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Dopo 7 anni è entrato in funzione il galleggiante olandese per ridurre il Pacific Garbage Patch

La guerra all’isola di plastica nel Pacifico è iniziata, la macchina di Ocean Cleanup funziona davvero

di 
Fabrizio Milanesi
4 Ottobre 2019

Non tutti ancora sanno che nel mezzo dell’Oceano pacifico esiste un'enorme isola di plastica che dagli anni '80 si è ingrossata tanto da raggiungere dimensioni che variano tra i 700mila chilometri quadrati e i 10 milioni di chilometri quadrati. Si chiama Pacific Garbage Patch e non è Lochness, anzi è un mostro creato dalla nostra incuria di cui sappiamo anche la posizione, ovvero tra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord.

Oggi è arrivata la notizia che la macchina cattura rifiuti funziona davvero. Una notizia che si attendeva da molto, quasi sette anni, quando l’olandese Boyan Slat, allora diciannovenne, diceva che si poteva fare una macchina per raccogliere la plastica che infesta ovviamente non solo il Pacifico, ma tutti i mari del mondo. È lo stesso Slat che il 2 ottobre ha spiegato che la lunga barriera galleggiante ha trattenuto i rifiuti della Great Pacific Garbage Patch, l’isola di plastica.

Il macchinario si chiama System 001/B e può intercettare detriti plastici di ogni tipo e dimensione: microplastiche e rifiuti voluminosi. A svilupparla sono stati gli ingegneri di una Ong olandese, la Ocean Cleanup, sviluppando un sistema autonomo che utilizza le correnti, il moto ondoso e il vento per concentrare la plastica e permetterne la raccolta delle navi di supporto, che una volta a terra la spediranno alle operazioni di riciclo..
 
Scopri come funziona la macchina di Ocean Cleanup / video OceanCleanup

In verità, del Pacific Trash Vortex conosciamo molto di più. Sappiamo che pesa 21.290 tonnellate, una quantità di spazzatura che può essere eguagliata solamente da 132 Boeing 747 oppure di 120 balenottere azzurre. A calcolarlo è stata la SEA Education Association, in Massachussetts. La ricerca ha coinvolto finora 1.700 studenti ed è stata pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology.

Ma il dato forse più incoraggiante è che ci sono voluti un diciannovenne come Boyan Slat, una sedicenne come Greta Thunberg e uno stuolo di studenti appassionati per dare concretezza a questa sporchissima faccenda. Come a dire... se al nostro futuro non pensate voi, grandi, adulti e persino ricchi e potenti, ci pensiamo noi, da soli, e lasciateci fare per favore!