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Valentina Parisi racconta l’exclave russa sul Baltico, tra ricordi famigliare e storia del Novecento

Kaliningrad, mappa di una città bifronte

di 
Tino Mantarro
19 Marzo 2020
Quando viaggiare non è un’opzione praticabile per i motivi che tutti sappiamo ed è giusto fermarsi e stare in casa finché l’onda non sarà passata. E dalla poltrona del salotto, dalla sedia in balcone, dal comodo del proprio divano si può comunque continuare a muoversi con la mente mettendo in pratica quello che i britannici chiamano “armchair travel”, ovvero la lettura di libri di viaggio. Reportage che permettono una innocente evasione in compagnia di chi è partito per saziare la sua curiosità o lo spirito d’avventura ed è tornato per raccontarlo. Racconti di prima mano di mondi lontani e diversi, esperienze ricche di passione, empatia e divertimento spesso in zone periferiche che magari mai visiterete, ma che stuzzicano fantasia e voglia di scoprire. E poi, chi lo sa, non è detto che a emergenza finita, non si decida di partire con un libro sotto braccio per visitare i luoghi di cui si è letto in questi giorni... 
Ecco la dodicesima tappa.
 
Kaliningrad ha sempre il sapore del vitello tonnato, almeno per Valentina Parisi. Il vitello che nonna Teresina preparava ogni Natale e al nonno scatenava – come una madleine al contrario – il ricordo di quando non andava così. Di quando non c’era tanta abbondanza, di quando militare venne internato in un campo di prigionia sul Baltico, a Königsberg. E invece del vitel tonnè c’era una sbobba disgustosa che davano i tedeschi, e allora nelle notti senza luna andavano di nascosto a cercare le patate nei campi.
 
 
Perché ai tempi Kaliningrad, oggi exclave russa chiusa tra la Lituania e la Polonia si chiamava ancora Königsberg, alla tedesca. Nome che riaffiora – quando riaffiora – dai ricordi liceali: Königsberg, la città dove nacque Kant. Che poi, a ben vedere, probabilmente è tutto quel che onestamente sappiamo di questa antica città commerciale affacciata sulle basse acque del Baltico. Negli anni della Guerra Fredda avamposto sovietico proteso verso l’Occidente dalla sua posizione privilegiata, al termine della penisola di Curlandia. Qui infatti c’era una base missilistica ultrasegreta e dunque offlimits per i normali cittadini. E una volta caduta l’Urss la città è diventata un vero porto delle nebbie, luogo di malaffari di ogni sorta, isole Cayman in salsa exsovietica. Comunquetedesca nella memoria antica, russa nei fatti e nelle cose: in definitiva un luogo pieno di storie a limiti che varrebbe la pena raccontare. Come quella delle sigarette Jin Ling prodotte legante per il mercanto interno dalla Manifattura Baltica Tabacchi: una replica delle Camel con un muflone sul pacchetto giallo e destinata al contrabbando internazionale.
 
  E una storia legata a Kaliningrad la racconta Valentina Parisi in Una mappa per Kaliningrad, pubblicato da Exòrma nella collana Scritti Traversi (pag. 256, 15,90 €). E lo fa un gran bene, con una bella scrittura che è un piacere leggere e con una costruzione narrativa che ricorda quella di Sebald, e non solo per via delle fotografie d’epoca che fanno capolino tra le pagine. Lo fa oscillando tra la divagazione personale, l’approfondimento storico, l’aneddoto (come la storia dell’ippopotamo Hans sopravvissuto ai bombardamenti del 1945) e le riflessioni. Parisi a Kaliningrad non è andata per cercare la tomba di Kant e vedere se davvero c’è scritta quella frase sulla legge morale e il cielo stellato. Ci va per toccare con mano i ricordi del nonno, che dopo l’8 settembre era tra le migliaia di soldati italiani finiti in un campo di lavoro nazista: nel suo caso nello Stalag 1A di Stablack a pochi chilometri dalla città.
 
 
Ma la storia del nonno è solo una parte di questo racconto ricco di una città che non sarà più bellissima ma ti viene lo stesso voglia di andare a vedere. Perché le paradossalmente Kaliningrad e Königsberg coincidono nello spazio, ma non nel tempo, non essendo storicamente sovrapponibili storia tedesca e storia russa. Semplicemente perché prima di venir conquistata nella Seconda guerra mondiale. Il che la rende una città bifronte; ben più della città dove è nato Kant.
 
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