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A Rovereto nove piani destinati al social housing, un esempio virtuoso di edilizia sostenibile

L’edificio in legno più alto d’Italia sarà in Trentino, con gli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia

di 
Fabrizio Milanesi
29 Ottobre 2020
Ricordate la tempesta “Vaia”?  Tappeti di giganteschi alberi abbattuti, spezzati, stremati dal vento che soffiava con raffiche fino a 150 chilometri orari, trasformando la pioggia in frustate d’acqua. Proprio due anni fa, il 29 ottobre del 2018, una tempesta anomala ha provocato in tutta l’area alpina del Nord Est Italia danni enormi, quantificati in 42.500 ettari di foreste distrutte e oltre 9 milioni di metri cubi di legname abbattuti.
 
Ma se le immagini sono forse scolorite in tempo di pandemia, la volontà di ripresa della comunità non si è fiaccata, anzi. E oggi, nonostante i freni alle attività per l’emergenza sanitaria, quasi la metà di questo legname è stato esboscato e in parte (il 60%) venduto per nuovi utilizzi sul territorio.
 
Un esempio clamoroso di ricostruzione virtuosa arriva dalla provincia di Trento. A Rovereto sta infatti prendendo forma il più grande edificio in legno d'Italia. Si tratta di una struttura alta ben 29 metri, distribuiti in 9 piani, che ospiterà residenze sociali (il cosiddetto social housing) su un terreno prima occupato da una fabbrica di impianti industriali, la Marangoni Meccanica.
 
Il cantiere di Rovereto dove sorgerà l'edificio in legno / foto Pefc
 
Il risultato è da ritenersi un vero e proprio record, ottenuto utilizzando per il 90% solo strutture di legno trentino, proveniente dagli alberi schiantati dalla tempesta Vaia sul territorio della Magnifica Comunità di Fiemme e di Primiero. A realizzare l’opera saranno aziende aderenti alla Filiera Solidale che viene certificata dalla Pefc, l'associazione che promuove una gestione sostenibile delle foreste e spiega nel dettaglio quanto sia vantaggioso per l’ambiente realizzare un’opera di queste dimensioni e con queste caratteristiche.
 
Un bosco rimasto integro in val di Fiemme / Getty Images
 
“Scegliere il legno per la realizzazione dell'edificio ha permesso di ridurre drasticamente l'impronta climatica dell'opera – affermano alla Pefc - il legno infatti è un vero e proprio deposito di carbonio che viene assorbito come CO2 tramite la fotosintesi delle piante: in ogni metro cubo di legname è stoccato il carbonio corrispondente a 0,92 t di CO2”. Un esempio di economia circolare applicato all’edilizia che dovrebbe fare scuola.
 
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