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Scomparsa a 95 anni, ci lascia la sua straordinaria casa-museo di Tuscania, nel Viterbese

L'arte visionaria di Bonaria Manca, la pittrice pastora

di 
Stefano Brambilla
22 Ottobre 2020

Qualche giorno fa, a 95 anni d'età, è scomparsa Bonaria Manca. Una donna come poche altre, a sentire le parole di chi ha avuto il piacere di conoscerla; una donna che ha lasciato dietro di sé un secolo di vita straordinaria, nel senso di fuori dall'ordinario, di eccezionale, di incomparabile.

Qualche cenno biografico è necessario per capire di chi stiamo parlando. Bonaria era nata nel 1925 a Orune, nel Nuorese; famiglia di pastori, nona di tredici figli, mamma Dama di Carità: il destino era quello di essere donna di casa. Ma l'esodo della famiglia sulla terraferma, negli anni Cinquanta - a Tuscania, nella Tuscia viterbese - e le circostanze che ne seguirono la costrinsero a diventare pastora lei stessa: una pastora che non aveva timore di cavalcare a pelo e di guidare le motociclette, tanto per rendere la idea. Poi, negli anni Ottanta, la scoperta della pittura. Lei che aveva sempre ricamato e mai preso in mano un pennello. “Se so ricamare saprò anche dipingere!" si era detta.
 
Bonaria Manca - foto copyright Paola Manca

Un'illuminazione, quella della pittura, che non avrebbe mai abbandonato. Tanto che oggi si contano almeno 1000 dipinti su tela a sua firma, ai quali bisogna aggiungere i ricami, gli arazzi, i mosaici. E poi le pitture murali: perché nel 1996 Bonaria inizia a decorare le pareti della sua casa di Tuscania, chiamata "la Casa dei Simboli", trasformandola in otto anni in quella che oggi potrebbe essere definita come un'incredibile installazione d'arte contemporanea. Scene di vita contadina, il mare, le lavandaie al fiume, processioni religiose, ricordi dell'infanzia sarda, animali, figure al confine tra realtà e fantasia, divinità pagane che si ricollegano alla storia etrusca: c'è di tutto, sui muri della casa, ci sono soprattutto la visione naif e gli occhi fanciulleschi di una donna che ha sempre guardato un po' più in là.
 
Un angolo del salotto nella casa di Bonaria Manca - foto copyright Paola Manca

Vittorio Sgarbi, che l'aveva presa sotto la sua ala, così ha detto in occasione della sua scomparsa: “Dalla Sardegna alla Tuscia l’imperturbabile e fuori dal tempo Bonaria Manca ci ha lasciato, nei dipinti e sulle pareti della sua casa, il sogno di un mondo da lei vissuto e da noi perduto vivendolo per noi e trasferendolo nella pittura. Per questo le saremo per sempre riconoscenti". Parole che vanno di pari passo con quelle dello scrittore e cineasta francese, a lungo direttore dell’Accademia di Francia a Roma, Jean-Marie Drot: “La cosa che mi piace nella opera di Bonaria è il fatto che quasi niente ci viene dalla testa, ma tutto viene dal cuore. Per me la sua è una pittura cosmica. La casa di Bonaria, in una certa maniera è unica forse in tutta Italia. Avere un quadro di Bonaria è come avere un talismano, un portafortuna in un mondo di solitudine, di aprire subito una finestra su un domani, un futuro che sarà pieno di luce!”.

Nel novembre 2015 il Ministero dei Beni Culturali ha dichiarato la casa di Bonaria "di interesse particolarmente importante"; e dunque, fortunatamente, lo Studio d'Artista è stato reso inamovibile dall'appartamento in cui si trova, nell'attesa che possa essere restaurato e valorizzato ulteriormente. Se passate per Tuscania, bellissimo borgo tra l'altro certificato con la Bandiera arancione del Touring, provate a scrivere una mail per visitarla (qui sotto i riferimenti). Entrerete per qualche minuto in uno scrigno di sogno e di luce, dove il mondo esterno perde il suo significato.


INFORMAZIONI
- La Casa museo di Bonaria Manca è sita sulla S.P. Tuscanese al km 19+700, nei pressi di Tuscania (Vt); è visitabile il sabato e la domenica, mattino e pomeriggio, esclusivamente su prenotazione scrivendo all’email: info@bonariamanca.it.
- Maggiori informazioni sull'artista sul sito dedicato www.bonariamanca.it
- Per qualche suggestione ulteriore, ecco il trailer di L’Isola di Bonaria, documentario del 2015 di Jo Lattari per la regia di Luigi Simone.