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In val di Pejo si vuole rispondere anche al ritrovamento sul ghiacciaio dei Forni di microplastiche (portate dagli sciatori)

In Trentino nasce il primo comprensorio plastic-free d’Europa

di 
Fabrizio Milanesi
21 Gennaio 2020
Una montagna di plastica. Fino a poco tempo fa era un modo come un altro per lamentarci degli imballi che troppo spesso avvoltolano oggetti e beni di ogni tipo, ingolfano i nostri appartamenti e straripano dai cassonetti.

Lo scorso aprile la metafora si è tramutata in realtà. Tutto è cambiato quando l'università degli Studi di Milano ha rinvenuto poliestere, poliammide, polietilene e polipropilene nell'ordine di 75 particelle di plastica per ogni chilo di sedimento nel Ghiacciaio dei Forni, nel settore lombardo del parco nazionale dello Stelvio. E così, quelle microplastiche che ammorbano mari e coste del mediterraneo avevano raggiunto uno dei nostri ghiacciai, che rischiano di soccombere tra idrocarburi e bolle di calore.
 

In uno scenario tanto buio, qualcuno una luce l'ha voluta accendere. Il segnale che si può cambiare direzione arriva dal Trentino. Sulle cime della val di Pejo, trasversale della Val di Sole e a poca distanza dal Ghiacciaio dei Forni, si sta creando il primo impianto sciistico d’Europa senza nemmeno una fibra di plastica.
 
Se la prima sensazione è “wow”, un’analisi più a freddo potrebbe vedere la cosa come un’implicita ammissione di colpa. Come a dire… con gli impianti abbiamo portato lì i nostri rifiuti, ora vogliamo porre rimedio. Secondo gli scienziati dell’Università di Milano, l’accumulo delle microplastiche sul ghiacciaio, che fa parte del Parco Nazionale dello Stelvio, è causato in buona parte dalle attrezzature e dall’abbigliamento degli sciatori. «Se i prodotti in plastica raggiungono le montagne, rimarranno lì per un lungo periodo di tempo, anche decenni, e poi si trasformeranno in danni ambientali e sanitari. Entreranno anche nella catena alimentare», ha raccontato al The Guardian il glaciologo Christian Casarotto.
 

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Un rilevamento sul ghiacciaio dei Forni / foto lastatalenews.it

A muoversi per primi sono stati i vertici dell’azienda per il Turismo della Val di Sole, che hanno coinvolto istituzioni e operatori locali. Tutto ruoterà intorno a Pejo 3000, funivia e impianti che dal 2011 permettono di iniziare le discese da 3000 metri di quota in direzione della Pista Val della Mite.

La conversione ecologica è partita da inizio dicembre 2019, con l’installazione di un piccolo resort interamente plastic free. Nel corso della stagione sciistica nei rifugi del comprensorio i clienti non troveranno quindi più acqua e bibite in plastica, né stoviglie monouso né cannucce, ne bustine di maionese e ketchup. Nella ski area verranno introdotti dei pannelli informativi che descriveranno il progetto Pejo Plastic Free e sensibilizzeranno gli sciatori per limitare l’uso di plastica a partire dai packaging e bottiglie di plastica e per invitare a riportare a valle i rifiuti.
 

In una lettera d’intenti siglata dai vari attori sul territorio si legge che a tendere verranno sostituiti i gatti delle nevi a gasolio con nuovi mezzi ibridi, rendendo ancora meno impattante un comprensorio che lo scorso inverno ha contato 137mila sciatori a cui conviene ripensare le proprie abitudini, se non vorranno vedere sciare i propri nipoti su una montagna di plastica.