Quando l’arte esce dai musei per sconfinare nel paesaggio a guadagnarne sono sia le opere che il territorio. È questo il caso della nuova edizione della Biennale Gherdeina che, dal 2008, coinvolge decine di artisti chiamati a elaborare questa relazione preziosa attraverso installazioni, sculture, pitture e performance nell'altoatesina Val Gardena.
“Ci siamo chieste spesso come l’arte possa aiutare il patrimonio naturale, la sua scoperta e la tutela”, spiega una delle due curatrici, Lucia Pietroiusti che, insieme a Filipa Ramos, ha selezionato i 24 gruppi di artisti presenti. “La scelta del titolo della Biennale, Persones Persons segue due linee. Da una parte prende in considerazione le forme di personalità, giuridiche e non, della natura e del paesaggio, chiedendosi in che modo le espressioni artistiche possano contribuire al riconoscimento dei diritti della Terra e alla riduzione delle barriere. L’altra si occupa delle memorie antiche e future dei percorsi delle persone, degli animali, delle piante e dei materiali come per esempio accade con la transumanza”, prosegue. 
 

Le opere della Biennale Gherdeina sono sparse nel centro di Ortisei e non solo
Diversi gli spazi espositivi scelti. A cominciare dalla Sala Trenker di Ortisei che ospita il primo nucleo di opere tra le quali spiccano le due opere di Jimmie Durham, artista americano scomparso lo scorso anno, i delicati dipinti di Britta Marakatt-Labba, e il curioso quilt del greco Angelo Plessas.
 
L'allestimento della Sala Trenker a Ortisei per la Biennale Gherdeina​
Uscendo dalla sala, altre opere si scoprono passeggiando nel centro della cittadina all’ombra delle Dolomiti, patrimonio Unesco dell’Umanità. Fino all’Hotel Ladinia, chiuso da anni e trasformato anch’esso in spazio espositivo imprevisto, originale e molto affascinante. Tra video, installazioni e opere in vetrina, si scoprono le riflessioni e anche le collaborazioni tra gli artisti e gli artigiani, i falegnami, persino gli ornitologi e i naturalisti della zona. “Abbiamo cercato di produrre molte opere in loco, perché la tradizione alpina è da preservare, ma allo stesso tempo è in grado di raccontare e creare relazioni”, conferma Pietroiusti.
 
The Hand of the Noosphere (Euphoria) di Angelo Plessas all'Hotel Lavinia di Ortisei
L’esplorazione del territorio prosegue poi in Vallunga dove ci si può ritirare per un attimo all’interno del fiore di cemento realizzato dall’argentino Eduardo Navarro, oppure lasciarsi rapire dal racconto di Barbara Gamper che invita a una riconnessione con l’ambiente, la sua storia e la natura.
 
Eduardo Navarro ha realizzato un fiore di cemento in Vallunga
Ed è un’immersione nella storia locale anche la scoperta del Castel Gardena, per la prima volta aperto al pubblico (è una proprietà privata) in occasione della Biennale. Le opere, in questo caso, sono allestite in uno dei cortili interni, ma anche nel giardino, compreso un curioso orto lunare.
 
Castel Gardena è una delle sedi espositive di Biennale Gherdeina
Diverso l’approccio scelto dall’artista Alex Cecchetti che a una fruizione dell’arte passiva, propone al contrario un percorso attivo e non solo metaforico. Il suo progetto Sentiero è basato sul camminare e forse non c’è contesto migliore della Val Gardena in estate per questo. Insieme alle guide da lui formate, si scoprono così i segreti, le poesie, i suoni del bosco per arrivare poi a elaborarli personalmente all’interno di una yurta. Un viaggio immersivo nel territorio ma anche nelle proprie sensibilità.
L'artista Alex Cechetti nella yurta alla fine del Sentiero
Le opere e le esperienze di visita sono allestite fino al 25 settembre e non manca un fitto calendario di eventi e visite guidate per comprenderle al meglio e scoprire la Val Gardena da un altro punto di vista.
 
Sister di Chiara Camoni a Castel Gardena
INFORMAZIONI
Info e prenotazioni (in inglese, tedesco e ladino) dei tour e del Sentiero sul sito: biennalegherdeina.it