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“L’arte musicale dei suonatori di corno da caccia dell’equipaggio della Reggia di Venaria” e “L’arte della perla di vetro” sono beni dell'Umanità

L'Italia ha due nuovi patrimoni immateriali Unesco

di 
Fabrizio Milanesi
21 Dicembre 2020
Festeggiamo. È un bel regalo di Natale quello arrivato settimana scorsa da Parigi. L’Italia da oggi può vantare due nuovi patrimoni immateriali dell’Umanità iscritti all’elenco dell’Unesco: sono “L’arte musicale dei suonatori di corno da caccia dell’equipaggio della Reggia di Venaria” e “L’arte della perla di vetro”. La proclamazione dei due nuovi patrimoni è avvenuta nell’ambito della XV Sessione del Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale.
 
Il riconoscimento è ancora più significativo perché il percorso di candidatura è partito dall'Italia e in entrambi i casi ha coinvolto più nazioni. È stato infatti coordinato dal Servizio UNESCO del Segretariato Generale del MIBACT, in collaborazione con le comunità ed i Ministeri della Cultura di Francia, Belgio e Lussemburgo e presentato ufficialmente al Segretariato del Patrimonio Immateriale di Parigi nel marzo 2019. 
 
IL CORNO DA CACCIA SABAUDO
Il corno da caccia della reggia sabauda è un’antica arte che ha origine tra il XVII e il XVIII secolo, simbolo delle battute di caccia delle corti dell’epoca barocca. A ridare lustro e attualità a questa pratica è l’Accademia di Sant’Uberto, che tiene viva la pratica musicale con eventi, concerti e mostre.

Più in generale, il bene immateriale nella lista Unesco coinvolge anche Belgio, Lussemburgo e Francia ed è intitolato "Musical art of horn players, an instrumental technique linked to singing, breath control, vibrato, resonance of place and conviviality", ovvero "L'arte musicale dei suonatori di corno, una tecnica strumentale legata al canto, al controllo del respiro, al vibrato, alla risonanza del luogo e alla convivalità". 
 
 
LA PERLA DI VETRO
L’arte della perla di vetro è invece una pratica veneziana tramandata dalle cosiddette perlere, che da secoli plasmano il fuoco trasformandolo in una opera d’arte preziosa e multicolore. «Nel territorio veneziano, l’arte delle perle di vetro accompagna la nostra vita e, in molte famiglie, c’è una perlera, un perler, un’impiraressa, un molatore o un maestro del vetro» ha raccontato Cristina Bedin, presidente del Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane, dal 2013 impegnata nel lungo percorso per il riconoscimento dell’Unesco. 

Il bene immateriale nella lista Unesco coinvolge in questo caso anche la Francia
 
 
A esultare è anche ovviamente il ministro il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini: “Il riconoscimento dell'Unesco è un nuovo primato che conferma la ricchezza del patrimonio culturale nazionale diffuso e che valorizza l’impegno delle comunità nella valorizzazione di quell’insieme di saperi e tradizioni che le contraddistingue”.
 
INFO E WEB
Scopri di più sui Patrimoni immateriali nella sezione dedicata del sito Unesco Italia.