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Da Be’er Sheva fino a Eilat, per capire come il deserto non sia tutto uguale. La parte meridionale del Paese è una sorpresa continua

Lo straordinario deserto del Negev, in Israele: itinerario in auto tra canyon, città nabatee e kibbutz

di 
Stefano Brambilla
1 Dicembre 2018
 
Un itinerario on the road in Israele? Perché no? Affittare un'auto all'aeroporto di Tel Aviv è facilissimo, il Paese è piccolo, le infrastrutture ottime e i luoghi da scoprire - tra archeologia, storia, religione, natura - davvero molti. Vi proponiamo due itinerari diversi, questo nel Negev, nel sud; e un altro in Galilea, nel nord
 
 
Se lo Stato non pone fine al deserto, il deserto porrà fine allo Stato. Così diceva il pater patriae Ben-Gurion. Desolato, implacabile Negev. Eppure così bello. Affacciati alla balconata davanti alle tombe della coppia più famosa d’Israele, lo vediamo colorarsi di giallo e di arancio, mentre gli stambecchi fanno capolino tra le rocce e le nuvole si tingono di rosa. Avevano scelto un bel posto, dove vivere in tranquillità e riposare in pace, i coniugi Ben-Gurion. Oddio, si dice che Paula non fosse così contenta di stare isolata in mezzo al Negev, in una frugale casetta oggi monumento nazionale.
 
Ma David no, per lui Sde Boker era il luogo simbolo, quello dove dare l’esempio per il novello Stato di Israele che nel ’48 nasceva proprio dalla sua firma: da deserto di spine doveva diventare giardino di rose, dalla fatica si doveva giungere alla prosperità. Metafora resa visibile dal rigoglioso parchetto attorno alle tombe, dove decine di volatili cinguettano allegri. Intanto il Negev scompare nell’ombra, sornione prima della notte. Lo immaginiamo sorridere. Come se dicesse: tanto non mi avrete mai.
 

Il panorama dalle tombe dei Ben-Gurion, Negev, Israele - foto Stefano Brambilla

UNA GOLA TRA LE ROCCE
Per il turista che in qualche ora arriva da Tel Aviv, il Negev si presenta così. A mano a mano che si procede verso sud, sempre meno case, sempre meno strade, sempre meno campi, sempre meno tutto. E poi questo panorama. Lo spazio che riprende significato. Il tempo che si dilata: qui lo chiamano zaman midbar, il tempo del deserto. Silenzio, pace. Non si andrebbe più via.

Ma il deserto è roccia tutta uguale, si dirà. Errore da matita blu. Le facce che ha il Negev neanche un geologo potrebbe contarle. Per esempio. Sotto le tombe, inizia il parco di En Avdat: una gola di calcare bianco, di quelle dove gli strati di roccia li potrebbe leggere anche un bambino, lo wadi Zin che si inoltra tra acacie e pistacchi fino a una miracolosa sorgente sotto i pioppi (se dovete scegliere solo una passeggiata, optate per questa).
 

Wadi Zin nel En Avdat National Park - foto Stefano Brambilla
 
A qualche chilometro d’auto, invece, uno sperone roccioso: conserva l’acropoli ocra di Avdat, città nabatea dove transitava la Via dell’incenso (c’è anche una pressa per l’uva: strano pensare qui ai vigneti). Bellissimo il panorama dalle rovine, che insieme a quelle di Shivta e Mamshit (non troppo lontano, se vi piace il genere "sito archeologico suggestivo e sperduto") sono Patrimonio dell'Umanità dal 2005. Poco più a sud, poi, il Makthesh Ramon. 
 
Avdat, Negev, Israele - foto Stefano Brambilla

LO SPETTACOLO DEL MAKHTESH
Ora, Israele è piccolo. Pensare che ci stia dentro una cosa così grande come il makhtesh è difficile da capire. A scrutarlo dal belvedere di Mitzpe Ramon, la tranquilla cittadina sul suo bordo, sembra semplicemente sterminato. Pare il cratere di un vulcano estinto, il makhtesh, o il buco lasciato da un gigantesco meteorite. Invece è l’opera lenta dell’acqua di milioni di anni fa che scavò, scavò, scavò in maniera irregolare, quasi circolare ­– fenomeno unico al mondo, esiste solo nel Negev. Bella e potente vertigine: in ampiezza e anche in altezza. Sembra di stare in Arizona, sull’orlo di un canyon. Brividi da alte quote. Molto più sotto, le sagome dei nibbi si stagliano contro le arenarie multicolori e le nere rocce laviche.

Ci sono innumerevoli possibilità per sgranchirsi le gambe, nel makhtesh, anche se d’estate fa davvero un po’ troppo caldo per passeggiare. Noi ci accontentiamo di proseguire sull’orlo del cratere, verso un bizzarro parco di sculture. Il panorama è stupendo, peccato solo che il sentiero sia interrotto dalle lussuose villette di un megahotel. Certo, vedere il tramonto sul makhtesh dalla piscina privata sarà un’esperienza a sette stelle. Però la poesia cede un po’ il passo.
 
Il Makhtesh Ramon, Negev, Israele - foto Ente per il turismo di Israele

I COLORI DELL'ARAVA
Avanti sulla 40, verso sud. Il Negev è ora piatto, ora frastagliato, ora bianco ora beige ora testa di moro. Alla Shizzafon Junction si deve decidere: la 12 che arriva a Eilat è altamente scenografica, con il Red Canyon – largo, anzi stretto, da 1 a 3 metri – a fare da star. Ma se si segue la più banale 90, che sempre a Eil­­at porta, si scoprono due o tre realtà degne di nota, che fanno capire altre facce del Negev (o dell’Arava, come è chiamato questo tratto di deserto che si butta nel Mar Rosso).
 
La prima è verde pisello, quasi fosforescente: sono i campi dei kibbutz Neot-Samadar, Lotan, Yotvata, in pratica il sogno di Ben Gurion fatto realtà, punti interrogativi ed esclamativi nello stesso tempo (“ma dai, gli iris qui in mezzo!” “e l’acqua, dove la trovano, questi?”). Meraviglie di tecnologia e di creatività, vere e proprie oasi nel deserto, a volte quasi miraggi - come le torri e i pinguini (!) scolpiti sulle balaustre di Neot-Samadar, che paiono usciti dalla matita di Dalì.  
 
Il kibbutz Neot-Samadar, Negev, Israele - foto Stefano Brambilla
 
La seconda faccia è nera come i dolci occhi degli struzzi, delle gazzelle e degli asini selvatici di Hai-Bar, il parco dove si fanno riprodurre gli animali del deserto, quelli biblici ormai estinti, per poi reintrodurli nel loro ambiente naturale. E la terza è rossa. Sono le straordinarie rocce di Timna, che paiono scolpite da un designer ante litteram, archi pilastri funghi spirali piramidi, una strada ci passa in mezzo e sembra di vagare in un parco giochi della geologia, tante sono le meraviglie che luccicano al sole del pomeriggio. A proposito di piramidi, ci sono anche le rovine di un tempio, a Timna: è dedicato a Hathor, antica dea egizia. Egizia? Eh, il Nilo è dietro l’angolo. E questo era un ottimo posto dove far scorta di rame.

Poi c’è il blu di Eilat. Ma quella è davvero un’altra storia.     
 
Il parco di Timna, Negev, Israele - foto Ente per il turismo di Israele

INFORMAZIONI
Dormire e mangiare
 
Anche nel deserto le possibilità di pernottamento non mancano, soprattutto grazie ai kibbutz. Per dormire a Sde Boker ci sono tre possibilità: l’ostello della Sde Boker Field School, l’Hamburg House (sdeboker.co.il; nei pressi delle tombe dei Ben Gurion, semplice e accogliente, in posizione spettacolare con vista sul wadi) e la Krivine GuestHouse (http://krivine-guesthouse.com). A Mitzpe Ramon segnaliamo i confortevoli iBex hotel (www.ibexhotel.co.il) e Desert Home (www.baitbamidbar.com), mentre chi è in cerca di una sistemazione più semplice può scegliere l’Alpaca farm, un’idilliaca fattoria con lama e alpaca (www.alpaca.co.il). Alla Shizzafon Junction, tra le strade 12 e 40, si trova il kibbutz Neot Semadar, rinomato per il ristorante con prodotti organici (www.neot-semadar.com). Più a sud, nei pressi di Timna, ospitalità e ristoro al country lodge del kibbutz Ketura (www.keren-kolot.co.il) e nella guesthouse del kibbutz Lotan (www.kibbutzlotan.com). Il lusso di Eilat non è lontano.

Altre info
L’itinerario proposto in queste pagine si sviluppa su 250 chilometri circa; Be’er Sheva dista circa 110 chilometri da Tel Aviv. Tutti i kibbutz (Sde Boker, Neot Semadar, Ketura, Lotan: si vedano i siti web segnalati in precedenza) offrono ai turisti varie tipologie di attività, dalla visita ai centri di ricerca alle escursioni naturalistiche e sportive nel deserto; si consiglia in particolare la visita autoguidata a Neot-Samadar (per ammirare l'edificio surrealista; telefonare all'ingresso) e quella guidata a Lotan (per capire come si sviluppano nuove tecnologie in mezzo al deserto; prenotare telefonicamente). Anche Mitzpe Ramon è un ottimo punto di partenza per chi vuole entrare nel deserto: molte le agenzie che organizzano tour, per esempio Negevland Tours (fuoristrada, mountain bike; www.negevland.co.il). Le tombe dei Ben Gurion, En Avdat, Avdat, Sgivta, Mamshit e Hai-Bar sono gestiti dall’Israel Nature and Parks Authority (prezzi e orari sono sul sito www.parks.org.il, che dedica a ciascuno una scheda dettagliata), mentre il parco di Timna è proprietà privata (anche ristorante all’interno; www.parktimna.co.il). Prima di partire, consigliato il sito www.gonegev.co.il