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Il parco nazionale presenta il progetto "Allevatori della Montagna Madre"

La grande sfida dei pastori della Majella, custodi della "Montagna Madre"

di 
Stefano Brambilla
25 Febbraio 2020
 
La montagna italiana è terra di molte sfide, oggigiorno. Come ci hanno raccontato (e ci racconteranno ancora presto) i ragazzi di Va' Sentiero, sono temi più che mai attuali lo spopolamento delle valli di Alpi e Appennini, il mantenimento delle attività tradizionali, il rapporto spesso conflittuale tra chi decide di rimanere e il ritorno della fauna selvatica. Argomenti importanti, vista la grande percentuale di territorio che la montagna occupa nel nostro Paese. E argomenti di cui ci piace parlare, proponendo esperienze da cui prendere esempio.
 
Uno di questi arriva dal parco nazionale della Majella, splendida area protetta in Abruzzo, prima area wilderness certificata in Italia. Un parco dove da sempre vivono lupi e orsi, dove il camoscio appenninico si arrampica sulle rocce, dove l'uomo ha ancora un profondo rapporto con la terra. In particolar luogo per quanto riguarda l'allevamento degli ovini: la Majella è la montagna della transumanza, ma anche della piccola pastorizia stanziale che per secoli ha abitato e plasmato le vallate.


foto parcomajella.it

Un'attività indispensabile per il corretto equilibrio dell'area protetta. "Negli ultimi venti anni abbiamo pian piano sperimentato azioni e iniziative, insieme agli allevatori stessi, cercando di individuare un percorso, faticoso ma affascinante, di valorizzazione della zootecnia in chiave sostenibile e nel rispetto del sapere dei padri" raccontano dal parco. "Così, dalle misure di coesistenza con i grandi predatori, lupo e orso, si è passati, man mano, a un rapporto sempre più collaborativo, ove possibile, fatto di interventi nati ed attuati sui territori del parco e a beneficio delle aziende zootecniche che vivono del rapporto insostituibile con i pascoli della Majella". Varie le iniziative messe in opera fin dal 2001 per sostenere l'allevamento sulla Majella, dunque. In primo luogo, per quanto riguarda le predazioni subite da lupi e orsi: il parco ha nel tempo standardizzato le procedure di indennizzo dei capi predati e studiato misure di prevenzione insieme agli allevatori (come la diffusione dei cani da pastore). Ma sono stati importanti anche gli incentivi per i trattamenti sanitari profilattici e l'assistenza gratuita in caso di particolari difficoltà di carattere gestionale. Fino ad arrivare all'acquisto dei capi a fine carriera non altrimenti venduti (per l’alimentazione dei lupi in area faunistica) e l’avvio del programma di “restituzione della pecora” predata, primo tentativo in Europa di andare oltre l’indennizzo economico dei danni (progetto "Il Lupo riporta la pecora").


foto parcomajella.it

Venerdì 21 febbraio un nuovo passo. È stato infatti presentato a Sulmona un nuovo programma, chiamato “Allevatori della Montagna Madre”, nato con l'obiettivo di raccogliere e sviluppare tutte le iniziative in favore della zootecnia sostenibile del parco. "Una nuova prospettiva e una nuova fase collaborativa, che nasce dalla consapevolezza che gli allevatori del Parco sono non solo attori fondamentali nel concepire un reale e consapevole livello di tutela dei territori, ma che sono gli unici concreti custodi del patrimonio naturale rappresentato dai pascoli della Majella" raccontano dal parco. Per capirne di più, basta vedere il breve documentario qui sotto, che ha come sottotitolo "Un'alleanza nuova per la custodia della Majella". Vi verrà voglia di visitare le splendide montagne della Majella. E assaggiare qualcuno di quei fantastici prodotti preparati dai "custodi del parco". 
 

E per approfondire, il sito del parco nazionale della Majella: www.parcomajella.it