanto facilmente anche in questa «classifica».
 
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