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L'Hercolaneum Conservation Project, l'autonomia dalla soprintendenza di Pompei, la nuova campagna di scavi e un futuro digitale

La rinascita del Parco archeologico di Ercolano: l'intervista al direttore Francesco Sirano

di 
Fabrizio Milanesi
25 Febbraio 2021
Pompei ed Ercolano continuano a suscitare meraviglia. Nuove scoperte ci restituiscono edifici, sculture, affreschi: testimonianze di vicende quotidiane, fatiche e momenti di piacere che alimentavano la vita sotto il Vesuvio prima della sua devastante eruzione del 79 dopo Cristo. Ma nonostante l’Unesco riconosca dal 1997 universalmente il valore delle due antiche città sotto un unico sito, il Parco Archeologico di Ercolano ha vissuto purtroppo per molti anni di luce riflessa.
 
Almeno fino al 2001, quando il magnate tecnologico David W. Packard ha creato l'«Hercolaneum Conservation Project» con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Il riconoscimento istituzionale di una rinascita turistica di Ercolano è arrivato nel 2016, con la decisione del ministro Franceschini di rendere il sito un museo autonomo finalmente fuori dal cono d’ombra di Pompei, che nel 2015 registrava 2.934.010 ingressi, a fronte delle 352.365 presenze di Ercolano.
 
Come sta oggi Ercolano, a quattro anni dall'indipendenza gestionale e a un anno dall'inizio della pandemia? Lo abbiamo chiesto a Francesco Sirano, dal 2017 direttore del Parco Archeologico.
 
Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano / tutti i diritti riservati
 
Direttore Sirano, qual è lo stato di salute del Parco Archeologico?
“Buono, nonostante il peggioramento delle condizioni dovute all’emergenza Covid. Lo dobbiamo all’impegno degli ultimi anni e molto si lavora per conservare il patrimonio culturale e consentire la più ampia fruizione dell’area archeologica e quindi una conoscenza del sito Unesco, delle sue bellezze ma anche delle sue fragilità.
 
Un supporto alle attività dell’Istituto è stato assicurato dal team dell’Herculaneum Conservation Project (HCP) che opera dal 2001 in un progetto di rafforzamento e programmazione su mandato del Packard Humanities Institute (PHI). Grazie a quest’azione sono state messe in campo efficaci strategie di tutela, operate attraverso cicli di manutenzione programmata, con interventi all’interno di tre macro-categorie (manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro), la cui applicazione ha portato negli ultimi anni alla creazione di un sistema di gestione sostenibile”.
 
Quali sono i siti ad oggi visitabili?
“Sono visitabili tutte le domus e i monumenti  che non necessitano di grandi restauri e il Teatro sotterraneo (riaperto nel 2018), e si continua a lavorare per ampliare l’offerta al pubblico, con la programmazione di interventi che non solo renderanno la visita al Sito più completa, ma apporteranno nuovi ed importanti dati alla conoscenza della città romana.
 
Siamo, inoltre, impegnati per il miglioramento dell’accessibilità ampliata del Parco, uno degli obiettivi primari dell’amministrazione, attraverso la progettazione del piano di eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), che prevede la riorganizzazione dell’accessibilità e dei percorsi di visita dell’intero Parco, compreso il Teatro, l’area degli Scavi Nuovi e la Villa dei Papiri”.
 
Parco Archeologico di Ercolano / foto Getty Images
 
Di fronte al problema di visite regolate secondo l’andamento della pandemia, avete pensato a soluzioni virtuali?
“Sì, all’agibilità degli spazi fisici per tutti, si affianca un altro progetto: il Museo Digitale dell’Antica Herculaneum, fruibile tramite una piattaforma Open Data sviluppata con il Packard Humanities Institute. Consentirà ad appassionati e studiosi di visitare da remoto gli edifici della città antica con i loro apparati decorativi e in associazione al ricco patrimonio mobile dei suoi abitanti: i mobili d’arredo, gli utensili della vita quotidiana, i beni di lusso...".
 
Avete in programma nuove mostre?
"Dopo il successo di “SplendORI. Il lusso degli ornamenti ad Ercolano”, che è diventata un’esposizione permanente nei locali dell’Antiquarium del Parco, durante l’anno in corso speriamo di inaugurare quella attesissima sui legni, e quella altrettanto importante sul cibo e gli usi alimentari”.
 
Come state utilizzando i canali digitali?
"La nostra comunicazione web e social, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, ha conosciuto una vera e propria esplosione: penso, in particolare, alla fortunatissima serie di video del progetto “Lapilli”. Le strategie comunicative saranno breve rafforzate dal progetto di una nuova identità visiva che vuole veicolare i valori identitari del Parco, in connessione con quelli del territorio di riferimento. I numerosi accordi sottoscritti con Enti territoriali, associazioni del terzo settore, scuole, dipartimenti universitari ed istituti di ricerca hanno contributo a creare una solida rete territoriale grazie alla quale l’area vesuviana sta conoscendo un positivo rilancio culturale e socio-economico, purtroppo rallentato dall’emergenza Covid".
 
Parco Archeologico di Ercolano, Fornici / Tutti i diritti riservati
 
Può spiegarci la vostra nuova campagna di scavi?
“Il progetto è volto alla valorizzazione dell’Antica Spiaggia e al ricongiungimento alla visita della celebre Villa dei Papiri. L’intervento, della durata di circa due anni e mezzo, consentirà di riprendere le ricerche lungo l’antica linea di costa della città romana, contestualizzando le straordinarie scoperte che caratterizzarono questo settore dell’area archeologica negli anni ’80 del secolo scorso. Allora furono portati alla luce i quartieri rivolti verso il mare e i fornici per il ricovero delle imbarcazioni, con gli scheletri degli oltre 300 fuggiaschi che qui cercarono riparo dall’eruzione. Gli antropologi dell’Università Federico II di Napoli possono finalmente ricostruirne il DNA, utile per definire i rapporti di parentela e la provenienza geografica dei singoli individui, ottenendo anche informazioni preziose su malattie antiche, e la loro possibile evoluzione in epoca moderna.
 
Oggi il mare, a causa dei fenomeni legati all’eruzione del 79 d.C., non lambisce più la città romana, un tempo direttamente affacciata sul golfo di Napoli, e la sua spiaggia si trova a circa 4 metri al di sotto dell’attuale livello dell’acqua: ciò pone rilevanti problemi di regimazione delle acque, con difficoltà nella conservazione delle strutture. Per risolvere queste difficoltà, gli specialisti dell’Herculaneum Conservation Project, tra il 2007 e il 2010, hanno messo in luce ulteriormente la parte orientale del litorale evidenziando la presenza di numerose testimonianze archeologiche, riferibili sia alle fasi più antiche di vita della città, che alla situazione al momento dell’eruzione. La nuova indagine che stiamo per cominciare consentirà di raggiungere il livello della spiaggia anche nel lato ovest, riportando alla luce l’antico litorale così come doveva presentarsi al momento della catastrofe, dandoci nuove informazioni sulla storia della città e sulle dinamiche della distruzione e del seppellimento”.  
 
Quali saranno gli attori in campo e cosa dobbiamo immaginarci una volta conclusa la campagna?
I lavori saranno seguiti da una team multidisciplinare formato da tecnici del Parco Archeologico di Ercolano, del Ministero dei Beni Culturali e dell’Herculaneum Conservation Project. L’obiettivo è, oltre a quello di acquisire nuovi dati storico-archeologici, di aprire ai visitatori l’antico litorale di Herculaneum, in un percorso inedito che va dai fornici delle barche, dove sono conservati i resti di molte delle vittime dell’eruzione, fino all’area dei c.d. Scavi Nuovi e della Villa dei Papiri, mettendo in connessione finalmente le due aree della città, da sempre separate dalla soprastante Via Mare. Il pubblico potrà passeggiare letteralmente sulla spiaggia e da qui osservare da un’inedita prospettiva il fronte mare della città, allo stesso modo degli antichi ercolanesi”.
 

Parco Archeologico di Ercolano, l'area dell'antica spiaggia / Tutti i diritti riservati
 
Nel settembre del 2016 è avvenuta la separazione dalla Soprintendenza di Pompei. Cosa è cambiato da allora? 
“La creazione di un nuovo Istituto ha prodotto benefici tangibili in quanto essa comporta, oltre alla titolarità di una contabilità autonoma, anche lo snellimento dei processi decisionali, la tempestività delle attività di tutela, conservazione e ricerca, nonché strategie mirate di comunicazione”.
 
Quali sono le caratteristiche specifiche di Ercolano?
“Ercolano è il luogo dove è nata nel 1738 la ricerca archeologica sistematica nel mondo occidentale. L’unico luogo di età romana con edifici conservati in tale quantità sino al terzo piano di altezza. È il solo sito che abbia restituito così tanti reperti organici, tra i quali legno da costruzione utilizzato per i mobili. L’unica biblioteca del mondo antico, la famosa collezione di papiri che da il nome alla Villa, è stata trovata qui.
 
Ercolano è un luogo della cultura troppo importante e con sfide per la conservazione e la fruizione troppo grandi per essere un ufficio periferico della ex Soprintendenza di Pompei. Quindi staccare Ercolano da Pompei è stata una scelta strategica del Ministero di grande rilevanza culturale. Ovviamente noi condividiamo con Pompei lo stesso sito UNESCO e i rapporti sono continui e strettissimi”.
 
Parco Archeologico di Ercolano / foto Getty Images
 
L’autonomia ha sortito effetti positivi sugli afflussi del pubblico?
“I visitatori crescono in modo esponenziale, con un incremento percentuale, dal 2016 al 2019, che sfiora il 30%. È un trend positivo, interrotto purtroppo dalle chiusure determinate dall’emergenza sanitaria, frutto sia dello sviluppo di progetti culturali ed eventi di grande attrattiva. Penso alla mostra “SplendORI” o alle serate estive de “I venerdì di Ercolano” che hanno fatto registrare quasi sempre il sold out. Oppure alla riapertura alla visita di più di venti tra domus e monumenti”.
 
Siete quindi riusciti a uscire dalla “coda” degli itinerari di visita a Pompei…
“Ercolano è sempre più spesso meta di tour programmati, non più quindi fugace appendice di visita a Pompei. A questo proposito, i dati ufficiali forniti dall’Ufficio Turistico del comune di Ercolano rilevano che nel 2019, la permanenza media in città è aumentata di 1.79 giorni, rispetto alle sole 4 ore della rilevazione precedente (2013). La nuova forza attrattiva del Parco si riflette anche nel significativo incremento delle strutture ricettive (da 78 nel 2018 a 121 nel 2019) e nella crescita, nell’area limitrofa al Sito, di attività ricettive, perlopiù di ristorazione”.
 
Cosa distingue una visita ad Ercolano rispetto alla visita a Pompei?
“Pompei ed Ercolano hanno condiviso la stessa tragica sorte e sono indissolubilmente legate nella storia e nell’immaginario collettivo. Tuttavia tra i due centri vesuviani ci sono notevoli differenze. Mentre Pompei è stata sepolta da un’intensa pioggia di cenere e lapilli, Ercolano è stata investita da flussi piroclastici successivi, giunti a temperature altissime (tra 300 e 500 gradi) e con una tale densità fisica da essere privi di ossigeno, sigillando l'intera città sotto una spessa coltre di materiali eruttivi che fecero letteralmente scomparire l’abitato e spostarono la linea di costa di circa 400 metri rispetto all’antico litorale". Questa immane tragedia umana è stata però una fortuna per storici ed archeologi, che hanno potuto studiare reperti che altrimenti non si sarebbero conservati, come i materiali organici (tra cui molti resti di cibo) e il legno. Dopo l’eruzione il legno non è bruciato ma, nella maggior parte dei casi, ha subito un processo di carbonizzazione, che ha fatto sì che ad Ercolano, caso unico al mondo, si siano perfettamente conservati elementi architettonici, porte, tramezzi, finestre, scale, soppalchi, attrezzature per attività domestiche e artigianali; mobilio e complementi d’arredo che stupiscono per la loro modernità.
 
Probabilmente però una delle differenze tra i due siti che salta più all’occhio dei visitatori, anche per l’impatto emotivo che suscita, è la conservazione dei resti umani. Se a Pompei infatti, come è noto, la decomposizione dei corpi ha impresso la loro impronta nella cenere permettendo agli archeologi di realizzare dei fedeli calchi delle vittime, ad Ercolano i flussi piroclastici fecero letteralmente evaporare i tessuti molli e nel fango vulcanico si sono conservati gli scheletri degli sfortunati abitanti, dal cui studio si possono recuperare interessantissime notizie su stili di vita, patologie, regimi alimentari. È recentissima la scoperta, di incredibile valore per la conoscenza sul corpo umano e per la ricostruzione degli eventi che portarono alla distruzione dell’area vesuviana nel I sec. d.C., di tessuto cerebrale vetrificato, con la preservazione integrale di strutture neuronali, nei resti umani appartenenti ad una delle vittime ercolanesi dell’eruzione del 79 d.C.: il custode del Collegio degli Augustali, che forse dormiva quando l'onda di calore lo avvolse disteso nel letto, dove il suo scheletro è stato rinvenuto”.
 
Parco Archeologico di Ercolano / foto Getty Images
 
Quali sono i motivi per cui consiglia a un turista che voglia visitare Pompei, di andare anche ad Ercolano? 
“Conoscere entrambe le città porta il turista ad avere una visione più ampia e completa della vita che si conduceva ai piedi del Vesuvio nel I sec. d.C.: Pompei era una città estremamente dinamica, a vocazione commerciale, dove esistevano ampi mercati e circolavano uomini e merci provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo. La più piccola e tranquilla Ercolano era principalmente una cittadina residenziale, affacciata sullo splendido golfo di Napoli, spesso scelta come luogo di villeggiatura dall’aristocrazia romana che su questa costa costruì splendide ville marittime, come la celebre Villa dei Papiri. Ecco, se dovessi sintetizzare io credo che Ercolano sia una visita a dimensione d’uomo, ritmi tranquilli, luce incredibile, vista sul Golfo di Napoli e sul Vesuvio. Qui si condivide la stessa magia per la quale gli antichi romani l’avevano scelta come luogo di elezione per abitare, svolgere le proprie attività economiche, ma anche dedicarsi alla filosofia, come dimostra la Villa dei Papiri sede di quello che oggi chiameremmo centro di ricerca”.
 
Parco Archeologico di Ercolano / foto Getty Images
 
Quale percorso di visita consiglierebbe a un nuovo visitatore?
“Ci sono Domus bellissime, alcune delle quali per ricchezza e pregio degli apparati decorativi, meriterebbero da sole il viaggio, penso ad esempio alla Casa dei Cervi o alla Casa del Bicentenario, da poco restituita alla fruizione dopo un lungo lavoro di restauro ed oggetto, tra le altre cose, di innovativi progetti sperimentali condotti con istituti internazionali, come il Getty Institute. Ben sei domus si preparano ad accurati interventi di restauro; tra queste merita di essere citata la Casa dell’Atrio a Mosaico, la più grande di tutta la città. Il tour, oltre che dalla visita alle aree espositive (Antiquarium e Padiglione della Barca), può essere arricchito e completato dalla discesa al Teatro sotterraneo, il primo monumento dell’antica città ad essere individuato ed il primo ad essere organizzato, già intorno al 1750. Ercolano infatti, forse più che altri luoghi, è anche la storia dei suoi scavi, delle tecniche e dell’ingegno degli uomini che la riportarono faticosamente alla luce, gettando i primi passi nell’elaborazione della scienza archeologica così come oggi la conosciamo".
 
E per un detour, una volta usciti dal sito archeologico?
“Ercolano dista soli dieci minuti di treno da Napoli. È incuneata nella città moderna dove ci sono il famoso mercato dell’usato di Pugliano, il MAV, Villa Campolieto e le altre dimore del Miglio d’Oro; a poche centinaia di metri ci sono la Reggia di Portici (luogo dove i soci Volontari Touring accolgono i visitatori nell'ambito dell'iniziativa Aperti per Voi, ndr) e il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa. Ercolano è anche il miglior punto di partenza per visitare il Vesuvio”.
                                                                                                                                
Parco Archeologico di Ercolano / foto Getty Images
 
Quale riscontri avete ricevuto dal vostro allestimento museale multimediale e ci sono delle novità che riguardano le modalità di visita?
“Una delle prime azioni compiute dal Parco è stata quella di aprire al pubblico l’Antiquarium che, realizzato nel 1978, non era mai stato aperto alla visita. Il Parco di Ercolano ha oggi un’offerta culturale che integra il sito archeologico con la visita di due spazi espositivi. Inoltre, la mostra SplendOri è diventata permanente.
 
Il Parco ha però l’ambizione di realizzare un nuovo museo e a tal fine sta portando avanti con il Packard Humanities Institute un dialogo e delle ricerche museografiche che spero possano presto concretizzarsi in un nuovo progetto. Nel frattempo abbiamo programmato delle esposizioni che mettono in rilievo le peculiarità del sito di Ercolano rispetto a tutti gli altri. La prima è stata SplendOri, la seconda sarà sui legni e i mobili, la terza sul cibo e la tavola degli antichi romani.
 
Il Parco sperimenta però visioni innovative sul dove e come esporre questi straordinari materiali archeologici. Ad esempio, la mostra sui legni la realizzeremo nella Reggia di Portici, già sede dell’Herculanense Museum primo nucleo borbonico del futuro Museo Archeologico Nazionale di Napoli”.
 

Il Golfo di Napoli / foto Getty Images
 
Per concludere, torniamo all’emergenza pandemica. Come state reagendo?
“L’emergenza pandemica ha posto in Parco di fronte ad una sfida notevole, caratterizzata da perdite importanti, basti pensare che nel 2019 i visitatori avevano sfiorato le 600.000 unità, mentre in questo sfortunato 2020 gli ingressi sono stati solo 98.000. Ciò ha comportato una dolorosa cesura nel rapporto con il pubblico mai verificatasi prima, neppure durante le devastazioni della seconda guerra mondiale. Oggi il Parco è visitabile in condizioni di totale sicurezza, senza che sia venuta meno l’offerta culturale. I visitatori, che accedono secondo ingressi contingentati prenotando la propria visita on line, possono muoversi liberamente all’interno degli spazi espositivi e della città romana, seguendo un percorso circolare. È possibile, inoltre, accedere a tutti i servizi (bookshop, visite guidate, guardaroba, area ristoro...), tra cui la possibilità di scaricare sul proprio smartphone una nuova app 3D, che consente ai visitatori di usufruire, in totale autonomia, dell’audiotour ufficiale del Parco in diverse lingue, con percorsi differenziati per adulti e bambini".
 
Avete in qualche modo approfittato delle chiusure imposte per approfondire qualche tema specifico? 
"Posso dire orgogliosamente che il Parco è stato tra i primi in Italia ad ideare, fin dalla prima ondata di Covid-19, una strategia di contenuti culturali fruibili sui social (basti pensare che il primo video è stato pubblicato a soli tre giorni dalla prima chiusura, decretata l’8 marzo 2020). Sono stati elaborati, a cura dello staff tecnico-scientifico del Parco, format digitali originali. Penso in particolare al progetto “Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano”, costituito da pillole video concepite come viaggi virtuali alla scoperta della città antica, attraverso il racconto, pubblicato con cadenza settimanale, di indiscrezioni, dettagli, curiosità e approfondimenti storici. A sito aperto, il progetto è stato riformulato con la serie “Lapilli sotto la cenere” che, dedicata a quelle realtà che non si possono ancora visitare fisicamente, è finalizzata a completare l’esperienza culturale e a costituire un’integrazione alla visita.
 
In generale, oltre che per esplorare nuove possibilità di crescita attraverso il web, l’esperienza del Covid è stata colta come un’occasione per migliorare l’area archeologica e lavorare alla predisposizione di importanti progettazioni. Il Parco gode di ottima salute e dopo un difficile 2020 si prepara ad un 2021 ricco di progetti, di novità e di possibili scoperte”.
 
INFORMAZIONI
Per contatti, novità e modalità di visita vai al sito ercolano.beniculturali.it.