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Perché ci affascinano così tanto i dedali? Ne parliamo con l'autore del volume edito da Pendragon

Labirinti in Italia: arte, storia e paesaggio nel libro di Ettore Selli

di 
Stefano Brambilla
15 Dicembre 2022
 
Sfogliando "Labirinti italiani" di Ettore Selli, edito da Pendragon, si rimane a bocca aperta. Per vari motivi: perché non si poteva davvero sospettare che i labirinti del Belpaese fossero così tanti e variegati; perché le loro forme e simmetrie, specie quando sono immortalati dall'alto, sono straordinarie; perché si scopre che i labirinti non sono solo verdi e soprattutto che non servono soltanto a far divertire le persone che li attraversano. Anzi: sono ricchissimi di suggestioni artistiche, letterarie, cinematografiche, storiche. Insomma, se già prima di avere in mano questo denso volume di oltre 280 pagine la parola "labirinto" già evocava un certo fascino, dopo la lettura dell'attenta analisi di Ettore Selli il fascino risulta moltiplicato. E viene voglia di partire subito alla scoperta di questi meravigliosi capolavori d'arte e di natura sparsi per tutte le nostre regioni. 
 
Per capirne di più, abbiamo fatto una chiacchierata con l'autore, un giovane ingegnere ambientale bolognese che con Pendragon aveva già pubblicato, nel 2020, "Labirinti vegetali. La guida completa alle architetture verdi dei cinque continenti" e che è diventato in breve tempo uno dei massimi esperti italiani di labirinti.


Labirinto Collezione Gori - Fattoria di Celle (PT) - Foto Aurelio Amendola​

Ettore, da dove nasce quest'amore per i labirinti?
Non lo so spiegare con esattezza, ma direi dalla mia formazione e dalle mie altre passioni. Ho un padre geologo, ho fatto lo scout e mi piace il contatto con la natura, ho studiato al liceo classico e sono un amante dell'archeologia... ecco, i labirinti riuniscono in sé tutti questi temi che mi affascinano molto. Ho iniziato a "collezionarli", cioè a cercarli e a visitarli in giro per il mondo, poi ho cominciato a studiarli e poi... non ne sono più uscito, in tutti i sensi!

Dai labirinti del mondo, l'argomento del tuo primo libro, sei passato a quelli italiani. Come mai?
Il mio primo libro era dedicato ai labirinti di siepe nel mondo, avevo voluto fare una sorta di atlante delle architetture viventi verdi. Poi mi sono accorto che anche dei labirinti italiani si sapeva molto poco. Da lì l'idea di un nuovo libro per far luce non soltanto sui tanti dedali italiani, ma anche sulla storia del labirinto nel nostro Paese, su come è arrivato da noi, su come la sua fortuna si sia evoluta nei secoli. Il labirinto è sempre stato uno specchio dell'uomo e della sua esistenza. E nello stesso tempo una porta aperta su qualcosa di altro, di diverso.


Labirinto del Castello di Donnafugata (RG) - Foto Silvio Rizzo


Labirinto del Castello di San Pelagio (PD) - Foto Fabio Cangianello

Ci fai un breve excursus su fortune e periodi bui del labirinto in Italia?
Già la chiesa cattolica medievale aveva fatto suo il concetto di labirinto come mezzo attraverso il quale l'uomo peccatore cerca di arrivare a Dio. Poi i Medici hanno fatto entrare i labirinti nei giardini nobiliari e da lì è stato tutto un fiorire di dedali nei parchi signorili italiani. Un momento di défaillance è stato quello dell'Ottocento, con la moda del giardino all'inglese: diversamente da quello all'italiana, più razionale e perciò amante del labirinto, quello all'inglese prediligeva la naturalezza, per cui i labirinti non erano di moda. Il ritorno di interesse lo si registra nel Dopoguerra, in particolare dagli anni Sessanta, forse perché diventa anche un simbolo dietro cui si nasconde una certa inquietudine. Oggi è diventato uno strumento per raccontare qualcosa: i labirinti, a differenza di quello che si può credere, sono portatori di tanti messaggi diversi.

Per esempio?
Ci sono labirinti classici, verdi e con spazi angusti, come quello di Villa Barbarigo, nel Padovano, culla dei labirinti italiani. Ma negli ultimi anni sono nati anche altri labirinti: quelli della memoria, per esempio, un modo di riflettere sul messaggio della Shoà, come il Labirinto della Memoria a Tarquinia, nel Lazio. Oppure i labirinti della mente, che affrontano gli aspetti psicologici del dedalo; o ancora, labirinti ludici ma anche profondi e filosofici, come quello del Parco Giardino Sigurtà, in Veneto, denso di difficoltà e creato con grande attenzione, definito da Fischer, uno dei massimi esperti di labirinti, uno dei tre labirinti più belli del mondo. E poi ovviamente labirinti come forme d'arte, come il Parco dell'Arte Vivente, a Torino, che racconta la crisi ambientale del nostro tempo, o il labirinto dedicato a Borges sull'isola di San Giorgio a Venezia. Senza parlare del labirinto più grande d'Italia, quello della Masone, a Fontanellato, fatto costruire da Franco Maria Ricci per attirare i visitatori alla sua collezione d'arte.


Labirinto Borges, Isola di San Giorgio, Venezia - foto Matteo De Fina


Brain Maze, Pergine Valsugana (TN)

È stato difficile rintracciare tutti questi labirinti, visto che non esiste un censimento in proposito?
Più che altro, è stata un'avventura! Ho esplorato mappe, ho passato ore a esplorare immagini satellitari, ho rintracciato proprietari e custodi chiedendo di aprirmi porte e cancelli... Più scavavo, più trovavo. Spesso ho trovato persone appassionate tanto quanto me. A volte sono riuscito a fotografare alcuni labirinti per la prima volta: come quello di Villa Pagani Gaggia, nel Bellunese, una dimora di campagna ottocentesca ispirata a Villa Pisani. Altre volte mi sono incaponito su labirinti scomparsi: come uno segnato su una mappa dei dintorni di Brescia, datata intorno al 1850, l'ho cercato e ricercato ma nulla, è sparito. Mi hanno definito un cacciatore di labirinti... Per tre labirinti nel libro non ho dato le coordinate precise, ma per ritrovarli ho lasciato tre enigmi. 


Labirinto di Villa Pagani Gaggia - foto Alessandro Papa​

Nel libro, che è sia una guida sia un minuzioso censimento, tu parli di un centinaio di labirinti, dedicando a ciascuno una scheda completa, e poi aggiungi anche una sorta di appendice su labirinti stagionali, rustici, di lavanda e in divenire. Che cosa sono?
Sono un altro volto dei labirinti moderni: i labirinti stagionali sono effimeri, sinonimo di voglia di osare, per esempio fatti con i tulipani: non si deve pensare che per forza i labirinti devono avere siepi che fermano lo sguardo! Diventano allora luoghi di meditazione e di pace: quelli rustici sono fatti di vari materiali, tra cui sassi e legno, mentre quelli di lavanda sono davvero fiabeschi, soprattutto quando la pianta è in fiore. In Italia sono diversi, quello più grande è a Bovolenta, in provincia di Padova. Io stesso ho realizzato un labirinto di girasoli in Brianza.


Labirinto di lavanda, Azienda agricola Va Oltre - Bovolenta (PD)


Labirinto di sassi, Stavello, Oasi Zegna (BI) - Foto Bertolazzi

Ma è difficile concepire un labirinto?
Diciamo che ci deve essere uno studio dietro, senza dubbio. Con alcuni ricercatori abbiamo creato una formula matematica per concepire e capire la difficoltà di un labirinto, che dipende non tanto dalla dimensione quanto dallo spessore dei viali e delle siepi e poi dalla presenza dei "vortici multiscelta", che pongono più possibilità a chi cerca l'uscita. Un labirinto di oggi deve trarre in inganno i visitatori ma senza gettare il panico... Adrian Fischer, il più grande progettista vivente di labirinti, mi ha detto che progettare un labirinto è come giocare a scacchi, devi prevedere le mosse di chi hai di fronte - ma anche che bisogna stare larghi con i tempi stimati, perché se i visitatori ne hanno un buon ricordo (e non sono presi dalla paura di non uscire) allora ci ritorneranno. Bisogna anche considerare le specie vegetali più adatte: il bosso è più adatto anche se bisogna stare attenti che non si ammali; ma si possono adattare i labirinti anche all'ecosistema dei luoghi, ci sono bellissimi labirinti di alloro, di faggio, di carpino, di tasso, persino di pitosforo o rosmarino nelle regioni meridionali. 

Per finire, qual è stata la maggiore soddisfazione nello scrivere questo libro?
Quella di entrare in contatto con tantissime persone, di fare rete con tanti esperti e progettisti di labirinti: se ci si riesce a dare una mano è sempre bellissimo. E poi, la bellezza di condividere il piacere della scoperta: se qualcuno leggendo il mio libro partirà alla scoperta dei labirinti italiani sarò un uomo felice!

INFORMAZIONI
"Labirinti italiani" di Ettore Selli, edito da Pendragon
288 pagine, 25 euro
Tutte le immagini pubblicate in questa pagina sono tratte dal volume di Ettore Selli; si ringraziano la casa editrice e gli autori